Sono un po’ come le persone, le automobili: a volte si somigliano, ma non sono tutte uguali. Perché ci sono storie, dietro, che le rendono uniche. A vederla così, parcheggiata tra decine di altri veicoli d’antan in un piazzale davanti al padiglione 2 della Fiera di Padova, l’Autobianchi A112 Abarth quarta serie marrone sembrerebbe un “dodici” molto ben conservato: se ne trovano, niente di eccezionale. Ma c’è un ma: quella vettura (telaio ZAA112B0001346492) era stata per anni la macchina personale con cui Giorgio Almirante, quando non viaggiava sull’auto blu, amava scorrazzare da solo per le vie di Roma. Molti anni dopo la sua morte (nel 2004, lui era mancato nell’88) la vedova Donna Assunta volle regalare questo ricordo del marito al fotografo che lo seguì negli anni in cui era segretario del Movimento Sociale Italiano. 7 10 Ad attestare che è tutto vero (facile, nel mondo del collezionismo, il pedigree-patacca), non solo la copia della lettera di donazione ma anche un permesso speciale che la prefettura di Roma rilasciava ai parlamentari per il libero accesso nelle zone a traffico limitato. Questa è una piccola storia, ma ce ne sono tante altre. Ad esempio, nello stand del Registro Fiat 1400/1900, una bella 1900 prima serie del 1952 con targa slovena e numerazione personalizzata che parla... italiano (MILLE9). Oppure c’è la storia della coupé En Plein realizzata nel 1959 dalla Carrozzeria Vignale su gruppi meccanici Fiat 2100 a sei cilindri: stile e tecnologia italiani, nome francese e una lunga peripezia per l’Europa fino ad arrivare nelle mani di un commerciante olandese che l’ha finalmente riportata... a casa per ridarle nuova vita. Con tanta ruggine e ancora più speranze che rinasca, a giudicare dalla quantità di persone che ci si accalcavano intorno con curiosità. Marco Visani