Correva l'anno 1930 quando Battista Farina, detto Pinin, fondò l'azienda chiamata con quello che poi divenne il cognome della sua famiglia. Da allora la Pininfarina è diventata un'autorità nel campo del design automobilistico, e non solo. Impossibile elencare le creazioni che ne portano la firma. A 90 anni di distanza dalla fondazione dell'azienda, la Pininfarina omaggia il proprio creatore Battista. Dedicandogli una vettura estrema, attualmente in fase di sviluppo.

Presentata per la prima volta all'ePrix di Roma del 2018, la Battista vuole rappresentare il punto d'incontro tra presente e futuro. Da una parte il powertrain elettrico a zero emissioni. Dall'altra una linea elegante e pulita che difficilmente farebbe pensare a una vettura priva di pistoni e cilindri nel proprio vano motore.

La squadra 

La Pininfarina, rilevata ormai dal alcuni anni da Mahindra & Mahindra, ha trovato nel gruppo indiano quella base necessaria a sviluppare nuovi prodotti. Affidandosi solo ai migliori collaboratori. Tanto per dire qualche nome, il programma di sviluppo tecnico è diretto da René Wollmann, strappato alla Mercedes-AMG. Mentre il collaudatore (e ambasciatore) della Casa è Nick Heidfeld, pilota esperto con trascorsi in Formula 1 e Formula E.

Una squadra di primo piano che ora sta portando la Battista in strada e in pista per poterla presentare ufficialmente al prossimo Salone di Ginevra. “I muletti equipaggiati con i concept di telaio e propulsore della Battista hanno già raggiunto l’80% delle prestazioni potenziali senza alcun problema – spiega Wollmann - Significa che le nostre performance EV sono già equivalenti all’hypercar con motore a combustione più potente al mondo. Durante la fase di simulazione e test in galleria del vento, la messa a punto del pacchetto aerodinamico ha contribuito a un significativo incremento dell’autonomia potenziale della Battista rispetto alle nostre previsioni iniziali.”

Livree da prototipo

Anche per la fase di test su asfalto la Pininfarina ha deciso di non lasciare nulla al caso. A partire dall'estetica dei muletti, che non sono coperti dalle solite camuffature bensì da design specifici. “Siamo onorati della risposta estremamente positiva all’estetica della Battista sin dalla sua presentazione. Perciò abbiamo scelto di creare per i prototipi una livrea giocosa e interessante, ispirata alle performance elettrizzanti che si celano sotto la meravigliosa carrozzeria dell’auto” ha spiega Luca Borgogno, responsabile del design del progetto.

I numeri della Battista sono da capogiro: 1.900 cavalli di potenza massima, ben accompagnati da 2.300 nm di coppia. Quanto basta a coprire l'accelerazione da 0 a 100 km/h in meno di due secondi e a raggiungere una velocità massima di 350 km/h. Pur mantenendo un'ottima autonomia, dichiarata dalla Casa di 500 km. Avvolti dal silenzio, naturalmente.