Francoforte Siamo alla terza generazione di un modello che ha certamente suscitato, sin dal suo apparire, una giustificata curiosità. La prima serie della Honda Jazz risale al 2001, la seconda al 2008 e solo questa ha totalizzato 3,5 milioni di esemplari nel mondo. Il nuovo modello ha dunque un’ eredità pesante ed è importante per la casa giapponese sul nostro mercato, ma non solo. Si parte con in concetto di “spazio, efficienza, qualità”. E su un rapporto tra dimensioni esterne (3,99 metri la lunghezza) e spazio interno, secondo la casa, da primato. Il design è certamente riuscito, anche se in questo segmento è difficile distinguersi. La Jazz lo fa anche con una nuova mascherina anteriore a forma di ala e con una praticità e modularità dell’abitacolo davvero notevoli. Oltre alla possibilità di gestire la configurazione degli spazi, fino a caricare oggetti molto ingombranti, con una capacità che va da 354 a 1314 litri, ci sono, ad esempio, 115 mm in più per le gambe dei passeggeri posteriori. I progettisti Honda parlano di “MM” (Man Maximum Machine Minimum), per far capire quanta attenzione è stata rivolta al confort dei passeggeri. Tre gli allestimenti previsti all’arrivo sul mercato italiano, a settembre: Trend, Confort ed Elegance. Quest’ultimo ha davvero tutto, eccetto il navigatore satellitare Garmin a pagamento. I listini vanno da 14.600 a 19.050 euro, nel caso della 1.3 con cambio CVT. Il motore è un 1.3 litri i-VTEC a ciclo Atkinson ed è l’unico motore (a benzina) disponibile, con una potenza di 102 CV a 6000 giri/min e una coppia di 123 Nm a 5000 giri/min. Dunque non ci sono più il 1.2 litri e l’1.4 litri del vecchio modello. E nemmeno la 1.3 Hybrid. Il test, svolto sulle ampie autobahn tedesche e sulle strade statali di campagna è stato più che esaustivo. Per capire che, a prescindere dal valore della potenza massima, la Jazz non spicca voli pindarici,, (anche se grazie al VTEC agli alti regimi diventa un normale motore a ciclo otto), ma si rivolge a chi cerca un’auto pratica e ama una guida soft. Decisamente consigliabile, con l’unico motore a listino, il cambio manuale a 6 rapporti. Il Cvt, anche utilizzando la soluzione “S”, con comando tramite paddle, è infatti un automatico a variazione continua (a cinghia) non esaltante. Tanto che per ottenere un minimo di spunto occorre schiacciare a fondo, e con decisione, l’acceleratore, con il risultato di imballare il motore, che spinge in pratica dai 5.000 ai 6.000 giri e con una rumorosità non indifferente. L’insieme, va ribadito, è molto migliore con il cambio manuale. In quanto alle prestazioni la casa dichiara una velocità di 190 km/h con una accelerazione da 0 a 100 km/h in 11”2 con 116 g/km a livello di Co2 e un consumo combinato di 19,6 km/litro. Con il Cvt i dati sono peggiori come prestazioni ma migliori come emissioni e consumi, anche se di poco: 182 km/h, da 0 a 100 km/h in 12”, 106 g/km di Co2 e 20,4 km/litro in media. Piacevole la strumentazione, con il bordo del tachimetro che cambia colore (da verde a blu) premiando o meno il tipo di guida. Tra le dotazione l’Handling Assist, che applica una leggera forza frenante per migliorare la traiettoria in caso di curva affrontate allegramente. E poi l’avviso di collisione frontale, cosi come quello del cambio di corsia. C’è anche un regolatore di velocità, identico a quello montato sulla HR-V, con cui la nuova Jazz ha in comune anche la nuova piattaforma. Immancabile l’infotainemet Honda Connect con schermo da 7” e Android collegabile con i migliori smartphone, Mirror Link., mentre da Honda App Center sono scaricabili altre funzioni.

Honda Jazz, primo test su strada - le foto