La Casa giapponese, nel 2020, compie 100 anni. Una celebrazione che offre la sponda ideale per ritagliarsi un po’ di tempo e andare alla ricerca di autentiche chicche tra le pieghe della sua storia. Come l’affascinante Luce Rotary Coupé, soprannominata “Lord of the Road” - Il Signore della Strada - per l’innata classe ed esclusività. Un modello estremamente raro: ne furono prodotti circa 1000 esemplari in due anni, dal 1969 al 1971. 

IL DOPPIO ROTORE

Tecnicamente, a contraddistinguerla era il motore a doppio rotore “13A”, una variante esclusiva del motore rotativo, architettura che Mazda aveva da poco adottato sulla sportiva Cosmo Sport, svelata al mondo due anni prima, nel 1967. Un’unità, la 13A, dotata di cambio a 4 marce, capace di esprimere la potenza massima di 126 CV, e caratterizzata dalla trazione anteriore: la prima e unica volta che Mazda abbia mai optato per questa configurazione con un motore rotativo. Una potenza di tutto rispetto per una cilindrata equivalente a 2.0 litri, che si traduceva in prestazioni piuttosto brillanti per quei tempi: 190 Km/h, la velocità massima che la Luce Rotary Coupé riusciva a raggiungere. Performance, che la avvicinavano molto alla Cosmo, modello dall’impostazione ben più sportiva.

ASPIRAZIONI INTERNAZIONALI

Altro tratto fortemente caratterizzante era il design. Elemento che ci porta a fare un salto geografico dal Giappone all’Italia. A partire dal nome scelto, Luce, chiaro riferimento alle seduzioni motoristiche che in quegli anni si andavano diramando ovunque dalla nostra penisola, influenzando, col proprio stile, l’industria automobilistica  globale. La prima versione della Luce, la berlina - con un motore e una meccanica più convenzionali - risale al 1966. Osservandola, è evidente come qui, Mazda abbia adottato quelli che erano i classici stilemi del gruppo italiano Bertone, riadattandoli al proprio mercato interno; sebbene, però, il mirino fosse già puntato al mercato globale.
In quel periodo si andava perfezionando il motore rotativo della Cosmo, per il brand simbolo di tecnologia e sportività, e nel 1969 la Luce Rotary Coupé miscelò lo stile della berlina e la tecnologia di quest’ultima, come formula di sintesi perfetta per rappresentare l’elevato livello di sofisticatezza raggiunto dalla sua produzione.

LA GRAMMATICA DELLA SEDUZIONE

Le linee della Luce Rotary Coupé, apparentemente semplici, e prive di eccessi di design, non devono trarre in inganno. Tutto è ispirato ad un concetto di design che trova nell’approccio minimalista la sua formula di eleganza. Less is more, come dicono gli inglesi. Una scelta che privilegia armonia, volumi fluidi e pulizia delle linee, in cui non è difficile scorgere gli elementi primigeni di quel design Kodo, che infonde fascino e riconoscibilità a tutta l'attuale produzione del marchio. Un’eleganza innata, che riverbera in maniera chiara anche negli interni da autentica upper-premium. E nei particolari estremamente ricercati, come il logo Mazda ripetuto al centro del volante, sulla chiave di accensione e sui coprimozzo, che ricorda i lobi a tre punte che girano all’interno del motore. Una Coupé elegante ed esclusiva, anche nel prezzo. Una vera ammiraglia.

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