Quando l’ibrido ti dà il … brivido… Perché se l’occhio vuole la sua parte, e il design è tra le caratteristiche determinanti al momento dell’acquisto, non va dimenticato che le prestazioni (non solo velocità, ma l’insieme di qualità che danno il giusto feeling tra auto e pilota) costituiscono la componente che riesce ad accendere al meglio la passione per l’auto. Il tutto oggi va calato in una sacrosanta realtà: migliorare ancor più il rapporto auto/ambiente con la propulsione ibrida in modo da gettare un ponte verso un futuro elettrico.

Alla Toyota hanno aggiunto questi concetti alle tradizionali qualità che contraddistinguono i prodotti del colosso giapponese per offrire un modello nuovo e di rottura dei canoni, con la voglia di stupire in un settore di mercato forte e in continua sorprendente crescita, quello dei crossover: e ci sono riusciti realizzando la versione ibrida del nuovo C-HR (acronimo di Coupé High- Rider).

Un crossover compatto di ultima generazione, considerato la punta di diamante (e le linee sono scolpite come se l’auto fosse stata ritagliata proprio da un… diamante) della gamma Toyota, fortemente voluto per dare una ulteriore forte spinta alla crescita dell’ibrido del brand nipponico visto che del modello C-HR è previsto un mix di vendita della versione Hybrid pari al 90%: un risultato che nelle previsioni porterà entro il 2019 il mix di ibrido di Toyota al 70% di immatricolazioni dell’intera gamma di modelli. C-HR è dunque qualcosa che va oltre le premesse: nasce in Giappone, cresce e prende identità in Europa con l’intento di dedicarlo al mercato europeo, ma in realtà conquista l’attenzione mondiale al punto che Toyota decide di offrire il suo nuovo crossover a livello globale. Non è un caso…