Linee morbide e sinuose, profilo coupé, un aggressivo colore rosso. E un look che ammicca decisamente al passato. È una nuova supercar tutta italiana appena presentata al Museo dell’Automobile di Torino: la Taraschi Berardo. Un nome curioso che solo pochi, pochissimi esperti delle corse del passato collegheranno all’origine. Berardo Taraschi era un pilota di auto e moto da corsa a cavallo fra gli anni Trenta e i Cinquanta. Ha iniziato con le moto prima della guerra poi è passato all’automobilismo nel dopoguerra. Ha corso con vetture di piccola cilindrata, le Sport, le Corsa e le Formula Tre, approdando poi persino alla F1, categoria nella quale ha disputato diverse gare con una Ferrari privata a fianco di Musso, Ascari, Castellotti, Villoresi, i migliori piloti italiani del dopoguerra.

Il pilota costruttore

Ma Taraschi nell’automobilismo è stato un personaggio importante perché era un pilota-costruttore. Uno dei pochissimi. Costruiva da solo le auto con cui correva, le guidava in gara, le portava alla vittoria e poi sulla scia dei successi ne vendeva una piccola serie ad altri piloti privati. Le sue auto si sono chiamate prima Urania poi Giaur (dal nome di un famoso cavallo da corsa dell’epoca). Nell’epoca dell’automobilismo ruggente del dopoguerra è stato uno dei più floridi esempi di pilota-costruttore. Come avrebbero fatto anni dopo a un livello più alto campioni come Bruce McLaren e Jack Brabham.

Tributo 1-Off

Taraschi ha cessato l’attività di pilota e costruttore nei primi anni Sessanta dedicandosi al commercio di automobili stradali ed è morto nel 1997. Sessant’anni dopo, il suo nome rivive in una supercar realizzata da una ditta italiana, la 1-Off di Fabio Del Punta e Andrea Quartieri. Con la benedizione della famiglia Taraschi che ha concesso l’uso del nome. La Taraschi Berardo è un prototipo e si spera la prima di una serie di modelli supersportivi. La sua carrozzeria è interamente in alluminio, è lunga cinque metri e larga due. È stata costruita a mano da esperti battilastra, come le vere supercar di una volta. Possiede una tecnologia d’avanguardia sotto il cofano: un motore ibrido plug-in da 420 cavalli. 

Scheletro BMW

L’auto è sta disegnata dall’architetto Andrea Quartieri, che per ispirarsi al passato ha ripreso lo stile morbido e sinuoso della Giaur 750 Champion Sport del 1953, una delle Taraschi di maggior successo, fondendolo con tecnologie e materiali moderni. Proprio come le sportive di una volta, la carrozzeria di questa Taraschi è stata realizzata interamente a mano in alluminio e questo lavoro certosino è stato eseguito  della Quality Cars di Padova. La meccanica invece è di derivazione BMW.  Il powertrain è quello della i8, l'ibrida bavarese plug-in con motore elettrico affiancato a un 3 cilindri BMW termico di 1,5 litri di cilindrata. L’auto eroga complessivamente 420 cv, è lunga 4,98 metri, larga 2,04, ha trazione integrale, pesa 1500 kg, accelera sullo 0-100 in 3"9 e piò raggiungere i 280 km/h. Dentro l’auto è realizzata completamente in pelle di eccelsa qualità lavorata da una ditta fiorentina specializzata nel settore. Ogni auto verrà costruita a richiesta con le specifiche di colore e finiture decise dall’acquirente.

Il prezzo, non ancora deciso, sarà comunque faraonico (parliamo di centinaia di migliaia di euro) ma comprensibile per un’automobile interamente fatta a mano e realizzata in esemplare unico. Perché non ci saranno mai due Taraschi uguali fra loro.