La vera politica industriale è fatta di annunci con il tono dell’enfasi, seguiti però subito da programmi, con il peso della concretezza.

Nel giorno dell’ufficializzazione, quest’ultimo è il compito che si è scelto Mike Manley, ad di FCA, che indirizza a tutti i dipendenti una lettera che punta dritto al bersaglio dell’operazione: «Saremmo in grado di generare una crescita di valore significativa, producendo circa 3,7 miliardi di euro di sinergie stimate all’anno, derivanti da efficienze negli investimenti grazie alla condivisione di piattaforme, motori e tecnologie, e da un maggiore potere d’acquisto».

Sistema industriale

Manley mette subito sul piatto il valore aggiunto di FCA per PSA, e il corrispettivo reciproco dei marchi che porta in dote Torino. La partita stavolta è diversa da quella giocata nel 2009 da Sergio Marchionne e che portò all’ingresso di Fiat nel capitale Chrysler. Non si tratta di scalare l’industria europea, non con la leva finanziaria, piuttosto inserirsi a pieno titolo nella sistema industriale delle piattaforme modulari.

Un aggettivo che fotografa l intuizione del Gruppo Volkswagen che permette di creare vetture totalmente diverse per stile, dimensioni e tipologia, utilizzando però una stessa base meccanica. Una filosofia rivoluzionaria ulteriormente accelerata da Toyota con le proprie piattaforme modulari della famiglia TNGA e da Renault-Nissan con il pianale CMF (Common Module Family) destinato alle citycar come Clio e al suv compatto Captur, ma che possiede come miglior ipoteca sul futuro anche PSA. La più recente è la piattaforma CMP già destinata a Peugeot 208, Opel Corsa e Ds3 Crossback, una vera architettura “multi energy” per auto compatte in grado di ospitare motorizzazioni tradizionali o 100% elettriche e di cui il marchio Fiat farebbe un eccellente uso, per l’erede della Punto (?). Ma non solo. Niente impedirebbe infatti un ritorno in grande stile di Lancia, rinnovando Ypsilon, oggi commercializzata solo in Italia. Tutti gli analisti poi aspettano da tempo la trasformazione di 500 in un marchio a sè stante, una gamma premium seguendo la falsariga di Mini.

Piattaforma condivisa

Tassello altrettanto importante è quello della piattaforma modulare Emp2 (Efficient Modular Platform 2), sulla base della quale PSA realizza ora berline come Peugeot 508 ma soprattutto una intera gamma di Sport Utility medi e grandi declinati in tutti i suoi marchi, a partire da Peugeot 3008, fino a Opel Grandland X e DS7 Sportback.

L’abbinamento con le ambizioni di Alfa Romeo è chiaro: così può finalmente decollare Il Suv medio tanto atteso, la Tonale e già si parla di un baby Suv elettrico. Moltiplicare la gamma Alfa significherebbe davvero tornare a far paura a BMW. Come del resto la stessa Maserati, in versione elettrica, smonterebbe anche il fenomeno Tesla. La piattaforma modulare Emp2 può ospitare già molte varianti di motorizzazioni ibride. Discorso inverso invece per quanto riguarda Giulia e Stelvio, basate sul pianale Giorgio, sviluppato da FCA e riconosciuto come una eccellenza meccanica a livello mondiale in termini di piacere di guida e prestazioni sostenibili.

Mercato USA

Può fare da base a molte nuove vetture PSA, soprattutto guardando ad un potenziamento della gamma negli Stati Uniti. E proprio dagli States vengono in dote a PSA le piattaforme del marchio Ram, cruciali nel settore dei pick-up. Quanto a Jeep, il marchio più globale del nascituro gruppo, è la carta vincente anche sui mercati asiatici potendo riconfigurare la gamma di Sport Utility medi con pianali modulari di origine francese, sempre forte del valore di un brand come Jeep e dei suoi derivati come Wrangler. E qui il valore fa rima con profitti.