Goodwood - Sacrilegio! Un’auto elettrica ha battuto tutte le altre automobili con motore a scoppio. Il tempio del motore, il Festival of Speed di Goodwood, che celebra la passione degli inglesi per il motorsport, per le automobili sportive, per le gare di accelerazione in salita e per il rombo dei motori, è stato espugnato da un veicolo elettrico. La Volkswagen ID R Pikes Peak. La stessa che ha vinto guidata da Romain Dumas la famosa gara in salita americana. Due settimane dopo si è ripetuta anche a Goodwood. Dove in un silenzio assordante ha stabilito il record sul breve percorso in salita del Festival of Speed. Con un tempo record di 43”86, la VW ID R grazie ai suoi 680 cavalli e alla coppia formidabile di 650 Nm ha battuto di 46 centesimi negli 1,8 km del percorso un’altra auto elettrica, la Nio EP9, condotta da Peter Dumbreck.

Solo terza e staccata di oltre 2 secondi la prima automobile convenzionale con motore a scoppio. Le due elettriche hanno messo in fila tutte le rivali con motore a scoppio: Non ce l’hanno fatta a precederle né una velocissima BMW Prototipo con motore F1 V8 Judd, né una Jaguar XJR Imsa, tantomeno una Penske Indycar. Tutte stracciate dalla VW elettrica e della Nio. È stata la fine di un’era: quella del motore a scoppio. Il più celebre tempio pagano del motorismo è stato espugnato da un motore azionato da batterie invece che dalla vecchia e sana benzina. Ma Goodwood non è solo la brevissima corsa in salita cronometrata, il Timing Shootout, come lo chiamano qui. Dove chi stabilisce il miglior tempo vince ed entra nell’albo d’oro. No, Goodwood è e resta qualcosa di più di una competizione. È un happening, uno show. Dove tutto quanto fa spettacolo.

La corsa a cronometro è un contorno. Il Festival of Speed è una festa del motore, un esibizione di adrenalina e potenza pura. La gara in sé conta poco. Pochi tirano davvero sullo strip in salita accettando la sfida di fare il tempo migliore. La maggior parte delle tre o quattrocento auto e moto che si esibiscono, gareggiano cercando prima di tutto di fare show, di strappare applausi agli spettatori con derapate, accelerazioni, fumate di gomme, impennate, traversi e tanto ma tanto fracasso, Goodwood prima di tutto è un raduno di tutte le più belle o semplicemente sfacciate automobili che esistano. Classiche e moderne. Da strada e da corsa, oppure da rally. Un omaggio pagano alla religione del motore. Che più rombante e assordante è, più piace al pubblico. Per questo motivo, il fatto che a vincere sia stato il sibilo acuto di una macchina elettrica che va fortissimo ma non emette rumore, ha fatto storcere il naso a molti dei 150mila spettatori che hanno affollato la campagna inglese.

Goodwood è un evento speciale e unico al mondo. Quest’anno si teneva il 25° anniversario. Fu creato nel 1993 da un nobiluomo inglese, Lord Charles Gordon-Lennox, 11° Duca di Richmond, appassionatissimo di auto e amico di tanti piloti. Un giorno, per divertimento, Lord Charles decise di organizzare nella sua tenuta di campagna a Goodwood, località del sud dell’Inghilterra dove sorgeva un vecchio circuito inglese tristemente noto per aver visto la morte di Bruce McLaren, un evento motoristico. Una esibizione di automobili da corsa e di piloti che per amicizia venivano a guidarle. Iniziato timidamente per gioco soltanto per esibire poche auto classiche inglesi e piloti locali, l’evento è esploso in pochi anni. Complice la passione per il motorismo degli inglesi, che non è seconda a nessuno. Il Festival of Speed non si tiene quindi in un circuito, ma nel giardino privato della casa di un nobile signore. Che utilizza la stradina di accesso al suo castello come strip di accelerazione per la sfida cronometrata delle auto. E il suo parco personale come paddock per i veicoli da corsa; nel giardino costruisce le tribune per gli spettatori e accoglie gli stand delle case automobilistiche. Pensate quanto può essere grande la sua tenuta di campagna!

Al Festival of Speed ci vengono tutti quanti: come una grande festa tra amici di tutto il mondo che si ritrovano in questa occasione accomunati dalla passione comune per i motori. Quest’anno c’erano molti team di Formula 1 - Ferrari in testa che partecipa dal 1995 - e poi Mercedes, Red Bull, Williams e Renault con i loro piloti ufficiali o terzi piloti. C’era Bottas che ha rischiato di schiantarsi contro le balle di paglia per fare i tondi con la Mercedes W07 F1 perché ve a scaldato male le gomme; c’era Marc Gené che ha portato sulla strip di Goodwood la Ferrari F60 del 2009, poi l’austriaco Frisacher il più bravo a far fumare le gomme della Red Bull F1; la Renault ha portato oltre alla recente F1 anche le vecchie F1 Turbo anni ‘80, una delle quali guidata da René Arnoux.

E poi c’era Emerson Fittipaldi, al volante della McLaren M23 con cui ha vinto il mondiale 1974. E tante ma tante F1 storiche: BRM, Ferrari, Lotus, Williams, Honda, Toyota, Cooper, Maserati. Guidate da collezionisti o piloti del presente. Come Emanuele Pirro, fedelissimo di Goodwood, che si è alternato al volante della Williams FW08 sei ruote e della Tyrrell 006 di Stewart del 1973. Oppure l’idolo di casa, Jenson Button, che si è esibito guidando la vecchia Honda RA312 di John Surtees del 1968. Jackie Stewart ha invece guidato la Lotus 25 F1 del suo amico-rivale Jim Clark, in segno di omaggio per i 50 anni dalla sua morte avvenuta nel 1968. E poi c’era di tutto un po’. Provate a nominare un’auto da corsa, classica o attuale, e a Goodwood c’era di sicuro. Nei box abbiamo visto oltre trecento auto e moto da corsa, a partire da una mostruosa Fiat di 20.000 cmc di cent’anni fa, all’Auto Union di Nuvolari, alle Mercedes W125 Anni ‘50, alle Maserati di Fangio, alle Bugatti d’anteguerra. E poi GT di ogni tipo, Sport Prototipi, vetture Nascar, monoposto IndyCar. Persino le moto. Già, perché Goodwood celebra una doppia magia.

La prima magia è quella di accogliere sia il mondo delle due ruote che quello delle quattro. Mettendoli insieme a braccetto. Non esiste altro evento al mondo che accomuna la passione per le moto e quello per le macchine. Quindi lo spettatore può vedere insieme Giacomo Agostini e Valtteri Bottas, Emerson Fittipaldi e Freddie Spencer, Jenson Button e Randy Mamola. Ma le vere star non sono i piloti, che pure accorrono in massa a Goodwood, quanto le auto e le moto. La seconda magia di Goodwood, che non ha eguali nel mondo, infatti è quella di mettere auto e moto da corsa a disposizione del pubblico. I veicoli, tra una esibizione e l’altra, sono tutti alloggiati fianco a fianco sotto tende aperte al pubblico. Lo spettatore può girare tranquillamente attorno alle auto e moto da corsa, guardarsele da vicino, fotografarle e persino posare con loro, scattarsi selfie con le macchine o con i piloti. In quale altro circuito del mondo avete mai trovato la possibilità di toccare con mano una Ferrari F1 moderna o una Mercedes F1 contemporanea? O una Porsche 919? Di solito è impossibile avvicinarsi. A Goodwood si può. Qui si realizza quello che è il sogno di qualsiasi appassionato. C’è da rifarsi gli occhi fino allo sfinimento nel girare per i paddock e rimirare tutti i mezzi da corsa esposti.

Ogni anno poi Goodwood celebra una ricorrenza di qualche costruttore di automobili: quest’anno era il turno della Porsche, che per festeggiare i suoi 70 anni di vita - l’azienda è nata nel 1948 - ha portato la “creme de la creme” delle sue auto da corsa. Organizzando un evento nell’evento: un esibizione di una trentina delle più celebri vetture di Stoccarda con i suoi piloti pioù famosi. Ad aprire le danze Porsche c’era Mark Webber, testimonial del marchio, che ha portato sul percorso la prima Porsche 356 del 1948, quella con cui il marchio tedesco iniziò l’avventura nel mondo dell’automobile. E poi una sfilata di GT, le 911, 935, 936, la “Moby Dick” degli anni Ottanta; quindi i Prototipi 908, 910, 917 in varie livree compresa quella leggendaria Gulf. E la 917/30 della Can Am, la più potente Porsche mai costruita, da quasi 1500 cavalli per via del suo motore 12 cilindri 5 litri sovralimentato. Per chiudere c’era la 911 Pink Pig, che ha recentemente vinto la classe GT a Le Mans guidata da Estre, uno dei tre piloti, e pure la 919 Hybrid Evo, quella che ha stabilito il record sul giro al vecchio Nurburgring, nelle mani di Jani. Non contenta, Porsche per sottolineare la propria presenza ha realizzato una scultura incredibile: ha preso cinque delle sue auto più significative - 911, 919 Hybrid, 959 Dakar, 356 e XX - e le ha appese a settanta metri di altezza (!) su una struttura d’acciaio sorretta da un altissimo palo. La scultura si vedeva a un km di distanza e dominava l’intera tenuta di Goodwood. Faceva effetto passare a piedi sotto la scultura con il timore non del tutto sopito che una vera Porsche 917 ti potesse cadere in testa da quell’altezza!

Negli anni il Festival of Speed di Goodwood è cresciuto diventando anche un vero salone dell’auto. Quando i costruttori di automobili hanno compreso che qui ci venivano 100/150 mila spettatori appassionati di motori, hanno cominciato a costruire sul prato del Duca di Richmond gli stand che abitualmente realizzano ai saloni dell’auto. E a riempirli con le loro novità. Così per esempio Aston Martin ha esposto qui, per la prima volta al mondo, la nuova coupé DBS Superleggera da 715 cv, la Maserati ha portato a Goodwood le versioni Trofeo e GTS della Levante che in Europa ancora non si erano viste. La Toyota ha mostrato qui la versione definitiva della GT Supra, che si è anche esibita, camuffata, sulla strip in salita. Nell’enorme parco del castello di Goodwood c’erano gli stand - affollatissimi - di ben 19 Case costruttrici. Il futuro dell’automobile, sia come esibizione che come salone espositivo, alloggia qui. Finché almeno l’auto elettrica non scaccerà quella a motore..