Tra quattro ruote molto più che tra quattro pareti, c'è interesse nei matrimoni quanto nei divorzi. Sarebbe complesso spiegare come mai nella storia recente il costo del denaro così basso sia coinciso con la poca remuneratività degli investimenti commerciali e immobiliari. E' un fatto che la borsa sia la valvola di sfogo più naturale per investimenti da parte di capitali privati e fondi.  C'è insomma una immensa domanda di azioni, meglio se legate a marchi prestigiosi, soprattutto se proiettati verso le tecnologie "premium green". Il lusso compatibile con l'ambiente trasforma il denaro investito su un brand automobilistico in un azzardo politicamente corretto. Tesla insegna, ora molti inseguono, facilitati dal non avere neppure l'obbligo di doversi costruire una storia, ma casomai monetizzarla.

Aston Martin è pronta al grande passo, collocherà 56,8 milioni di azioni con un prezzo ipotetico oscillante 17,50 e 22,50 sterline. Il 3 ottobre il debutto alla Borsa di Londra: il marchio di Gaydon genererà una valore in capitale vicino ai 5 miliardi di sterline, ovvero 5,7 miliardi di euro, tutto questo con un risultato in archivio di 5.117 vetture vendute nel 2017. Un ottimo traguardo, certo, ma che non giustifica una valorizzazione del titolo da oltre un milione di euro per ogni singola auto commercializzata. E' inevitabile abbandonare i canoni dell'economia reale per comprendere cosa stia davvero succedendo tra le quattro pareti delle quattro ruote.

Aston Martin porta all'incasso una serie di relazioni preferenziali con il gruppo tedesco Daimler, suo partner strategico e tecnologico dal lontano 2013, anno in cui i tedeschi sono entrati nel capitale con il 4,9% delle azioni, che con la quotazione nel mercato libero non potranno che aumentare nettamente di valore. Un legame che ha aiutato non poco il gruppo tedesco a presidiare il segmento delle vetture sportive di lusso fornendo alla casa di Gaydon le proprie motorizzazioni. Del resto, Aston Martin non è AMG, dunque nessuna controindicazione nel continuare a crescere insieme mettendo in comune la piattaforma tecnologica delle motorizzazioni ibride ad alte prestazioni, in attesa che Stoccarda renda disponibile al suo partner privilegiato i componenti per sviluppare auto elettriche di altissima gamma.

Un matrimonio che si accompagna ad un divorzio, di grande interesse. Daimler lavora da tempo ad una operazione di separazione del gruppo in tre divisioni. Le nuove aggregazioni dovrebbero vedere nascere un polo Mercedes-Benz Cars & Vans, una seconda societaria Daimler Trucks & Bus, e infine una terza, originariamente individuata in Daimler Financial Services, ma più recentemente caratterizzata come centro di attrazione di tutti i nuovi servizi di mobilità evoluta, a cominciare dalla piattaforma Me.

Una organizzazione a divisa in tre, più flessibile capace di gestire la transizione verso la guida autonoma e l'elettrificazione, ma pronta anche a fornire tre collocazioni distinte in borsa. Nella eventualità, il gruppo sottolinea la necessità di alcuni passaggi formali, come l'approvazione da parte di tutti gli attuali azionisti. Tra i quali i nuovi arrivati, Geely, il che rende la cosa molto più di una formalità .

In febbraio Li Shufu, patron del gruppo cinese, ha letteralmente rastrellamento titoli Daimler in borsa acquisendo il 9,69 %, ma le sue attività puntano casomai a stringere rapporti sempre più stretti tra la attuale Mercedes, frenandone uno scorporo, e un altro suo marchio automobilistico al 99% di sua proprietà, questo si destinato ad un ingresso rapido e trionfante in borsa, cioè la svedese Volvo.

Se vogliamo, un intreccio di interessi finanziari, vista la rapidità con cui Geely ha avviato le procedure per avviare la vendita sul mercato libero dei titoli Volvo e poi sbarcare nel listino al Borsa di Hong Kong. Secondo molti analisti, una Volvo supportata da una collaborazione tecnica con Mercedes sul versante dei motori ibridi ed elettrici potrebbe arrivare ad una capitalizzazione di 15 miliardi di dollari.

I nuovi titoli che sbarcano in borsa hanno la forza di attrarre investitori, ma anche spostare brevetti e tecnologie in strutture che prima non c'erano, con logiche che vanno oltre i marchi.  Il matrimonio del secolo è quello di Lamborghini con Porsche, destinata a diventare la capofila di una Divisione Super Premium che andrebbe ad includere anche Bentley e Bugatti. Fonti interne all'azienda riferiscono che l'indirizzo proviene dal numero uno del gruppo Volkswagen, Herbert Diess, che starebbe per accelerare l'operazione prevista per gennaio, con i primi incontri operativi a novembre. Ancora una volta, si tratta di mettere in comune piattaforme di elettrificazione e ibridizzazione al massimo livello del lusso automobilistico. Gli analisti di Bloomberg Intelligence ipotizzano un valore valore tendenziale sul mercato vicino ai 120 miliardi di euro. Un matrimonio che è anche un divorzio di interessi, purché tra stelle.