È soltanto vivendola sul campo, che puoi apprezzare appieno il fascino della 24 Ore di Le Mans. Respirandone i profumi, ascoltando l'urlo dei motori e il tifo degli appassionati, osservando il frenetico lavoro di migliaia di persone che ogni anno riescono a mettere in piedi e far marciare la macchina organizzativa più complicata dell'intero panorama automobilistico mondiale. Se poi Le Mans la vivi dall'abitacolo di una vettura, un quarto d'ora prima l'inizio delle qualifiche del giovedì sera, allora capisci ancor meglio cos'è la 24 Ore. Ed è quello che è successo a noi giovedì 12 giugno, alle ore 18:45, un attimo prima che le 56 vetture ufficiali si giocassero la pole nelle varie categorie. La situazione era delicata, perché questo test non avrebbe dovuto compromettere, ovviamente, le sessione di prove ufficiali. L'Aco è stata chiara: dovete seguire la vettura di testa ed è assolutamente vietato superarla. Bene, per fortuna che ci hanno avvertito perché altrimenti un pensiero l'avremmo fatto a provare a infilare Tom Kristensen alla staccata della Mulsanne o alla chicane Michelin! Noi a bordo della nuova Audi R8 V10 Plus da 610 cavalli in versione safety car, Mr Le Mans al volante di una R8 LMS GT3 a guidarci lungo i 13629 metri di pista. Pronti via, Tom non si risparmia e parte come un missile perché non c'è tempo da perdere. Rettifilo di partenza, infiliamo seconda, terza e quarta senza risparmiare giri motore (i 610 cv sono erogati a 8250 giri ma il limitatore stacca a 8500) e subito capisci quanto tira la leggera piega a destra che conduce alla variante del ponte Dunlop. Ma soprattutto, ti rendi conto di quanto le immagini di camera car viste mille volte a video non rendano minimamente l'idea delle variazioni di pendenza di una pista vera: superato il ponte Dunlop, giù per le esse che portano a Tertre Rouge, è tutto un tirare a indovinare la linea corretta perché ci sono un sacco di punti ciechi, e per fortuna che in lontananza riusciamo ancora a vedere la coda della R8 di Kristensen che imbocca il rettifilo dell'Hunaudieres. E qui lo scenario cambia drasticamente: l'asfalto da liscio diventa rugoso e sconnesso, ai margini non ci sono più cordoli e rassicuranti vie di fuga ma rails e alberi; e la linea tratteggiata di quella che per 51 settimane all'anno è una normalissima strada statale aumenta maledettamente la percezione della velocità e pare di volare. In realtà stiamo facendo soltanto poco meno di 250 km/h, perché ci teniamo un po' di margine di sicurezza. Ma Tom, poi, ci dirà che la R8 V10 Plus stradale in quel punto può raggiungere circa i 290, una punta simile a quella che toccano le GT in gara ma ben lontana da quella dei prototipi P1 o P2. Arriviamo alla chicane Forza Motorsport, giù tre marce con i quattro scarichi della R8 che ratano paurosamente e giù tutto di nuovo per un altro pezzo di rettifilo, dove apprezziamo soprattutto la velocità di cambiata della trasmissione S tronic rispetto a quella della precedente versione di R8. Superata la variante Michelin di nuovo flat out per cercare di tenere il passo di Tom verso la impegnativa frenata della Mulsanne, una secca curva a destra. Poi ancora gas per l'ennesimo tratto di rettifilo, con i pensieri che viaggiano verso i piloti veri e li loro attributi quadrati che questi tratti li devono affrontare di notte, con la pioggia, con la luce dell'alba e del tramonto, con la stanchezza di svariate ore di guida e la tensione del risultato o della danza fra i doppiati. Massimo rispetto. Come pure per il tratto di pista che ci troviamo davanti adesso. Quello più guidato e tecnico, con la staccata della Indianapolis dove si arriva come missili e bisogna frenare scomposti appesi a un filo. Questa frenata piace molto a Kristensen, che con il fuoco e la passione nello sguardo di uno che avrebbe una voglia pazzesca di rimettersi al volante della R18 LMP1, ci spiega per filo e per segno come si affronta con il prototipo da corsa, mimando con le mani e la voce il delicatissimo bilanciamento che occorre trovare in quel punto. Arriviamo nel punto più lento della pista, la curva Arnage che è una 90 gradi secca. Qui anche la nostra R8 accenna al sovrasterzo in uscita di curva e sentiamo lavorare il controllo di stabilità; non usiamo immaginare cosa voglia dire mettere giù un migliaio di cavalli di un P1 ibrido magari con l'asfalto bagnato e la gomma finita! Anche perché dopo arrivano le Porsche Curve, con la prima piega a destra che noi affrontiamo con la dovuta cautela, ma i prototipi divorano a una velocità infernale, di sesta marcia, facendo leva sul loro elevato downforce. Da qui in poi è tutta una serie di curve e controcurve da raccordare alla perfezione, dove se sbagli la linea della prima sei fottuto con le altre. Prima dell'ultima variante che immette nuovamente sul rettifilo di partenza troviamo i commissari che ci invitano ad uscire dalla pista, perché devono partire le qualifiche. Scendiamo dalla R8 con le gambe che tremano per l'emozione di aver calcato l'asfalto di un luogo così sacro. Tom Kristensen, dall'alto delle sue nove vittorie a Le Mans, con il suo sorriso spara una battuta: "ecco, servono altri quattrocento giri così e puoi dire di aver portato a casa la 24 Ore...". Lorenzo Facchinetti RB3 RB2 RB1