Si ripartirà, progressivamente, in tempi e modi differenziati di paese in paese, dall’emergenza coronavirus. E l’industria dell’auto dovrà rimettersi in moto (e in piedi). Serviranno accorgimenti per garantire la sicurezza dei lavoratori, misure da rispettare e mascherine, per dire di uno dei principali “strumenti” con i quali tornare alla normalità.

Serviranno, alle fabbriche, i componenti vitali perché si possa avviare la produzione. La catena di approvvigionamento dei pezzi dovrà avere tutte le maglie al proprio posto, perché gli ingranaggi girino. In attesa della riapertura degli impianti in Europa, gli specialisti della logistica in campo automotive di GEFCO hanno trasferito dalla Cina alla Francia 750 tonnellate di parti di ricambio, oltre a 2 milioni di mascherine da destinare ai lavoratori del comparto auto.

Dai fornitori allo stock negli hangar

Materiale necessario alle fabbriche che si trova stoccato negli aeroporti di Vatry - nord-est della Francia - e lo Charles de Gaulle di Parigi, i due nei quali sono atterrati gli 8 charter partiti da Shanghai, segmento finale di una catena di rifornimento avviata con il trasporto pesante su gomma, nelle aree di produzione della componentistica auto in Cina. Nelle “casse” sdoganate e pronte per arrivare ai cancelli delle fabbriche, quando riapriranno, i componenti più urgenti, pezzi fondamentali come pistoni, turbocompressori, portiere, modanature, pannelli elettronici.

“La sicurezza e la salute dei nostri dipendenti è fondamentale e sono orgoglioso dell’impegno dei nostri team operativi GEFCO, che sono stati in grado di garantire voli charter di tale entità, lavorando a distanza. La capacità dei nostri team in Cina e in Francia di operare insieme lungo tutte le fasi logistiche, dal trasporto aereo, al deposito fino alla consegna via camion, supportando i nostri clienti con soluzioni urgenti 'time critical' è la dimostrazione eccellente della nostra etica “Partners Unlimited”, ha commentato Paul-Henri Freret, vicepresidente esecutivo Divisione Air&Sea GEFCO.

FCA, ipotesi 4 maggio per riaprire impianti Usa e Canada