C’è un fattore che sta precocemente rendendo vecchi i film e i libri: la tecnologia. Già oggi, guardare una pellicola degli anni Ottanta, leggere un legal thriller o un noir ci fa confrontare con una dimensione che manca: dove sono i cellulari, i computer, gli smartphone o i tablet? Niente storie di amore iniziate con un approccio su Facebook o truffe perpetrate attraverso un’accurata operazione di hackeraggio di un sito web.
Oggi, Cameron Diaz, Julia Roberts o Jessica Biel non sono solamente delle belle figliuole e delle stelle del cinema ma un pericolo che potrebbe eliminare tutti i dati dal nostro computer: infatti, McAfee ha stilato una graduatoria delle star utilizzate per veicolare i peggiori virus informatici e le tre attrici americane dominano la classifica.
Da sempre, la tecnologia serve a creare o a spostare il potere: in Asia nel XIII secolo l’arco, la freccia e un cavallo veloce erano il massimo del progresso militare e bastarono a Genghis Khan per assoggettare tutto il continente. Oggi la forza risiede in internet e in quella sua porzione conosciuta come web. Una tecnologia militare, nata durante la Guerra Fredda per mantenere in contatto i centri vitali delle istituzioni politiche, culturali e belliche dopo un olocausto nucleare e che oggi serve a scaricare un’applicazione per iPhone che determini il perfetto tempo di cottura per un uovo alla coque.

I nuovi potenti
La velocità con cui la tecnologia si sviluppa non solo sta rendendo difficile starle dietro ma sta cambiando il mondo. Negli anni Cinquanta e Sessanta l’avanguardia erano coloro che costruivano macchine da scrivere, automobili o centrali nucleari. I capitani di industria in questi settori erano i padroni del mondo ma l’evoluzione delle telecomunicazioni, prima, e della Rete, poi, hanno cambiato i volti dei dominatori del mondo. Negli anni Ottanta e Novanta Rupert Murdoch e Ted Turner erano i volti del successo. Oggi, sebbene i mogul dell’editoria radio-televisiva siano ancora sulla cresta dell’onda, sono minacciati da giovani rampanti che hanno sviluppato un algoritmo in un garage o inventato un luogo digitale per tenere in contatto gli amici, quelli veri ma anche e soprattutto quelli virtuali. Zuckerberg e Stone sono il prototipo del nuovo potere che si affaccia nei salotti buoni delle Borse finanziarie mondiali. I tablet per ebook “minacciano” di far estinguere la carta per stampa tipografica, mentre i gps integrati nei nostri cellulari rischiano di far scomparire mappe e cartine dalle nostre automobili.

Facebook
Notizie
In principio era il web, un magma caotico di siti, blog, e-commerce. L’email era il metodo principale per comunicare soppiantando le vecchie lettere, ormai retaggio letterario per pochi dinosauri che aspettano ancora la fine della guerra.
Già lo sviluppo dell’instant messaging di MSN minacciò il predominio della posta elettronica ma è stata la madre di tutti i social network, Facebook, a sbaragliare la concorrenza. Riuscire a tenere tutti gli amici vicino, e comunicare con loro in un clic con messaggi veloci come un sms, integrando insieme un sistema di posta, i giochi, il commercio elettronico.

Profilo
Lo sviluppo di Facebook è impressionante, soprattutto se si pensa che tre anni fa, almeno in Italia, erano in pochi a conoscerlo. È l’anno in cui il social network passa dal sessantesimo al settimo posto nella graduatoria Alexa dei siti più cliccati. Oggi è il secondo, dopo Google, ma i due colossi sono accerchiati dai siti a luci rosse come YouPorn o Red Tube che raccolgono milioni di contatti ogni giorno. Nel giugno 2010 in Italia sono stati contati 16,6 milioni di utenti. Sono oltre 500 milioni in tutto il mondo.

Account
Il fenomeno Zuckerberg – lo studente che nel 2004 inventò il social network – è un’immagine proiettata in chiaroscuro nel mondo dei nuovi ricchi. Tant’è che David Fincher (il regista di Seven) ha da poco realizzato un ritratto poco edificante nel film “The Social Network”. Ma per fare una frittata bisogna rompere qualche uovo.

twitter
Centoquaranta battute per raccontare uno stato d’animo, consigliare uno spettacolo, dare o commentare delle notizie.
I “cinguettii” (è la traduzione di Twitter) sono uno degli sviluppi più interessanti della Rete e, soprattutto, sembrano essere i preferiti dai vip. L’NBA (la lega professionistica statunitense di pallacanestro) ha dovuto proibirlo ai giocatori che commentavano l’imminente match direttamente da bordo campo; anche il tennis si è adeguato; i piloti di Formula 1 aggiornano costantemente i propri tifosi: Webber, Hamilton, Rosberg, Massa, tutti a digitare furiosamente messaggini bilingui. E pensare che il rombo di una Ferrari o una McLaren è così differente dal cinguettio di un uccellino.

iPhone e iPad
È l’ultima frontiera, quella della tecnologia “tascabile”. iPad è la novità del momento. Steve Jobs ha impegnato tutto se stesso e soprattutto tutta la “Mela” della Apple per questo nuovo giocattolino per leggere libri, navigare, giocare, scrivere. È il tablet che rischia di avere un impatto devastante sul Vecchio Mondo: cancellare la carta. Grandi quotidiani ma anche riviste di successo come Autosprint hanno già una versione iPad e dal prossimo inverno le grandi case editrici italiane promettono di sbarcare su iPad.
iPhone
, invece, è l’ultimo paradosso: talmente grande l’attesa per la quarta versione del telefonino che i noti problemi di ricezione e di software hanno già raffreddato i bollenti spiriti degli “Apple-maniaci”, già proiettati alla generazione numero 5. Talmente veloce il progresso tecnologico che divora se stesso, e quello che è all’avanguardia oggi, domani è già vetusto. Hannah Arendt scrisse che “L'alto concetto del progresso umano è stato privato del suo senso storico e degradato a mero fatto naturale, sicché il figlio è sempre migliore e più saggio del padre e il nipote più libero di pregiudizi del nonno. Alla luce di simili sviluppi, dimenticare è diventato un dovere sacro, la mancanza di esperienza un privilegio e l'ignoranza una garanzia di successo”. Chissà cosa ne pensa Steve Jobs.

What’s next?
Qui sta il punto: perchè appena un lustro fa fenomeni digitali come YouTube promettevano a chiunque 15 minuti di notorietà. Due anni fa Facebook appariva un confine troppo lontano da superare. Andando invece 18 mesi indietro nel tempo Twitter sembrava il futuro. Qualche tempo fa si inneggiava alla “chatroulette”, sito web per fare nuovi incontri casuali: basta una connessione e una webcam per scoprire casualmente, come un giro di ruota al casino, il proprio partner. Ma ora che abbiamo superato anche il futuro c’è da chiederci cosa rimane. Forse questa abbuffata di progresso rende semplicemente più deboli. Gli automobilisti francesi hanno scoperto che se dimenticano di digitare l’s finale di Lourdes non arrivano alla grotta di Bernadette nei Pirenei ma nel minuscolo paesino di Lourde, 93 anime e nemmeno una statua della Madonna. Resta da capire se questa abbondanza di progresso si scriva con una o due g. Il rischio è di finire fuori strada. Wired, la rivista guida della tecnologia, ha sancito che il web è morto e il futuro risiede tutto nelle apps. Speriamo ci rimanga il tempo di farci un uovo alla coque, alla vecchia maniera, sbagliando anche.