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Buon senso e cultura: la lezione del Prof. Cingolani

Buon senso e cultura: la lezione del Prof. Cingolani

Il ministro della transizione ecologica, Cingolani,sta indicando al governo Draghi la strada giusta per avviare la rivoluzione corretta in direzione di una mobilità davvero sostenibile senza compromessi politici o ritardi: ci auguriamo che qualcuno lo segua

di Pasquale Di Santillo

18 giugno

Stavolta mi sbilancio: #iostoconcingolani, ora e sempre e anche se i social mi fanno rabbrividire, userò l'hashtag come fosse un manifesto culturale. Sì, per una volta mi schiero apertamente con un Ministro della Repubblica Italiana, forse per il semplice fatto che di ministro, di politico in sé, Cingolani ha davvero poco, anzi, praticamente niente. È un fisico, uno scienziato prestato alla politica per volontà del Presidente del Consiglio Draghi che lo ha voluto alla guida del nuovissimo Dicastero della Transizione Ecologica e lui ha accettato senza però togliersi anche un solo abito di quelli indossati quotidianamente. Anzi, ci ha aggiunto elmo, corazza e scudo per entrare nell'emiciclo parlamentare e nelle segrete stanze del potere con l'irruenza di chi sa ed è capace di mettere tutti gli altri di fronte all'inevitabile evidenza dei numeri e della realtà.

Lo avevamo ascoltato nei mesi successivi al suo insediamento e già ci aveva fatto una grandissima impressione. Ma l'intervista che apre questo numero e il suo intervento al nostro Convegno virtuale AutomotiveLab nel confronto che abbiamo avuto insieme al Direttore Brambilla e al Reponsabile del Centro Prove Sabbatini, sono state esperienze illuminanti. Pragmatico, sintetico, chiarissimo nella sua esposizione da accademico qual è e rimarrà, sempre e comunque, e soprattutto netto, duro ai confini della "violenza" (si fa per dire) verbale che non lascia spazio a repliche né tantomeno all'atavica politica del compromesso. E ce lo immaginiamo a combattere, discutere animatamente (eufemismo) con i suoi colleghi in Consiglio dei Ministri per cercare di spiegare ai più riottosi l'inevitabilità di un meccanismo che o si innesca oppure lascerà l'Italia, il Paese, nelle retrovie del progresso tecnologico, green e sostenibile che l'Europa intera ha già avviato da tempo.

L'editoriale del Direttore: per ora niente incentivi per l'auto ma si spera ancora

Ministro Roberto Cingolani, Ministero della Transizione Ecologica, ad AutomotiveLab 2021

Ministro Roberto Cingolani, Ministero della Transizione Ecologica, ad AutomotiveLab 2021

Guarda qui l'intervento del Ministro Roberto Cingolani, Ministero della Transizione Ecologica, ad AutomotiveLab 2021

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Meccanismo che il denaro ricevuto dal Recovery Plan ha trasformato ormai in un impegno non più derogabile anche per noi. E Cingolani inizia a manifestare segni di impazienza quando si sente sistematicamente respingere - spesso per motivazioni risibili - gli investimenti indispensabili in fotovoltaico, pale eoliche e in tutte quelle infrastrutture capaci di produrre energia da fonti rinnovabili. Non ci meraviglierebbe se avesse sistemato sui muri del suo Ministero e sulle porte dei suoi colleghi il manifesto-sintesi della situazione, evidentemente, non chiara a tutti: la prima scadenza è nel 2030 e se non produrremo la quantità necessaria di energia da fonti rinnovabili, saremo fuori da tutto. E adesso fatichiamo a coprire un ottavo di quella che servirà. Quindi, o si parte adesso, e velocemente, oppure si resta a piedi, in tutti i sensi.

Un concetto che Cingolani trasferisce con grande semplicità anche nel dibattito della rivoluzione della mobilità, zittendo di fatto tutti coloro che si riempiono la bocca di luoghi comuni e certezze poco scientifiche. Volete l'elettrico pulito, che non emette CO2? Bene, dovete aspettare almeno dieci anni quando avremo completato (speriamo) l'infrastrutturazione di cui sopra. Quello di oggi è molto ma molto meno green di quello che si pensa, per cui bisogna ripensare una strategia complessiva che comprenda anche idrogeno e altre soluzioni, proprio per costruire e gestire quella transizione che altrimenti si chiamerebbe in maniera diversa.

Non sappiamo se Cingolani resisterà al muro di gomma della politica italiana: ma lui è sereno avendo la certezza che, dovesse andar male, tornerebbe a fare quello che ha sempre fatto. Il problema semmai sarà delle generazioni che verranno, Ecco perché #iostoconcingolani, ora e sempre. Non segue le mode, nè tendenze o ideologie ma grazie alla sua conoscenza è in grado di indicare la strada corretta, equilibrata. Speriamo che qualcuno sia in grado di seguirla.

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