Dici Drophead e automaticamente la mente corre a Rolls Royce, sinonimo buono per identificare le varianti volgarmente note come cabrio. Poi arriva Rolls Royce Dawn e si ritrova la consueta eleganza e raffinatezza che rende una Rolls eterna. Lunga 5 metri e 28 centimetri, è scontato immaginarla come un sontuoso salotto su quattro ruote. Vuol essere la cabriolet più confortevole e silenziosa di sempre, oltre ad aprirsi verso un pubblico più giovane di quanto non sia oggi il cliente-tipo del marchio. Per farlo, parte dalla Wraith, la “sorella” coupé, cambiando pressoché tutta la carrozzeria: solo portiere e cornice della calandra restano invariati. Il resto, l’80% di quel che appare, è nuovo. I dettagli che fanno una Rolls Royce non mutano: calandra cromata a profili verticali in primis, Spirit of Ecstasy ma anche la coachline che corre lungo la fiancata o le portiere ad apertura controvento o, ancora, un tonneau posteriore in pregiato legno e meno esteso che non su altre Drophead della casa. La capote ripiega al di sotto, un alloggiamento dedicato, davanti al portellone del bagagliaio, e si apre in 22 secondi, anche in movimento (fino a 50 km/h). Per ribadire come in Rolls facciano ogni cosa diversamente dagli altri, anche al cinematismo della capote è stato affibbiato un nome, buono per dire tante cose: Silent Ballet, balletto silenzioso. A capote chiusa si pone l’accento sul confort di marcia, se si abbassa è inevitabile chiamare in causa il motore, perché il suono del V12 6.6 litri biturbo si può ascoltare meglio: 570 cavalli e 780 Nm di coppia, sufficienti per accelerare da zero a cento in appena 4”9 e toccare una velocità autolimitata a 250 km/h. Accelerazione che non ci si aspetterebbe, visti i 2560 kg in ordine di marcia, 200 più della Wraith. Parlare di comfort di marcia senza richiamare alcune note sul fronte dell’assetto è concetto svuotato di significato: sospensioni ad aria tanto per cominciare, insieme a barre antirollio modificate rispetto alla Wraith, così come diversa è la larghezza dell’asse posteriore, più ampio di 24 millimetri, mentre il passo è accorciato di 18, arrivando a un valore di 3 metri e 11 centimetri. Non è una novità, tuttavia, nell’ottica di spiegare perché si ponga tanto l’accento sul comfort, va segnalata la presenza del cambio automatico 8 marce collegato con il navigatore satellitare, per cambiate sempre in sintonia con il percorso. Nemmeno una foratura rovina il viaggio a bordo, visti i numeri svelati da Rolls Royce sull’autonomia di marcia della Dawn con una gomma runflat quasi a terra: 160 km a patto di non superare gli 80 km/h.

Le foto di Rolls Royce Dawn

Restando in “zona” le ruote hanno un diametro di 20 o 21 pollici, a scelta, così come le molteplici chance di personalizzazione offerte. Ma c’è un elemento stilistico chiave, utile a spiegare la relativa leggerezza visiva della fiancata: il rapporto tra dimensioni delle ruote e carrozzeria, 2:1 a vantaggio delle prime. Dentro l’abitacolo è superfluo raccontare della pelle, del legno, dell’alluminio che contorna i pulsanti e i richiami all’orologeria di lusso: salire a bordo è l’unica alternativa valida per apprezzare al meglio la ricercatezza e le soluzioni adottate sulla Dawn, accompagnate da un impianto Bespoke Audio con 16 altoparlanti. Oltre alla strumentazione classica, analogica, largo a due grandi display, davanti al volante e al centro della plancia, con l’alluminio a spezzare i materiali caldi dell’abitacolo. Fabiano Polimeni