A metà dicembre, ancora nelle vesti di presidente eletto, aveva incontrato i vertici delle multinazionali della Silicon Valley nella Trump Tower di New York. Adesso che Donald Trump è il 45mo presidente degli Stati Uniti e con pieni poteri, gli amministratori delegati delle grandi corporate a stelle e strisce come Under Armour, Whirpool, Johnson&Johnson, Lockheed Martin e Tesla, sono stati ricevuti alla Casa Bianca, nella sala Roosvelt.

Nel discorso tenuto durante la cerimonia di insediamento, lo scorso 20 gennaio, la parola d'ordine è stata «America First». Inizia la prima settimana di lavoro da presidente con un incontro nel quale ha ribadito i concetti chiave della sua campagna elettorale e l'industria automobilistica è stata al centro delle  "attenzioni" quando si è trattato di discutere degli investimenti da concentrare negli States e la prospettiva di dazi doganali per coloro i quali delocalizzano la produzione in Messico e in Cina a discapito del manifattura americana.

Sventolare l'imposizione di dazi doganali al 35% ha generato l'"effetto" di annunci strategici di investimenti già programmati da parte di FCA in Michigan e Ohio, seguita da GM che ha messo sul piatto 1 milardo extra destinato alla fabbrica in Michigan.

A Musk e gli altri executives, lunedì Trump ha prospettato concretamente i vantaggi di una produzione tutta americana: abbattimento della burocrazia del 75% ma, soprattutto, benefici fiscali, con una riduzione delle tasse al 15%. «Essenzialmente parlo di un'assenza di tassazione. Perché se starete qui non ci saranno tasse. Qualcuno ha detto, "Trump tasserà le attività". Non ci sono tasse, di nessun tipo. E voglio dirvi: tutto quel che dovete fare è restare, non andar via», ha spiegato il presidente, che ha ribadito l'imposizione di dazi sulle importazioni per chi farà scelte diverse.