Un cambio al vertice del design in un grande gruppo automobilistico come Volkswagen, con i suoi dodici marchi, segna già di per sé una svolta rilevante. Se poi il nuovo capo è chiamato a succedere a un maestro acclamato come Walter de Silva, l’incarico per il nuovo arrivato si fa ancor più impegnativo.

Aggiungiamo la fase travagliata attraversata dal gruppo tedesco a partire dallo scorso settembre, i cambiamenti in atto nel mondo della mobilità, il ritmo incalzante con cui le nuove tecnologie premono per salire a bordo, ed ecco che il quadro si complica.

Quella che potrebbe sembrare una tempesta perfetta non turba in realtà i sonni di Michael Mauer, dal 1° gennaio di quest’anno nuovo capo assoluto del “Konzern Design”, ovvero di tutte le attività stilistico-progettuali del gruppo di Wolfsburg.

Come ogni designer Mauer ama i cambiamenti e l’occasione che ne deriva per ripensare, riorganizzare e gettare le basi per un futuro davvero votato all’innovazione. Di sfide, nella sua carriera di designer Michael Mauer ne ha affrontate più di una. Tedesco, 54 anni nel luglio prossimo, nel 1986 entra alla Mercedes- Benz fresco di laurea in transportation design conseguita alla Fachhochschule für Gestaltung di Pforzheim, nei pressi di Stoccarda, a tutt’oggi una della più prestigiose scuole del settore. E’ il più giovane stilista dell’intero design team.

La svolta professionale arriva nel 1992, quando il suo modello viene scelto per lo sviluppo della SLK, presentata poi come prototipo al Salone di Torino del 1996. Gli viene affidata la direzione del centro di advanced design che Mercedes ha aperto da pochi anni a Tokyo, dove imposta la rivoluzionaria Classe A e la mega-ammiraglia Maybach.

Ritorna in Germania come capo del design Smart dove rimane sino al 2000, quando si trasferisce in Svezia per assumere la guida del design Saab. Tre anni più tardi passa a dirigere l’Advanced Design General Motors, che lascia un anno dopo per un’offerta che nessun designer si sognerebbe mai di rifiutare: la direzione del design Porsche.

Non sorprende dunque che Matthias Müller, amministratore delegato di Porsche sino al settembre scorso e ora di tutta Volkswagen AG, abbia chiamato un interlocutore di fiducia come Mauer per ricoprire un ruolo tanto strategico. Un incarico che comporta la supervisione di almeno duecento progetti portati avanti in contemporanea ogni anno dal gruppo nel mondo.

Ora però il compito del boss del design VW sarà diverso. “Quando Matthias Müller mi ha chiesto di accettare questo incarico, era in atto una riflessione su quale fosse il vero compito del Konzern Design”, racconta Mauer. “Eravamo consapevoli dei cambiamenti rapidi nel mondo oltre che dei nuovi concorrenti. Müller sa bene che il nostro focus deve spostarsi dalla gestione del linguaggio di design dei singoli brand a ciò che il futuro dell’industria dell’auto comporterà per i marchi del gruppo. Siamo pronti, a un pensiero ancora più concettuale e strategico”.

La parola chiave per il “design 2.0” di VW è futuro, ed è intorno a questo concetto che ruota la comunicazione del nuovo corso. Per prima cosa è stata annunciata, allo scorso salone di Ginevra, l’apertura di tre “Future Center”, unità nelle quali lavoreranno team interdisciplinari di designer ed esperti in digitalizzazione e nuove tecnologie.

Una sorta di campus ideale, senza un vero capo, in cui si troveranno ad operare fianco a fianco designer dell’automobile, architetti, game designer, esperti in realtà aumentata. Tre le sedi: a Potsdam (in Germania), in California e in Cina. “Il primo era un nostro centro di disegno avanzato ed è già attivo sui nuovi concetti, mentre per gli altri due si sta individuando la sede più idonea”, spiega Mauer, precisando che per California si intende la Silicon Valley, terra madre di tutta l’information technology.

Mauer lavorerà quindi in costante contatto con Johann Jungwirth, capo della Digitalizzazione del gruppo VW, il cui motto è “l’unico modo per predire il futuro è crearlo. Io considero questo uno dei nostri compiti principali, per sostenere i marchi nella creazione di nuovi prodotti che il pubblico vorrà acquistare”, prosegue Mauer. “Walter de Silva ha inventato e definito i brand criteria, quell’insieme di elementi che caratterizza e distingue in modo peculiare ogni nostro marchio. Abbiamo continuato e continueremo a svilupparli, perché le differenze e il posizionamento dei brand sono molto importanti. Ma il focus, come detto, si sposta un po’ su questi concept futuri, che detteranno la linea assai più che i prodotti attuali”.

Gli scenari cambiano, ma quanto rapidamente? “J. J., il nostro digital boss è convinto che si trasformeranno molto velocemente", dice Mauer riferendosi con simpatia a Jungwirth. “Ad esempio, sappiamo che il motore a combustione termica così come lo conosciamo oggi sparirà, anche se non esattamente in quanto tempo. Oggi sembra impossibile, specie se si pensa a marchi come Lamborghini o Porsche dove il motore è il cuore della macchina. Eppure Tesla ha dimostrato che si possono fare anche delle supersportive con la propulsione elettrica”.

Cambiamenti che influiranno sulla forma delle auto. “L’architettura subirà trasformazioni, e di conseguenza anche le proporzioni, che sono uno dei fattori di carattere di ciascun marchio. Per questo è importante essere preparati e definire già elementi nuovi, che consentano di evolvere, ma anche di conservare, l’identità del brand e il suo posizionamento”.

Ciò vale anche per gli interni, quando sarà attiva la guida completamente autonoma: “Ci sarà di colpo molta più libertà per interpretare l’abitacolo come una sorta di stanza, senza più distinzione tra seduta del guidatore e del passeggero”.

Un momento entusiasmante, dunque, per guidare il design di un grande gruppo. Un compito che Mauer ha subito iniziato a svolgere con grandissimo impegno, ma senza perdere quel filo di intelligente ironia che da sempre rende amabilissimo il suo pragmatismo. “Quando ho iniziato questo lavoro, noi designer eravamo di fatto dei sarti che vestivano una meccanica, adattando lo stile alle esigenze degli ingegneri. Oggi siamo coinvolti nel processo di impostazione dell’architettura sin dall’inizio, e non è raro che siano gli ingegneri a trovare il modo di rendere fattibile degli elementi di design”.

E cita subito un esempio: “Per la Panamera, ci era stato detto che avremmo dovuto integrare lo spoiler impiegato sulla 911 GT3 RS. Esteticamente non era adatto e io ho insistito perché se ne facesse uno specifico: si sono messi subito al lavoro ed è grazie a questo se oggi sulla coda della Panamera c’è uno spoiler così ben dimensionato”.

Fare il designer oggi significa anche avere più conoscenze sulle tecnologie che stanno dietro a così tanti processi della progettazione. E seguire così tanti design center nel mondo – uno per ogni brand, più quelli di advanced design, cui si aggiungeranno i Future Center – è un compito titanico, che assorbe tempo ed energie. Sempre più difficile, dunque, per Mauer riuscire a praticare i suoi sport più amati, sci e windsurf in particolare, cui ha peraltro rinunciato già da tempo.

Per ora non intende invece rinunciare alla direzione del design Porsche, “lì sono il capo di me stesso”, scherza, ma è consapevole che sarà davvero una scommessa molto impegnativa. Il suo ufficio però rimane a Weissach, “vado a Wolfsburg solo quando si tratta di seguire il brand Volkswagen”, precisa. E in questo, forse, il mondo sempre più connesso e digitale potrà essergli di aiuto.