Sono passati 50 anni, eppure si parla di soluzioni talmente innovative che potrebbero benissimo essere state presentate al Salone di Francoforte del 2019, anziché quello del '69. Mercedes C111: un nome che abbiamo sentito o di cui abbiamo spesso letto, per una macchina che però non abbiamo avuto il piacere di vedere in strada.

Trattasi infatti di un concept, di un modello prototipo, un’auto-laboratorio utilizzata dalla Mercedes per i suoi esperimenti sull’alimentazione, in produzione per 10 anni. Tanti sono bastati per catalogare la C111 come un’auto a suo modo storica, nonostante nessun normale guidatore ci si sia mai seduto sopra.

Mercedes al Salone di Francoforte 2019: VIDEO

LE ORIGINI E IL PRIMO MODELLO

Verso la fine degli anni Sessanta, in casa Mercedes hanno bisogno di testare le evoluzioni tecniche dei motori Wankel, Diesel e dei turbocompressori. Ne viene fuori un prototipo che nel giro di poco tempo si configura come una vera e propria granturismo, nonostante estetica (coupé a 2 porte) e caratteristiche la possano collocare tranquillamente nel settore delle vetture agonistiche.

La prima C111, questa la denominazione che riceve, appare nel luglio 1969. Scocca in fibra di vetro e telaio in lamiera d’acciaio sotto una carrozzeria in vetroresina, la macchina ha due caratteristiche che sovrastano tutto il resto: è spinta da un Wankel a tre rotori (in un’epoca in cui si pensava tale propulsore potesse avere grande successo commerciale) a iniezione diretta, 280 CV a 7000 giri/min. Ma, e qui Mercedes stupisce, monta il motore posteriore centrale ma in posizione longitudinale. Una soluzione innovativa, che già pochissimi anni dopo verrà adottata ad esempio da Lamborghini per la sua Countach.

Già dalla C111-I si intravedono le caratteristiche di lusso che contraddistinguono la gamma. Gli interni infatti vengono da subito pensati per il comfort del guidatore, vedi i componenti in pelle, con elementi tecnologici anche sofisticati, come l’impianto di ventilazione.

Ennesima chicca, le portiere ad ali di gabbiano, riproposte in casa Mercedes. Una sperimentazione dovuta probabilmente, chissà, a una sorta di omaggio alla W198 e alla 300SL.

LE MODIFICHE E LA C111-II

Al Salone di Ginevra del 1970, Mercedes presenta la seconda versione, aggiornata secondo alcune esigenze di motorizzazione. Ad esempio: tutti si accorgono subito che la C111 ha un’anima da corsa. Non potrebbe essere altrimenti, quando riesci a raggiungere agevolmente i 300 km/h. Ma la vettura va in difficoltà ai medi e bassi regimi: ne deriva l’inserimento di un nuovo Wankel a quattro rotori. Aumentano sia la cilindrata, 2400 cc, sia i cavalli, 350, ma diminuisce la potenza per litro. Per migliorare l’aerodinamica, viene anche ulteriormente abbassata la carrozzeria.

LA VERSIONE DIESEL: UN FULMINE IN PISTA

Siamo però già nel pieno degli anni Settanta, la crisi petrolifera e le polemiche sull’inquinamento (più che mai attuali ai giorni nostri) non fanno sconti, e Mercedes decide quindi di testare il motore Diesel. Lo fa inserendolo nella C111-III, dove il propulsore, un 5 cilindri 3.0, viene anche aiutato da un turbocompressore Garrett provvisto di intercooler: 230 CV a 4200 giri/min, che grazie alla cilindrata permettono alla vettura di realizzare anche ben 9 record di velocità in pista.

A Stoccarda si ingolosiscono, e montano un modello di C111-III totalmente dedicato al raggiungimento di un nuovo primato. Possono esultare, in casa Mercedes, quando nell’aprile 1978 sul circuito di Nardò la nuova C111-IIID tocca i 314 orari.

Nardò, 40 anni a 300 all'ora

L’auto, in seguito, ha un ultimo sussulto di gloria, quando, spinta da un V8 da 500 CV, registra, sempre a Nardò, una velocità di 403 km/h. È già il 1979, e la storia della Mercedes C-111 termina lì, su una pista, in quello che sarebbe stato il suo vero habitat naturale.