A 24 ore dall'incontro con gli amministratori delegati delle grandi corporate statunitensi, tra cui Elon Musk (Tesla) e Mark Fields (Ford), Donald Trump ha ricevuto alla Casa Bianca Sergio Marchionne, Mary Barra e, nuovamente, Fields. Al tavolo c'erano tre player dell'industria automobilistica che, in modi differenti, hanno recentemente annunciato nuovi investimenti negli impianti sul suolo statunitense o confermato impegni precedenti, come nel caso di FCA.

Il tenore dell'incontro ha mantenuto il filone della logica protezionistica, riassumibile in un tweet, quello con cui Trump ha preceduto l'incontro: «Alle 9:00 mi incontrerò con i top executive del settore auto per discutere dei posti di lavoro in America. Voglio siano costruite fabbriche qui per le auto vendute qui!». Chiaro e diretto.

Successivamente, prima che iniziasse il meeting, il presidente ha aggiunto: «Stiamo spingendo a fondo per la realizzazione di stabilimenti auto e di altro tipo». Le agevolazioni promesse in cambio di un'espansione negli USA degli impianti produttivi passa da deregolamentazione e taglio delle tasse: «Vogliamo delle regole, ma che abbiano un significato», ha specificato il presidente USA.

Non sono mancati i commenti in materia di tutela ambientale. Se da un lato a Washington circolano indiscrezioni di un Trump pronto a firmare un ordine esecutivo per procedere con la realizzazione dell'oleodotto Dakota Access e autorizzare il Keystone XL, quest'ultimo fermato da Obama nel 2015 perché ostacolo alla sottoscrizione di un accordo di tutela globale sul clima, dall'altro il neo-presidente ha garantito la propria sensibilità al tema ambientale commentando: «Sono, per certi versi, un ambientalista, ci credo, ma è fuori controllo».

Tutela ambientale significa, indirettamente, anche EPA, l'agenzia che ha sollevato questioni di regolarità sulle emissioni inquinanti dei motori turbodiesel montati su Jeep Grand Cherokee e Dodge Ram 1500, in particolare interrogando FCA US sulla presenza e la legittimità di 8 sistemi in grado di incidere negativamente sul controllo delle emissioni inquinanti, non dichiarati in fase di richiesta del certificato di conformità da parte del gruppo. L'incontro di martedì tra Marchionne e Trump è il primo dopo che l'agenzia ha reso pubblica la nota con la quale contestava a FCA i risultati dei propri test.

Sull'incontro con Trump, Marchionne ha commentato: «Apprezzo la concentrazione del presidente sul rendere gli Stati Uniti un gran posto in cui fare affari. Non vediamo l'ora di lavorare con il presidente Trump e i membri del Congresso per rafforzare la produzione americana». FCA che ha ricordato la misura degli impegni sostenuti dal 2009 negli Stati Uniti, ovvero, oltre 9,6 miliardi di investimenti in strutture per la produzione e 25 mila nuovi posti di lavoro.