Sono passati cinque anni da quando , per la prima volta, scoppiò il Dieselgate. Lo scandalo, inizialmente legato solo al gruppo Volkswagen e ai motori a gasolio, ben presto si estese anche a molte altre Case e gruppi e ai propulsori a benzina, scuotendo l'intero mondo dell'automobile. Tanto che ancora oggi gli strascichi legali non si sono ancora conclusi, e nei tribunali vengono tuttora depositate richieste di risarcimento. Come quelle ai danni di Mercedes, querelata per ulteriori 350 milioni di euro da un gruppo di azionisti.

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Danni miliardari

Il Dieselgate è costato caro al gruppo Daimler, che solo poche settimane fa aveva pagato 2,2 miliardi di dollari negli Stati Uniti per chiudere la questione oltreoceano. Ma in Europa le vertenze sono tutt'altro che concluse, tanto che le richieste di risarcimento continuano ad arrivare. L'ultima proviene da quattro grandi azionisti della Casa tedesca, che hanno depositato presso il tribunale di Stoccarda una richiesta di 350 milioni di euro (di cui 250 da parte di un solo azionista, i restanti da altri tre).

Le motivazioni della richiesta di risarcimento risiedono nel fatto che, all'epoca, Mercedes non abbia comunicato tempestivamente di aver dotato le proprie vetture di dispositivi illegali atti a contenere le emissioni inquinanti durante i collaudi. Quest'ultima serie di cause si aggiunge alle altre già presentate negli ultimi anni, tra cui quelle di inizio 2020, quando un gruppo di 200 azionisti aveva citato il Costruttore di Stoccarda per altri 900 milioni di euro.

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