Attenzione a bollarlo alla pari del dieselgate. Le irregolarità nelle procedure di omologazione emerse per 625 mila auto realizzate da Mitsubishi - 468 mila appartenenti al marchio, Mitsubish eK Wagon e Mitsubishi wK Space, 157 mila Nissan Dayz e Dayz Roox - sono radicalmente diverse dallo scandalo che ha coinvolto il gruppo Volkswagen. Per la proporzione e per l'irregolarità in sé. Mitsubishi è incaricata della certificazione delle emissioni e dei consumi dei quattro modelli prodotti, anche per conto di Nissan, ma la procedura adottata non ha seguito le direttive imposte dal ministero dei Trasporti giapponese, in particolare, l'imbroglio ha interessato le pressioni di gonfiaggio degli pneumatici, risultando in un coefficiente di resistenza più favorevole. 

Coefficiente sia di attrito che di resistenza all'avanzamento. Sempre di irregolarità di tratta, messa in atto per ottenere valori di emissioni e consumi più favorevoli sulle "Keicar", le super-mini tanto in voga in Giappone. Va puntualizzato che si tratta di modelli venduti esclusivamente nell'area asiatica, prodotti da metà 2013 a marzo 2016. Com'è venuta a galla la vicenda? Un'indagine di Nissan, impegnata nello sviluppo della futura generazione di auto che sostituirà Nissan Dayz ha rilevato la discrepanza dei dati dichiarati con quelli effettivi. Da qui, il via agli approfondimenti e l'ammissione di Mitsubishi, con il presidente Tetsuro Aikawa inchinatosi durante la conferenza stampa

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Tutti i veicoli coinvolti verranno ritirati dal mercato e Mitsubishi approfondirà la vicenda con una propria indagine, affidata a consulenti esterni, per esaminare se altre auto, destinate ad altri mercati, possano aver subito le stesse alterazioni nel ciclo di omologazione. Gli effetti sul titolo sono stati drammatici, con un crollo del 15% alla borsa di Tokyo. 

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