S i frequentano da sempre, si annusano da anni, eppure, finora, FCA e PSA non si sono mai avvicinati all’altare. Per questo è particolarmente complesso commentare l’ultima uscita in ordine di tempo, quella di Robert Peugeot ad del Gruppo francese, che martedì in un’intervista ha fatto intendere l’ipotetica trattativa in corso per la fusione/alleanza con FCA (“Sin dall’inizio abbiamo appoggiato il progetto Opel. Se si presentasse un’altra occasione, certo non saremo noi a frenare”). A maggior ragione dopo la corrispondenza d’amorosi sensi tra i due n.1 - Manley (FCA) e Tavares (PSA) - al Salone di Ginevra, quando i manager si scambiarono messaggi, assolutamente non diretti, ma di reciproca apertura a vagliare opportunità per rinforzarsi.

Quindi il messaggio di mr. Peugeot - accolto trionfalmente dalle Borse - va catalogato tra le mosse tutte da interpretare. Perchè se è vero che in lizza ci sono sia G.M. (difficile torni in Europa dopo aver ceduto Opel) e Jaguar Land Rover, è scontato pensare che il vero destinatario fosse Torino, la famiglia Agnelli. Mossa reale o solo strategia, in un mercato dell’automobile dove le alleanze sono diventate un dogma, a maggior ragione con le previsioni fosche per il prossimo biennio?

In realtà, FCA e PSA erano già stati sul punto di fidanzarsi. Era il 2016, Tavares aveva confessato ai suoi di essere pronto a fare il n.2 a Marchionne e lo stesso manager italo canadese aveva incontrato un paio di volte l’allora Ministro delle Finanze transalpino, Emmanuel Macron (ora Presidente) per la fattibilità di un’operazione - lo Stato francese è azionista di PSA - che veniva data come parecchio gradita anche a John Elkann. Però, alla fine non se ne fece nulla.

Marchionne aveva qualche dubbio di troppo, Tavares svoltò in direzione Opel fino a conquistarla e a riportarla in attivo (dopo 20 anni di rosso), mentre a sua volta Marchionne continuò ad inseguire invano Mary Barra e la G.M, per poi orientarsi verso le chimere coreane e cinesi, comunque mai raggiunte, quando non rifiutate. Per la cronaca, al Lingotto, pare, non la presero tanto bene. Ora, come spiegare questa nemmeno troppo improvvisa... riattivazione? Intanto, perchè potrebbe fare comodo a tutti. A FCA, che così consoliderebbe lo sviluppo di un’elettrificazione che per quanto Manley sostenga possa essere autonomo ha bisogno di piattaforme per moltiplicare i modelli. E PSA ce le ha.

A sua volta i francesi acquisirebbero quel corridoio nel nord America che è sempre mancato. Dal punto di vista industriale questo matrimonio si potrebbe anche fare, al netto di capitalizzazioni diverse e di equilibri, leggi partecipazioni, non facili da trovare. Con FCA, cioè Elkann che può mettere sulla bilancia Jeep, Fiat, Lancia, Alfa Romeo e Maserati, per tenersi stretta Ferrari. Di certo, nel panorama geopolitico attuale non aiutano ai fini di una teorica intesa, i rapporti tesi tra governi, la scelta italiana di puntare sulla nuova “via della seta”, cioè l’accordo con la Cina e senza dimenticare i dubbi di Marchionne per un’organizzazione che potrebbe richiedere scelte onerose. PSA con Opel ha qualcosa come 28 stabilimenti in Europa, FCA altri 7: razionalizzare un nuovo gigante da 8,5 milioni di auto all’anno (sarebbe il 4°costruttore mondiale) potrebbe essere impresa rischiosa. Ma se serve per sopravvivere...