Citroen tenta di fare...il poker. La Casa francese presenta la nuova C4 tra le sette finaliste del premio Auto dell'Anno 2021 (clicca qui per scoprire tutte le vetture che si contenderanno il premio).Una vettura che ha già stupito per il suo modo di reinterpretare le forme storiche del Double Chervorn, abbandonando gli stilemi tipici delle segmento C in favore di linee sportiveggianti quasi da CUV, capaci di attrarre maggiormente la clientela. Un crossover completo di ogni comfort e accessorio. E se si va a scorrere l'albo d'oro per scoprire i modelli Citroen che hanno già vinto il titolo, si evince come l'innovazione e la comodità siano state le armi per trionfare anche in passato.

CITROEN GS: CAR OF THE YEAR 1971

Sì, perché il desiderio di Citroen di interrompere con i soliti schemi si vede già a inizio anni '70. Si entra in una nuova fase creativa, e il Marchio di Rueil-Malmaison sperimenta con la sua nuova berlina GS una carrozzeria innovativa per il segmento delle berline, con un profilo appuntito, soprattutto nel frontale, e una coda rialzata in modo da suggerire un aspetto più dinamico del solito.

Ben progettata anche all'interno, GS propone un abitacolo dove la parola d'ordine sembra essere "praticità". Tutto è pensato in maniera razionale ed intuitiva per il guidatore e gli altri quattro passeggeri che possono entrare comodamente. Due chicche: il tachimetro (a tamburo rotante) che indica anche gli spazi di frenata e il volante a una razza che colpisce l'occhio.

Probabilmente l'unica "pecca" è il fatto che la versione base non è molto potente: monta infatti un quattro cilindri da 1015cc raffreddato ad aria (altra novità nel panorama meccanico di allora) da 55-56 cv. Ma altre soluzioni, come ad esempio le sospensioni idropneumatiche in tre differenti livelli di regolazione, fanno impallidire la concorrenza.

Citroen GS conquista così il premio di Car of the Year 1971. Rimane in produzione fino al 1986, con quasi 2 milioni e mezzo di esemplari realizzati, anche se molti declinati nelle versioni Break e con carrozzeria van.

CITROEN CX: CAR OF THE YEAR 1975

Quattro anni dopo si fa il bis. Con una macchina che, a una prima occhiata, sembra la copia della GS, almeno esternamente. Troppo sbrigativa, come chiave di lettura. Perché Citroen CX è molto di più. Sempre una berlina, certo, ma con una connotazione più chiara e definita rispetto alla "tradizionale" GS.

Avete fatto caso al nome? CX non è altro che un riferimento al coefficiente di penetrazione aerodinamica, che molto spesso leggiamo quando si parla di super e hypercar. Quello della CX è, nel 1974 - anno in cui entra in produzione - di 0,34: per l'epoca e per la categoria della vettura, un'enormità.

Questo perché CX viene progettata con focus proprio sull'aerodinamica. É una 2 volumi, quattro porte, senza portellone posteriore. La scocca è portante, il motore quattro cilindri 2 litri da 102 cv è posizionato trasversalmente, abbinato alla  trazione anteriore gestita anche dal cambio manuale a quattro marce. Dalla Citroen DS, storica ammiraglia del Marchio di cui CX rappresenta l'erede, arrivano le sospensioni idropneumatiche ad altezza fissa.

Si tratta di una macchina lunga quasi 5 metri e abitabile da cinque passeggeri, con una visibilità ampia garantita dalle grandi vetrature, sia nella parte anteriore che nel lunotto concavo. Curiosità: le ruote posteriori, a differenza di quelle davanti, sono parzialmente coperte.

Insomma, bella, prestazionale, per la famiglia e sicura. Nel 1975 l'Auto dell'Anno è Citroen CX. La sua storia di successo termina dopo quasi 1 milione e 170mila unità prodotte (tra cui la sportiva GTi e la lussuosa Prestige), nel 1991: l'anno in cui la sua erede è già sulla bocca di tutti gli appassionati delle quattro ruote.

CITROEN XM: CAR OF THE YEAR 1990

Perché già nel 1989 la nuova ammiraglia parigina è diventata Citroen XM. Erede della CX, le sue origini sono avvolte quasi nel mito. Perché il progetto è della Bertone, con Nuccio che si ispirò nel design della vettura ad uno schizzo su un tovagliolo di carta che lo storico designer transalpino Marc Deschamps realizzò su un volo diretto a Parigi. Un tovagliolo divenuto col passare degli anni talmente importante da essere custodito, oggi, all'interno del mnuseo Conservatoire Citroen.

Esternamente, XM mostra linee molto affilate, quasi da coupé, staccandosi leggermente dalla tradizione. Ma le vere innovazione che porta nel mondo automotive sono due. La prima è che è la prima berlina Citroen della storia ad avere il portellone posteriore, quindi con il vano bagagli direttamente integrato all'abitacolo (a cui si accede appunto tramite il portellone), abbinato anche al cosiddetto "13° vetro": in pratica, un ulteriore lunotto, oltre al primo, che isola i passeggeri dalle temperature esterne, siano esse elevate in estate o fredde in inverno.

La seconda innovazione riguarda le sospensioni idropneumatiche: quella della XM adottano un blocco penumatico per ogni ruota, ma su ogni assale vi è un ulteriore terzo blocco, il tutto comandato da una centralina elettronica: in base alla rigidità che l'automobilista vuole dare, il terzo blocco si collega direttamente agli altri. Una rigidità che riesce ad essere modificata in pochissimi secondi e che si comporta in base a parametri come velocità, accelerazione, frenata, sterzo o persino l'apertura delle portiere.

Ma in XM l'elettronica è sostanzialmente l'arma tecnologica in più, poiché per la prima volta in un modello di largo consumo diventa dominante (e siamo ancora agli inizia degli anni '90): gestisce infatti il motore, climatizzazione e, come scritto, le sospensioni. Una sorta di computer preposto al controllo delle tre differenti motorizzazioni disponibili all'uscita del modello, due benzina e un Diesel.

Citroen XM viene eletta Auto dell'Anno 1990. Dieci anni dopo, all'alba di una nuova era e con all'attivo anche la "solita" versione Break, lasciando spazio alla C6.

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