Ibride ed elettriche le fa (o le farà a breve) anche Volvo. Polestar, diventato brand dotato di vita propria e una gamma che via via andrà a comporsi, con tre modelli già ben delineati, dovrà specializzarsi per offrire qualcosa di unico, in formato ibrido plug-in o elettrico a batteria. Polestar 1 è il manifesto stilistico-tecnologico col quale debutta il marchio, granturismo ibrida come nessun’altra alla voce autonomia in modalità elettrica: 150 km. I cavalli (600) sono quelli giusti per offrire un’alternativa di grandissimo livello stilistico e, la promessa, altamente dinamica.

A Goodwood la coupé ha effettuato il debutto in pubblico e in movimento, guidata sulla striscia d’asfalto in salita da Joakim Rydholm, capo tester Polestar. Che sia un’auto con motore endotermico, elettrico un mix ibrido, le note da suonare per ritagliare un’auto entusiasmante e rivolta essenzialmente al guidatore, sono sempre le stesse e passano dalla risposta delle sospensioni, il feeling trasmesso dal volante, l'efficacia dei freni.

L’appagamento al volante, troppo spesso trascurato in un’era di totale gadgetizzazione dell’auto, torna centrale. Lo sarà su Polestar 1 e lo sarà anche su Polestar 2 e Polestar 3. La 2 sarà una berlina dalla linea filante, una cinque porte che dovrebbe debuttare al Salone di Ginevra 2019 e sfoggiare un design accattivante. Berlina elettrica a batteria, avrà ovviamente un target premium e sarà – qui la mission di Polestar – un’auto Driver’s Focused. Orientata al guidatore/pilota.

Verrà sviluppata su piattaforma CMA, vuol dire attendersi un prodotto di fascia compatta per dimensioni, giacché la piattaforma SPA 2 è riservata ai modelli di taglia media e grande, come Polestar 3, la proposta suv elettrico in arrivo nel 2020 e sviluppata sull’architettura che sarà anche di nuova XC90.