Non è proprio l'anno giusto per i Saloni dell'auto, perchè non è l'anno giusto per fare niente, questo maledetto 2020, bisestile e portatore di cose negative in quantità industriale. Così, sull'altare del Covid 19 - e della pessima gestione fatta da chi ci dovrebbe governare- si è finito per sacrificare anche il Milano Monza rivisto e corretto (svariate volte). Le piazze del capoluogo lombardo, già drasticamente ridotte, non ospiteranno la manifestazione erede del Parco Valentino che aveva comunque raccolto l'adesione di oltre 50 brand, assetati di visibilità in questa stagione priva divetrine e di opportunità, che non siano quelle offerte dalle concessionarie.

E nella speranza che il contrordinedavvero coincida con la primavera del 2021 econ l'arrivo del vaccino spazza problemi e paure. Altrimenti, non sappiamo davvero cosa pensare delle prospettive e del futuro di tutti noi. Al netto di questa visione realistica, ci preme sottolineare il buon senso dimostrato dagli organizzatori e dalle Case stesse che, senza aspettare divietio annullamenti istituzionali, hanno preferito fare un passo indietro autonomo nel momento giusto e nella maniera giusta. Che anche quella ci vuole, in certe situazioni. I soliti ipercritici diranno che Levy & C. non avevano alternative, che ormai la situazione era talmente cosi orientata al negativo che farsi da parteera scontato.

E non siamo d'accordo, perchè assistiamo quotidianamente a irrigidimenti senza senso su situazioni meno compromesse di quella del Covid, quando è stato annunciato l'annullamento del MiMo2020. Non aveva senso insistere perchè, anche volendo comunque andare avanti, non ci sarebbe stato mai il riscontro di pubblico che ci si aspettava. E anche le stesse Case non avrebbero ottimizzato l'investimento, né ottenuto i lid, la linfa verde che ormai inseguono tutti. Resta da capire come riusciranno a gestire le singole filiali - per non parlare, s'intende dei concessionari -una situazione così delicata, dove, a fronte del blocco degli incentivi statali che, se tutto va bene, si rivedranno a inizio 2021, vengono a mancare, una dopo l'altratutte le opportunità di visibilità e di conoscenza del prodotto che potevano aiutare a fare numeri e cassa.

Se la digitalizzazione del processo di vendita, durante il primo lock down, è stata la reale scoperta, diciamo anche il valore aggiunto del male assoluto della chiusura, chissà stavolta cosa potrà uscire dal cilindro dei vari esperti di marketing per contenere i danni in questi mesi finali dell'anno. Ma qualcosa bisognerà inventarsi, perchè i numeri, già drammatici, rischiano di diventare un buco nero, non solo difficilmente colmabile, ma dentro il quale potrebbero scomparire molti operatori, come ormai da più parti paventato. Questo, sempre in considerazione del fatto che lo Stato non sembra in grado di garantire nulla: a cominciare dalla sopravvivenza dei lavoratori con i ritardi acclarati nell'arrivo della Cassa Integrazione, tanto meno, figuriamoci, per quella degli imprenditori che secondo alcune belle teste pensanti avrebbero risorse infinite. I conti, come sempre, si faranno alla fine. Ma non alla fine di quest'anno, come dice qualcuno. Ma a fine 2021. E a giudicare dalle premesse, non sarà davvero u nbel conteggio, quello dei sopravvissuti.