McLaren vira decisa verso l’ibrido plug-in. Questione di normative e limiti alle emissioni inquinanti di Co2 da rispettare. In Europa come su altri mercati globali. Così, la chance vale l’occasione per interpretare in chiave prestazionale la necessaria trasformazione.

Nei prossimi anni l’intera offerta del marchio inglese, dalle Sports Series d’accesso alle Super Series fino alle Ultimate Series, migrerà a sistemi elettrificati.

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Mike Flewitt ha confermato a Car and Driver la presentazione nel corso del 2020 della nuova piattaforma sulla quale nasceranno le future super e hypercar a Woking, nonché il lancio di un ibrido plug-in abbinabile sia al motore V8 biturbo che all’inedito V6. Fin qui le rivelazioni dell’a.d. McLaren.

L'erede della P1 sotto i 2"5

Un percorso di sviluppo che è facile immaginare portato avanti in collaborazione con il partner Ricardo, già fornitore del V8 4 litri e con il know-how tecnico per la realizzazione di soluzioni e-axle, come quella destinata sull’asse anteriore del progetto di punta McLaren P1. Sarà una hypercar da 2"3 sullo scatto da zero a cento orari.

Non è ancora chiaro se sarà il modello dell'esordio della nuova architettura. Potrebbe essere, piuttosto, una Sports Series a tenere a battesimo l'ibrido plug-in. 

Elettrificazione leggera nel peso

L’autonomia di marcia in elettrico attesa sarà tra i 25 e i 30 km, mentre sul fattore peso, la promessa di Flewitt di un sistema appena 30 kg più pesante rispetto a una motorizzazione esclusivamente endotermica. Valutazione d'insieme, che non può non legarsi all’introduzione del motore V6, più leggero, e di un risparmio di peso da ricercare anche nell'architettura MonoCage di futura generazione.

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L'ibrido plug-in, per i vincoli dettati dalle batterie, dall'elettronica e dal motogeneratore, impone pur sempre circa 100 kg di massa in più da gestire.