Mesi e mesi di chiusure e limitazioni al libero movimento dei cittadini non hanno impedito al Governo e alle amministrazioni locali di approvare provvedimenti e modifiche normative che non sono a favore degli automobilisti. In alcune grandi città sono state varate piste ciclabili a detrimento delle corsie di scorrimento del traffico e anche delle zone di parcheggio esistenti.

La pur criticatissima onda “verde” a favore di biciclette e monopattini elettrici è poi salita sino ai palazzi del Governo che con il cosiddetto Decreto Semplificazioni ha, di fatto, modificato alcune norme del Codice della Strada. A parte discutibili privilegi garantiti ai ciclisti e a maggiori poteri assegnati agli ausiliari del traffico, balza agli occhi la possibilità, per le amministrazioni comunali, di installare rilevatori di velocità anche nelle strade di quartiere e non solo lungo le vie a scorrimento rapido.

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QUANDO L’AUTOVELOX DIVENTA INCUBO

La modifica al Codice della Strada prevede anche l’istituzione di zone con limite massimo di 30 km/h, spesso facilmente superato pure dai ciclisti amatoriali. La tentazione di fare cassa da parte delle amministrazioni locali può cogliere ora una preziosa occasione che si aggiunge a quelle già omologate da tempo.

Per un certo modo di pensare, e in particolare per chi non ama le automobili, la velocità purtroppo rimane una specie di demone da combattere, uno dei mali peggiori della viabilità. Questo pure se non è tanto la velocità assoluta ad essere pericolosa quanto quella relativa alle condizioni di marcia, del traffico, della situazione meteorologica, del tipo di veicolo, delle capacità del guidatore e di un’altra serie di fattori a seguire. Come non ci stancheremo mai di ripetere su queste pagine.

RESTRIZIONI A VOLTE ASSURDE

Non vogliamo fare polemiche, ma molti limiti di velocità sono davvero assurdi. Basta pensare a strade a doppia e tripla corsia dove viaggiare a 70 o 80 all’ora diventa snervante, per non parlare dei citati 30 km/h che erano già imposti anche lungo strade larghe e libere dal traffico.

Secondo noi la soluzione ideale sarebbe quella applicata in Germania dove i limiti di velocità sono decisi relativamente alla situazione del momento e in molti tratti autostradali sono tuttora inesistenti. In Italia c’era stata nel 2019 la proposta di innalzare in determinati momenti il limite in autostrada a 150 km/h. Come risultato, si è ottenuta una levata di scudi esagerata in senso contrario anche e soprattutto in base a posizioni di schieramento politico.

Con la logica, sbagliata ma purtroppo usuale, che un provvedimento è giudicato a seconda di chi lo propone e non per la sua possibile utilità. Sfidiamo in ogni caso chiunque dal non aver mai commesso un’infrazione per eccesso di velocità, anche se non è stata rilevata e punita con la relativa contravvenzione.

LOCALIZZARE I PUNTI A RISCHIO

Localizzare i punti fissi di controllo e quelli potenzialmente utilizzati dalle postazioni mobili aiuta ad evitare possibili infrazioni. Prima di mettersi in viaggio è sempre consigliabile visitare il sito della Polizia Stradale nella pagina dalla
quale scaricare la mappa dei controlli mobili previsti durante la settimana (www.poliziadistato. it/articolo/175).

Sono ovviamente meno facilmente individuabili i punti mobili di controllo delle polizie locali, da quelle municipali a quelle provinciali. Va comunque ricordato che ogni controllo di velocità, anche fisso, deve essere indicato ad una distanza massima di 4 km dal punto di rilevamento e che l’apparecchiatura deve essere conforme alla legge e alle ulteriori sentenze in materia.

Con gli smartphone e l’aiuto dell’elettronica si può avere un ausilio nell’individuazione dei punti di controllo, soprattutto fissi. Questi ultimi sono segnalati direttamente anche dai navigatori satellitari più recenti di alcune Case automobilistiche.

APPLICAZIONI E DISPOSITIVI UTILI

Una delle applicazioni più utili in materia è Waze, disponibile per tutti i modelli di smartphone e ormai impostasi per la notevole affidabilità nel segnalare i punti di controllo della velocità. Non solo: è di fatto un navigatore in grado di evitare il traffico lungo le strade da percorrere come fanno quelli più evoluti (e costosi) sulle auto in vendita. Waze è una specie di GPS sociale che sfrutta le indicazioni degli iscritti, comprese le segnalazioni dei controlli di velocità, con il vantaggio di essere completamente gratuita.

Tra le app a pagamento va segnalata Coyote (www.mycoyote.net) che, a sua volta, utilizza le segnalazioni degli utenti che indicano eventuali postazioni mobili e problemi di traffico. L’applicazione per i telefoni mobili parte da una base di 5,99 euro al mese con tariffe scontate per l’abbonamento annuale e la possibilità di collegarla con un sovrapprezzo direttamente a Apple CarPlay e Mirrorlink per Android. Coyote mette a disposizione anche dispositivi specifici con funzioni differenziate.

L’apparecchio mini costa ora 49,99 euro (con 100 euro di sconto e 3 mesi di abbonamento gratis) mentre il Nav+ che ha funzionalità ampliate, touchscreen e navigatore 3D costa 249,99 euro con il medesimo sconto e la stessa offerta. I due dispositivi richiedono comunque un canone di abbonamento mensile pari a 12 euro per essere utilizzati con una riduzione a 9,99 euro per un minimo di 2 anni.

I TUTOR IN AUTOSTRADA

Buona parte della rete autostradale italiana è stata sottoposta a controlli della velocità tramite il sistema Sicve, detto anche Tutor, sino dal 2004. Da inizio dicembre dello stesso anno la rete di controllo si è evoluta, assumendo la denominazione Sicve PM in conformità con regolamenti sui brevetti che precedentemente non erano stati rispettati. Il sistema, installato dalla Società Autostrade, viene gestito dalla Polizia Stradale che effettua controlli decisamente insidiosi, soprattutto della velocità media tenuta in determinati tratti.

Dal 21 dicembre sono diventati ben 134 per una lunghezza complessiva di circa 1.400 km. In questi tratti autostradali bisogna porre particolare attenzione alla velocità tenuta, anche perché i controlli non sono sempre annunciati da segnalazioni sui pannelli luminosi. Mappa ed elenco di questi tratti sono comunque consultabili sul sito della Polizia (www. poliziadistato.it/articolo/51). Il rispetto del limite di velocità media è altamente raccomandabile, dato che risulta una certa severità di controllo, non solo nei tratti con un limite di 110 km/h sulla A7 e sulla A10.

LE EVENTUALITÀ PER FARE RICORSO

Si può discutere della logica di alcuni limiti, ma in ogni caso devono essere rispettati per non incorrere in multe costose e nella decurtazione di punti sulla patente. È importante sapere che i controlli di velocità devono essere preventivi e non repressivi, e meno che mai effettuati con l’obiettivo di raccogliere gli introiti delle contravvenzioni. Lo dice una disposizione della Corte di Cassazione del marzo 2014.

La normativa impone anche che i rilevamenti debbano essere tempestivamente segnalati a una distanza massima di 4 km dal punto dove vengono effettuati. Secondo la disposizione ci dovrebbe essere una distanza minima dal cartello di avviso di 250 metri in autostrada e sulle strade extraurbane, 150 metri su quelle extraurbane e 80 metri sulle altre.

Una più recente sentenza della stessa Corte di Cassazione, a maggio del 2016, ha tuttavia decretato, rifacendosi a un decreto ministeriale del 2007, che non vi è obbligo di rispettare una distanza minima di avviso della presenza dell’apparecchio di rilevazione della velocità, per cui è meglio tenere in considerazione questa insidiosa eventualità.

Possibilità di ricorso avverso alla notifica di contravvenzione vengono anche da sentenze che impongono l’uso di apparecchiature di rilevamento della velocità omologate e non semplicemente approvate. Prima di pagare l’importo dovuto per l’infrazione, in caso di dubbio sulla sua legittimità è meglio rivolgersi a dei legali, con particolare riferimento a quelli delle associazioni dei consumatori, divenuti specializzati in materia.

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