Mentre l’Italia affronta la delicata fase della riapertura, si infiamma la discussione politica sul prestito statale a FCA. Il governo sta infatti vagliando la possibilità di concedere a Fiat Chrysler una somma pari a 6,3 miliardi di euro da restituire entro pochi anni, per aiutare l’azienda a superare la crisi dovuta al Covid-19. Forte il dibattito da parte degli esponenti del panorama politico, che concordano su un punto: se il prestito verrà erogato, dovrà essere finalizzato a investimenti in Italia.

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Condizioni stringenti

Aperture al prestito a FCA arrivano da alcuni ministri del governo Conte, che però pongono alcune condizioni “aggiuntive e stringenti”, come le ha definite Roberto Gualtieri. "Abbiamo detto a Fiat che con il prestito ci devono pagare investimenti in Italia e abbiamo detto 'no' a delocalizzazioni. La garanzia dello Stato è legata a queste condizioni" ha spiegato il ministro dell’Economia.

Sulla stessa linea anche il titolare del dicastero per il Sud, Giuseppe Provenzano: "Il Governo ha previsto nei vari decreti alcune condizionalità, e precisamente: avere sede legale in Italia, non distribuire i dividendi, impegnarsi a orientare quei finanziamenti a tutelare occupazione e capacità produttiva nel nostro Paese".

Da parte degli altri esponenti del governo e dai partiti dell'opposizione arrivano aperture, sempre legate alle condizioni di investimenti localizzati in Italia. Dello stesso avviso anche i sindacati, che chiedono tutele per gli stabilimenti italiani e che vengno garantiti i livelli occupazionali.

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Fase critica

Quello attraversato da Fiat Chrysler è forse uno dei momenti più difficili della sua storia recente. Mentre vanno avanti le procedure per la fusione con PSA e il processo di elettrificazione, il gruppo si è trovato di fronte a un tracollo delle vendite dovute all’emergenza Covid-19. In Europa in aprile le vendite di FCA sono crollate dell’'87,7%, e in tutto il 2020 le quote del gruppo sono calate sensibilmente rispetto all’anno scorso.

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