L'editoriale del Direttore: Per gli incentivi decisioni politiche più che pratiche

L'editoriale del Direttore: Per gli incentivi decisioni politiche più che pratiche

La franata del mercato dell'auto causerà un rallentamento nell'obiettivo di svecchiamento del nostro parco circolante

di Andrea Brambilla

14 aprile

E alla fine la montagna partorì un topolino. Questo detto tipicamente italiano ben si addice alle scelte del nostro Governo in merito agli incentivi per supportare il settore automotive. Cifre importanti ma che probabilmente non saranno sufficienti a ridare ossigeno a un settore che ha chiuso un altro mese con un segno negativo molto pesante. Un regresso del 30%, il 29,7% per essere precisi, rispetto allo scorso anno significa essere tornati a valori di vendita delle vetture prossimo a quello degli anni Sessanta. La guerra in Ucraina e soprattutto gli incentivi annunciati per i primi giorni di aprile, e poi invece slittati, hanno bloccato ulteriormente chi stava facendo la scelta di acquistare una nuova vettura.

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Dal nostro Governo ci si aspettava sul tema incentivi una scelta più “audace”, magari meno politica ma più pratica, sia per la parte economica che è contenuta in cifre minori per i prossimi anni rispetto a quelle auspicate dalle Associazioni di categoria, ma soprattutto per le fasce a cui i finanziamenti sono destinati. La situazione attuale è molto chiara. La guerra ha rallentato la nostra economia, fatto lievitare i prezzi e il costo dell’energia (il prezzo del carburante schizzato oltre i 2 euro al litro è stata una vera presa in giro per gli automobilisti) e ridotto il potere di acquisto di moltissime persone. Quindi è ovvio che il mercato dell’auto ne risentirà nonostante gli incentivi e che l’obiettivo di svecchiare il nostro parco circolante non si concretizzerà a breve, con tutte le ricadute del caso, inquinamento e impatto sociale.

La mossa più corretta era di aiutare chi ha meno possibilità economiche per sostituire la sua vecchia auto, allargando la fascia delle vetture acquistabili con gli incentivi anche a livelli di emissioni di CO2 più ampi. Magari pensando di modificare gli importi ogni due anni, spostandoli così sempre di più verso vetture elettriche o elettrificate via via che questo mercato diventerà più interessante e soprattutto arriveranno vetture a prezzi più accessibili. Un concetto che Carlos Tavares, AD di Stellantis, ha chiarito molto bene nella nostra intervista che trovate in questo numero di Auto: "Se si vuole avere un impatto significativo nella riduzione delle emissioni si devono diffondere tantissime auto elettriche, ma finché costano tanto non rimpiazzeremo la produzione di vetture tradizionali. Oggi le elettriche costano il 50% in più, almeno, rispetto a quelle con motore endotermico. In questo serve anche l’aiuto della politica".

Purtroppo il nostro Governo non ha avuto la forza o la competenza per fare scelte diverse, magari impopolari per una parte della maggioranza politica ma più corrette per i cittadini. La scelta di imporre dei tetti di acquisto, ovvero il valore delle auto, più basso rispetto agli incentivi dello scorso anno è semplicemente un palliativo per avvantaggiare chi ha meno disponibilità economica. Stesso discorso vale per l’esclusione dagli incentivi delle aziende o, ancora più assurdo, la scelta di non poter detrarre interamente l’IVA per le auto aziendali, come imposto dall’UE, scelte che mettono gli italiani in posizioni svantaggiate rispetto agli altri Paesi europei. Possiamo solo sperare che, grazie agli incentivi e all’auspicata fine del conflitto, il settore si riprenda e vada incontro a periodi migliori, magari con numeri da anni Settanta... magari!

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Gli incentivi finalmente sono arrivati, ma non come ci aspettavamo. L’intervento del Governo ha criticità perché è arrivato in ritardo, prevede l’investimento di risorse inferiori alle necessità di industria e utenti, oltre a conservare un impianto conservativo senza andare alla radice del problema: stimolare il mercato e dare una svolta allo svecchiamento del parco circolante italiano. Guarda qui il punto del direttore Andrea Brambilla

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