Ne sono stati prodotti solamente 9.000 esemplari e nemmeno per due anni di fila ma la DeLorean (pochi sanno che il nome completo del modello è DeLorean DMC-12) è una delle auto più leggendarie della storia. Il merito è al 100% del ruolo di protagonista che ha avuto nella trilogia di Ritorno al Futuro, film che hanno fatto sognare diverse generazioni e il cui mito è ancora lontano dall’appannarsi. Le 88 miglia orarie, il flusso canalizzatore e le frasi storiche “Strade? Dove andiamo noi non ci servono strade” hanno contribuito a creare un’aura quasi mistica che la mera scheda tecnica dell’auto non avrebbe mai giustificato.

La DeLorean infatti è nata da uno di quegli intrecci industrial-politici tipici degli anni Settanta/Ottanta, in cui uno stimato manager automotive – quel John DeLorean già artefice del rilancio della Pontiac – raccoglie un cospicuo incentivo statale per lanciarsi in un’impresa rischiosa. La fabbrica delle DeLorean sorse in appena 16 mesi a Dunmurry, un sobborgo di Belfast in Irlanda del Nord, grazie a un cospicuo finanziamento da parte del governo britannico che coprì 120 milioni di dollari dei 200 necessari all’avvio dell’azienda.

Quanto all’auto, abbandonati i sogni di fibre rivoluzionarie per la carrozzeria, si ripiegò sul telaio a doppia Y della Lotus Esprit che includeva anche le sospensioni anteriori a quadrilatero e posteriori multilink. Il motore 2.8 V6 PRV da 130 CV arretrò oltre l’asse posteriore perché il progetto originale prevedeva la presenza di un più corto 4 cilindri Renault e poteva essere abbinato a un cambio manuale a 5 marce oppure automatico a tre. L’originalissima carrozzeria in acciaio inossidabile non verniciato, infine, venne disegnata da Giugiaro anche se nel primo progetto non erano previste le porte ad ali di gabbiano.

Il risultato era che a un aspetto spettacolare corrispondevano prestazioni mediocri, perdenti in qualsiasi confronto con le concorrenti dell’epoca, rispetto alle quali la DeLorean costava anche di più. Con queste premesse, a cui si aggiunsero anche un aumento dei costi e un tasso di cambio sfavorevole, i problemi iniziarono già alla fine del 1981 visto che delle 10.000/12.000 unità all’anno previste ne vennero vendute solo 6.000. Il colpo di grazia arrivò poco dopo, quando nell’ottobre del 1982 John DeLorean venne arrestato per traffico di cocaina. Il proscioglimento dalle accuse arrivò due anni dopo, ma ormai la DeLorean Motor Company era fallita e la sua immagine irrimediabilmente compromessa.

La storia della DeLorean, dunque, finì prematuramente salvo poi ricominciare nel 2007 con la DMC Texas, una nuova società completamente slegata dalla vecchia che diventò rapidamente il punto di riferimento per gli appassionati di DeLorean di tutto il mondo. Finora il core business di questa azienda è stato il restauro, la compravendita e la personalizzazione delle vecchie DMC-12 – ce ne sono ancora circa 6.500 circolanti – ma con il Low Volume Motor Vehicle Manufacturers Act è iniziata la fase due. L’anno scorso, infatti, il governo federale americano ha per la prima volta riconosciuto la differenza tra i classici carmaker e le piccole factory che producono repliche o modelli particolari.

In questo modo potranno essere costruite fino a 325 DeLorean all’anno a patto che il motore rispetti il Clean Air Act. Questo vorrà dire montare un nuovo V6 e le indiscrezioni che arrivano da oltreoceano parlano del 3.5 V6 Toyota montato su alcune Lexus. In attesa di conoscere tutti i dettagli, con una produzione iniziale stimata a 50 auto/anno per un prezzo di 100.000 dollari, la DMC (che nel frattemo ha ottenuto i diritti di utilizzo del vecchio nome) ha pubblicato sul suo sito una “Pre-Order Interest Application”, per avere un’idea di quanti potrebbero essere gli acquirenti delle nuove DeLorean. Va da sé che chiunque ami le auto sperano che siano tanti, tantissimi.