Sebbene la transizione energetica racconti di un futuro fatto (forse) esclusivamente di vetture elettriche, c’è pur sempre il regno delle hypercar a regalare soddisfazioni. Non che in questo ambito batterie e affini non abbiano fatto il loro ingresso, ma se non altro il fattore sostenibilità – certamente importante al giorno d’oggi – non è dominante rispetto a quello delle performance.

La pandemia dopotutto ha condizionato in minima parte questo esclusivo segmento di mercato, dove i numeri si riferiscono a qualche manciata di unità e la cavalleria sembra sempre tendere all’empireo. Qui contano solo le performance, e i numeri che fanno la differenza sono solo quelli che riportano cavalli vapore (o kW) e coppia motrice. Certo la componente elettrica è sempre più presente e prestante, ma ci sono realtà più tradizionaliste, in cui cilindri e pistoni sono i protagonisti assoluti. Dopotutto non bisogna rispondere a particolari norme e normative, che potrebbero in qualche modo “limitare” il piacere delle prestazioni.

A tal proposito è quasi un dovere morale introdurvi la SSC Tuatara, hypercar realizzata dalla SSC North America. Ad oggi è l’auto stradale più veloce al mondo, con il suo record pari a 455,3 km/h (mesi fa aveva fatto registrare 508,7 km/h, ma il risultato aveva scaturito una serie di polemiche sull’effettiva veridicità). La vettura è equipaggiata di motore V8 biturbo da 5,9 litri e di cambio semi automatico a 7 marce. La potenza passa da 1.350 cv a 1.750, a seconda che il serbatoio presenti al suo interno benzina a 91 ottani oppure carburante E85. Ma il lotto di potenziali competitor è davvero ampio.

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