A novembre, alla prossime elezione della Federazione Internazionale dell’Automobile, la FIA che disciplina l’attività sportiva internazionale, tra gli sfidanti del presidente in carica, l’avvocato inglese Max Mosley, ci sarà molto probabilmente anche Ari Vatanen.Nato nell’aprile del 1952 in una cittadina della Finlandia orientale, al confine con la Russia, Ari Vatanen è uno dei grandi nomi del rallismo di tutti i tempi. Nel suo palmarès figurano il titolo di campione del mondo nel 1981 con la Ford Escort e dieci vittorie in rally mondiali – tra cui Monte Carlo, Safari, RAC di Gran Bretagna, 1000 Laghi, Acropoli, Sanremo – guidando per squadre ufficiali quali Ford, Opel, Peugeot, Mitsubishi e Subaru, ma anche il poker affermazioni al raid Dakar, di cui tre con la Peugeot e una con la Citroen. Rallista dalla guida spettacolare, caratteristica che lo ha fatto diventare uno dei piloti più popolari tra gli appassionati, e perciò incline a uscire di strada, Vatanen è stato tra i più veloci in assoluto della sua generazione, in un’epoca in cui comunque i rallyman erano divisi tra specialisti delle gare su fondo di terra – i nordici – e dei percorsi su asfalto, cioè i “latini”. Nel 1985, durante le ricognizioni del rally di Argentina con la Peugeot 205 T16 fu protagonista di un pauroso incidente mentre affrontava un tratto di percorso a elevata velocità. Riprese a gareggiare quasi due anni più tardi. Chiusa l’avventura di pilota professionista a tempo pieno alla fine degli Anni Novanta – ma fino a un paio di anni fa ha comunque preso parte ai rally-raid con la Volkswagen Touareg – Ari Vatanen ha intrapreso una nuova carriera: quella di politico.

Eletto nel 1999 al Parlamento Europeo nella lista di un partito conservatore finlandese, è stato riconfermato nel 2004; questa volta però in un collegio in Francia e nelle file dell’” Union pour un Mouvement Populaire”, cioè il partito del presidente francese Nicolas Sarkozy. Da europarlamentare, Vatanen si è fatto apprezzare per l’assiduità con la quale ha frequentato l’assemblea: nella precedente legislatura ha presenziato alle sedute 233 giorni su 288, che equivale a una percentuale dell’80 per cento. Nella sua attività di politico, va segnalata la relazione, presentata a nome della Commissione Affari Esteri dell’Unione Europea, che sosteneva che la Comunità Europea “può realizzare pienamente il suo potenziale soltanto sviluppando un forte legame transatlantico ed un rapporto di complementarietà con la NATO”. A guardare bene, un certo modo di fare e un talento “da politico” Vatanen l’aveva anche da pilota: abile nelle pubbliche relazioni, scaltro nel tessere rapporti con i dirigenti dei team ufficiali delle Case automobilistiche, ma molto meno affabile con i colleghi, riusciva sempre a concludere accordi vantaggiosi. Insomma, uno che, doti da fuoriclasse a parte, non ha mai avuto difficoltà a trovare un “volante”, come in gergo è anche definito un ingaggio. Ciò, tuttavia, non significa affatto una personalità pronta a incassare tutto.
 
Nel 1987, durante il leggendario rally finlandese dei 1000 Laghi, una delle competizioni più spettacolari del campionato del mondo, l'etereo Vatanen fu protagonista di un episodio curioso, ma significativo del personaggio. Già allora in Finlandia la Polizia stradale era inflessibile nel fare rispettare soprattutto i limiti di velocità. Supportata da veri e propri “commandos” in agguato tra gli alberi, dietro i cespugli e i covoni di fieno e nei posti più inimmaginabili, la “Poliisi” era minuta di micidiali pistole-radar per il rilevamento della velocità; che un decennio dopo sarebbero comparse anche sulle nostre strade. Quella volta una pattuglia della Polizia Stradale aveva fermato e, malgrado i limito fossero stato superati di 3-5 km/h, multato pesantemente una decina di persone, quasi tutte al seguito del rally, soprattutto giornalisti e fotografi che si stavano recando all’inizio di una prova speciale, poco più distante. Ma anche a un mezzo di assistenza della Lancia. Uno dei primi piloti ad arrivare fu Ari Vatanen, in quell’occasione al volante di una nera Sierra Cosworth a trazione posteriore del team Ford-Texaco. Indispettito dall’intolleranza l’asso finlandese si slacciò con rabbia le cinture di sicurezza, scese dalla vettura e con passo deciso si avvicinò ai poliziotti apostrofandoli in inglese perchè tutti capissero. Disse loro, con tono pacato ma fermo, di vergognarsi di trattare come criminali cittadini stranieri che erano lì per fare il loro mestiere. Aggiunse che quell’atteggiamento da “caccia al ladro” non era certamente un bel biglietto da visita che la Finlandia distribuiva alla stampa internazionale. Poi si voltò, si allontanò e, tra gli applausi dei malcapitati, risalì nella Sierra numero 6; quindi affrontò e vinse la prova speciale. Finì il rally al secondo posto assoluto, dietro la Lancia Delta 4WD di Markku Alen. La Polizia fece rapporto alla direzione gara – a quelle latitudini non si guarda in faccia a nessuno – ma la cosa finì lì. Vatanen, comunque, uno scopo l’aveva ottenuto: accattivarsi le simpatie dei giornalisti.

Che cosa potrebbe fare Ari Vatanen per lo sport dell’automobile da presidente della Fia? L’ex campione ed ex europarlamentare è un personaggio che viene dai campi di gara – anche se ai suoi tempi era tutto diverso e se ha gareggiato soltanto nei rally – può contare su una vasta rete di conoscenze nel mondo delle corse internazionali – al suo fianco, da navigatore, sedeva David Richards, il patron della Prodrive che intende entrare in Formula 1 – e sulla popolarità. Tra le specialità di punta dell’automobilismo mondiale, il rally è forse quella che più di altre ha bisogno di essere rifondata; perchè quella che oggi appare maggiormente in crisi. Soprattutto di identità.