Il passaggio della Land Rover in mani indiane — quelle del facoltoso imprenditore Ratan Tata — non ha tolto un grammo di fascino a Sua Maestà Range Rover. Che, tra l’altro, pochi se ne saranno accorti, compie 40 anni di vita dal momento che la prima generazione apparsa nel pianeta dell’automobile debuttò nell’estate del 1970. Nel corso degli anni si sono succedute tre serie che hanno assicurato l’esclusività ma anche l’originalità di questa paludata off- road made in England: dal 1970 al 1994 la prima, la Classic; dal 1994 al 2001 quella contraddistinta dalla sigla P38a e l’ultima che viene ora proposta in versione riveduta e corretta per festeggiare, appunto, il 40esimo compleanno.
Le novità interessano sia il versante estetico che quello tecnico e sono racchiuse nella versione più kitch e ricca in listino: la Autobiography, disponibile al prezzo di 126.600 euro ed equipaggiata con il poderoso otto cilindri a V Supercharged da 510 cavalli. Lo stesso V8 di cinque litri, sovralimentato grazie a un compressore Twin Vortex, che è proposto sull’ultima Jaguar XJ, anch’essa made in Tata. L’aspetto della Range Rover cambia soprattutto nel frontale: i fari sono stati ridisegnati, così come la griglia e il paraurti, dove troviamo inediti fendinebbia. Modifiche che aumentano l’imponenza e la grinta della vettura, lunga 5 metri ( 4,97 per la precisione) e alta quasi due ( 1,96). Dentro, il lusso imperversa e dal ponte di comando si ha davvero l’impressione di dominare la strada.
La guida è vellutata e la ricca dotazione consente una vita a bordo da Vip. Le finiture sono da vera ammiraglia e il posto guida, grazie alla poltroncina da prima classe, è molto confortevole. La lista degli accessori di serie è infinita e comprende gli utilissimi — vista la mole dell’auto — sistemi di parcheggio con telecamera, la televisione che si può atttivare a vettura ferma attraverso il grande display posto sulla consolle, due schermi dietro i sedili anteriori per visualizzare film in Dvd. E ancora il raffinatissimo sistema hi- fi ( che, però, curiosamente non prevede l’ingresso frontale del singolo cd ma una laboriosa carica multipla dei dischetti nel cassetto portaoggetti) e un impianto di climatizzazione che serve alla perfezione anche chi sta dietro, ma tarda un po’ a raggiungere la temperatura desiderata nelle giornate torride.
Su strada la Autobiography fa fede all’esuberanza del V8 Supercharged, un “ detonatore” che assicura alla Range — pesante 2700 kg — una spinta notevolissima in virtù della cavalleria: la coppia massima di 64 kgm si ha a 2500 giri, la velocità di punta è di 225 chilometri orari mentre il consumo è da supercar: in media 6,7 km/ litro. L’erogazione è corposa già a 1500 giri, ben coadiuvata dall’ottimo cambio automatico Zf a sei marce, affinato per la potenza di questa Autobiography. La fluidità di marcia e anche l’agilità stupiscono, considerando la stazza della Range Rover. La cui altezza si fa sentire nei curvoni dove il rollio è tenuto a bada dall’Adaptive Dynamic System, il dispositivo offerto di serie su questa Range Rover Autobiography e che gestisce appunto la dinamica del Suv inglese “ leggendo” in tempo reale le informazioni derivanti dalle singole ruote.