Il traffico sulle strade soffoca molte possibilità di divertirsi al volante, tuttavia non è ancora riuscito a sconfiggere la voglia di possedere un’auto che non sia soltanto un pratico mezzo di trasporto ma sappia invece risvegliare le emozioni suscitate da tutte le cose belle o porti in sé particolarità fuori dall’ordinario.
Capace di proiettarti negli autodromi degli anni Sessanta, fra prototipi già velocissimi ma con forme modellate da mani d’uomo e non da fredde gallerie del vento, o di regalarti il piacere di viaggiare avendo soltanto il cielo sopra la testa, fra le carezze dell’aria di una bella giornata o di una calda serata.
Le coupé, per le forme, e le decappottabili, per chi vuol sentirsi libero anche dentro un abitacolo, si acquistano soltanto quando la passione ha la meglio sui freddi calcoli di confort o di costi.
I progressi della tecnica negli ultimi vent’anni hanno reso sempre meno tormentosa questa scelta, come illustrato anche in questo DossierAuto in cui abbiamo riunito le coupé, le cabriolet, le spider e le coupé-cabrio presenti o in arrivo sul nostro mercato; fra i modelli più estremi, però, ne abbiamo citato soltanto alcuni, a titolo di curiosità.

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Il percorso di conciliazione fra cuore e ragione, imposto a designer e tecnici da motivi di marketing, è stato segnato da alcuni modelli fondamentali come la Mazda MX-5, per le spider, la Opel Calibra, per le coupé e la Mercedes SLK per le decappottabili con tetto in metallo.
La Mazda del 1989 è stata il frutto di una sfida: far rinascere le sportive a due posti con un semplice tettuccio in tessuto divertenti da guidare ed economicamente affrontabili. Un tipo di vetture che nel secondo dopoguerra aveva avuto i suoi rappresentanti più illustri in numerose MG, Aston-Healey, Triumph, nelle Alfa Romeo Giulietta, nelle Fiat 1200/1500 Cabriolet, 124 Sport Spider, 850 Spider, X1/9, nella Porsche 356 Speedster.
Ispirandosi ai modelli europei, cercando perfino di riprodurne la sonorità del motore, alla Mazda hanno rilanciato con successo il fascino della spider, allora trascurata da tutti i costruttori. La vettura era piccola e semplice, sembrava quasi un giocattolo, e faceva sentire tutti un po’ piloti, facile com’era da controllare nei sovrasterzi di potenza, agevoli da innescare grazie a motore anteriore e trazione posteriore.
Il discorso per la Opel Calibra è un po’ diverso, ma anche qui c’è la riscoperta delle coupé dalla linea affascinante, dal prezzo accessibile, dalla buona abitabilità e divertente da guidare. Le coupé in quel periodo (1989) non mancavano, però nessuna riuniva le caratteristiche di quella derivata dalla Opel Vectra. Che vantava anche grandi doti di sportività e non esitava a cimentarsi nel celebre DTM, il campionato tedesco Turismo, con al volante, fra gli altri, Keke Rosberg,campione del mondo di F.1 nel 1982.

La Mercedes con la SLK aprì un filone che da allora, 1996, non ha fatto che espandersi: era una bella coupé a due posti ma, agendo su una levetta, in pochi secondi si trasformava in una perfetta roadster.
E viceversa. La procedura richiedeva una scocca dall’elevata rigidità, articolazioni perfette, un sincronismo eccellente. Per non parlare dei possibili problemi di affidabilità e tenuta. La Mercedes ce l’aveva fatta a superare qualsiasi difficoltà tecnica e ne era così sicura che ripropose subito il suo Vario Roof (così lo chiamarono in origine) sulla generazione immediatamente successiva della roadster di punta, la SL del 2001.
Ora quella soluzione è talmente collaudata e perfezionata da essere stata adottata su numerosi modelli, dalla piccola Peugeot 206 alla superba Ferrari California, e può essere senz’altro indicata come una delle carte vincenti per quelle automobili che puntano tutto sulle ragioni del cuore.