Testo e foto di Francesco Reggiani All’ingresso del grande e luminoso salone in cui sono raccolti alcuni fra i più prestigiosi e conosciuti concept realizzati dall’Italdesign Giugiaro, spicca una sfavillante Volkswagen nera, che, a prima vista potrebbe sembrare una normalissima Golf. In realtà è una vettura appositamente costruita dalla Casa di Wolfsburg per colui il quale ha creato questo mito automobilistico, tirato in oltre 20 milioni di “copie”. “Mi hanno regalato questa GTI con due porte in più della norma.” - ci spiega Giugiaro - “Così, ce ne sono soltanto due al mondo”, aggiunge poi, con una punta di soddisfazione. Lo stilista che ha creato alcune fra le più famose e diffuse automobili di sempre — Alfa GT e Alfasud, Audi 80, Fiat Panda, Punto e Grande Punto, Lancia Delta e Thema, VW Golf e Passat, per citarne solo alcune — , ci racconta, poi, qualche curiosità inedita a proposito di questa quarantenne intramontabile Golf, che ha dato lustro all’industria tedesca: “Quando, nel 1969, venni interpellato dalla Volkswagen, per progettare un’auto del segmento B che avrebbe dovuto avere doti di abitabilità superiori alla media, mi domandai perché avessero scelto proprio me, con tutti i carrozzieri famosi che c’erano nell’area piemontese!”, dice con grande modestia. “Venni a sapere, in un secondo tempo, che fra le 6 vetture del Salone di Torino di quell’anno che Gumpert — allora importatore in Italia della marca tedesca, Ndr — aveva annotato come le più interessanti, 4 erano mie creazioni”. Incuriositi da questa rivelazione di Giugiaro, gli chiediamo quali fossero queste auto. Quasi schernendosi, il designer ci risponde: “In realtà, non l’ho mai saputo con certezza, in quanto non lo chiesi, ma suppongo che si trattasse della Maserati Ghibli, della De Tomaso Mangusta, dell’Alfa GT e della Iso Grifo. (e scusate se è poco! Ndr). “Fui designato, così, a capo del progetto per un’auto di grande diffusione, ma”, racconta divertito, “quelli della Volkswagen mi dissero che non si poteva certo far concorrenza alla 128 Fiat: avremmo dovuto accontentarci!

I maestri del design, Giorgetto Giugiaro, la la Golf e l'Alfa GT ...

Pensando al successo della Golf, queste preoccupazioni, oggi, fanno proprio sorridere. Sempre a proposito di quel progetto, poi, Giugiaro racconta: “Un’altra curiosità, fu che, per evitare che lo staff Volkswagen pensasse che il frontale della Golf fosse simile a quello dell’Alfa GT, che avevo da poco creato, presentai dei disegni con dei fari quadrati a fianco della calandra”, racconta abbozzando uno schizzo su un foglio di carta. “Quel progetto iniziale, però, che non mi soddisfaceva completamente proprio per quel dettaglio, venne bocciato perché i costi dei fari di quel tipo erano troppo elevati per il colosso di Wolfsburg. Pensate che, sempre per tagliare i costi, anche i fanali posteriori delle prime Golf mi chiesero di farli più piccoli possibile, per usare meno plastica!” Mentre spiega questi paradossi nella storia di un’auto da oltre 20 milioni di esemplari, Giugiaro ci mostra alcuni bozzetti a colori che testimoniano forme e dimensioni dei fari e dice: “Questi disegni in prospettiva, che oggi chiamano sketches e vanno molto di moda, sono la prima preoccupazione delle scuole moderne di design: gli studenti lavorano quasi esclusivamente su questi, dando poca importanza ai disegni tecnici con le misure. Questo, a mio parere, è un grave errore, perché porta ad astrarsi dalla realtà delle forme concrete, privilegiando l’estetica e l’apparenza del risultato, che, a volte, non può essere concretizzato proprio per la mancanza di spazio reale in forme astratte”— spiega con chiarezza —. “Io ho sempre iniziato i miei progetti con i disegni tecnici, che tengono conto degli ingombri reali che una carrozzeria deve vestire: se i clienti non fossero in grado di capire come questi disegni si traducano nella realtà, c’è sempre la mia esperienza a spiegarglielo. In caso si fosse manifestato qualche piccolo dubbio, prevaleva, comunque, la fiducia nel mio lavoro, e il cliente aspettava di vedere le forme concretizzarsi nel successivo mockup in legno (un tempo), o in epowood o clay (oggi). Non mi è mai piaciuto ingannare i committenti con scenografici bozzetti che mostrino vetture idealizzate, poco aderenti alla realtà. Per me, gli sketches sono sempre stati solo l’ultima fase del progetto, quella in cui si deve far conoscere a tutti l’apparenza del prodotto finito. Oggi, poi, le nuove tecnologie CAD-CAM, permettono di passare direttamente dal disegno tecnico alle forme concrete, e quindi, ancora di più, l’accanimento sugli sketches risulta davvero una mera esibizione estetica fine a se stessa”, ribadisce Giugiaro. “Nel terzo millennio, per definire dei progetti per la produzione industriale che ormai ha dei costi di centinaia di milioni di euro, un po’ tutti ci mettono il becco.”, racconta dispiaciuto, “I moderni centri stile sono dei gruppi di lavoro con decine di tecnici che intervengono sul concept: la mia Golf passò il vaglio al primo colpo. Altri tempi!” Dopo questa illuminante spiegazione, Giugiaro ci descrive come nacque quella vettura dirompente: “Pensai a forme squadrate, oltre che per differenziarmi dalle architetture del momento, anche per ottimizzare l’abitabilità in spazi contenuti, come feci, più avanti, anche con la Panda che rappresenta un must nell’ottimizzazione di spazio e costi produttivi, e che io chiamo affettuosamente “Frigidaire con le ruote”! Per dare più slancio alle forme della Golf, invece, disegnai un cofano leggermente spiovente, la cui linea s’interrompeva sul montante del parabrezza, senza proseguire nella fiancata, che aveva una sua retta indipendente. La linea di demarcazione a metà fiancata fra la parte superiore e quella inferiore, mi è stata utile per alleggerire le forme della vettura, anche grazie alla diversa inclinazione che diedi alle due sezioni. Un’altra soluzione, che garantiva anche un look sportivo alla vettura, fu l’adozione di passaruota allargati, che permettevano, eventualmente, d’ospitare pneumatici di maggiori dimensioni”, racconta soddisfatto. “Una trovata controcorrente, poi, fu disegnare uno “sportellone” - proprio questo termine usa Giugiaro - con taglio laterale e non sulla coda, che permetteva anche di eliminare lo sgocciolatoio. Poi, il montante C del tetto (quello posteriore – Ndr) e i due angoli della finestratura laterale, li disegnai in modo che creassero una linea a se”.

I maestri del design, Giorgetto Giugiaro, la sportiva

Pensando alle forme della Golf, così drastiche e squadrate, è evidente la differenza eclatante di stile di quest’auto con alcuni altri sublimi progetti di Giugiaro, come, ad esempio, l’affusolatissima . “Disegnai quest’auto quando ero ancora alla Bertone, ma il bozzetto della vettura in corsa lo feci di notte, a casa mia. Vetture come quella, attillate al pilota, basse all’inverosimile, compatte e leggere, sono e rimarranno dei sogni del passato: irripetibili. Oggi, con le rigorose normative che impongono l’installazione di innumerevoli congegni funzionali alla sicurezza, non è assolutamente possibile costruire auto con la carrozzeria che sia come un vestito per il pilota”, racconta Giugiaro, con una punta di nostalgia. “Già quando disegnai la Lotus Esprit, che era una vettura di generazione più recente, mio figlio mi chiese: ma papà, come fai a disegnare delle auto così basse? La sua, era una domanda più che lecita. Oggi, infatti, anche una supersportiva come la Gallardo, che abbiamo progettato ispirandoci al nostro precedente concept Lamborghini Calà (1995), ha dei requisiti di comfort e sicurezza che non potevano certo stare nelle misure ridotte delle affascinanti sportive di un tempo.”  

I maestri del design, Giorgetto Giugiaro, la foto gallery