Con la puntata di martedì 26 aprile, si è conclusa la prima serie di Top Gear Italia, trasmessa da Sky Uno HD. La seconda serie si farà - è notizia di questi giorni - e andrà in onda forse a inizio 2017.

L’obiettivo era realizzare una trasmissione di intrattenimento che - “accidentalmente” - utilizzasse le auto per divertire, svagare e, qualche volta, far riflettere, secondo una formula di successo planetario introdotta da Top Gear UK realizzato dalla BBC.

Un esperimento interessante e coraggioso, perché ha richiesto investimenti più cospicui di qualsiasi altra trasmissione auto mai prodotta nel nostro Paese, con un costo medio — si dice — di 400 mila euro a puntata. Il rischio di insuccesso era elevato, perché da noi, dopotutto, gli appassionati di auto hanno un approccio integralista, pretendono dati rigorosi e considerazioni tecniche approfondite. Insomma, è un amore serio che, fin qui, aveva incoraggiato e giustificato produzioni televisive molto istituzionali nei toni e nei giudizi.

GIÀ NEL 2010 Mediaset considerò l’opportunità di realizzare un programma dedicato ai motori con taglio spettacolare. Ma il progetto venne poi bloccato. In quel periodo lavorava a Mediaset proprio Guido Meda, che era tra i principali sostenitori di un programma di auto spettacolare e divertente. Poi, l’anno scorso, Meda è passato a Sky e qui, ha preso il via il progetto Top Gear Italia, grazie anche al supporto di sponsor come Kaspersky e Genertel. Top Gear ha rappresentato un elemento di rottura nel suo genere grazie a un linguaggio alternativo, scanzonato,dissacrante. Sotto questo aspetto, il lavoro del gruppo di autori - ampiamente sperimentati in talent show, reality, talk show e via - è stato tradotto in pratica egregiamente proprio da Guido Meda – 50 anni — a sua volta inventore di una modalità di espressione sanguigna, partecipata e fuori dagli schemi, lontana anni luce da quella del giornalismo canonico e legittimata dal gradimento espresso dai tanti estimatori che seguono le sue telecronache della MotoGp.

L’ASSORTIMENTO dei tre conduttori è sembrato, sulla carta, scientifico per toccare le corde di un pubblico quanto più possibile eterogeneo. Al fianco di Meda c’è un pilota esperto, come Davide Valsecchi – 29 anni, campione 2012 della categoria GP2 ed ex collaudatore della Lotus F1 - che ha dato credibilità tecnica. Mentre il compito di Joe Bastianich - 48 anni, proprietario di ristoranti e giudice di MasterChef, ma anche collezionista di auto - è stato quello di portare una dimensione di internazionalità e di coinvolgere il pubblico meno coinvolto nelle faccende automobilistiche ma più attratto dall’entertainment leggero e sensibile al richiamo dei personaggi di richiamo mediatico.

TEATRALE poi la presenza di fondo dell’enigmatico Stig, mutuato dal Top Gear inglese, pilota anonimo, completamente vestito di bianco sempre col casco in testa a celarne accuratamente l’identità. Lo Stig inglese si è poi scoperto essere un ex pilota di secondo piano di F1 Anni ‘80, tal Perry McCarthy. Il segreto sull’identità dello Stig italiano invece è tuttora ermetico e proprio per tenere segreto il nome, a Stig è stato chiesto di non parlare mai, nemmeno dietro le quinte.

Lo stesso approccio trasversale è stato adottato per la scelta dei servizi e degli ospiti delle varie puntate. Accanto a servizi “tecnici”, come la sfida tra Ferrari 458, McLaren 650S, Jaguar F-Type e Nissan GT-R su tracciato all’interno del parco di divertimento di Gardaland (prima puntata), la sfida tra Porsche GT3 RS e Lamborghini Huracán nel porto vecchio di Trieste (4ª puntata) o il duello in pista tra Audi TTS e Alfa 4C Spider (5ª puntata), nei vari appuntamenti si sono succeduti servizi di intrattenimento puro, conditi da molto humor, come il lancio di una Panda 4x4 da un elicottero per testarne al robustezza (1ª puntata), o la gara di accelerazione tra Audi RS3 e Mercedes A45 AMG riempite di “ciccioni” (3ª puntata).

VALSECCHI poi si è dimostrato uomo di spettacolo perfetto, lontano dallo stereotipo del pilota serioso e precisino. Sempre pronto a scherzare e ironizzare pure su se stesso. Anche se lui ammette: “All’inizio ero a disagio: sono abituato a parlare ad un microfono nelle telecronache F1 ma quando si è trattato di salire sul palco dello studio e parlare davanti a tanta gente, è stato difficile”.

Ci si chiederà quale delle tante supercar provate nel programma abbia esaltato di più un talento del volante come Davide, che era abituato a guidare GP2 e F1. Ebbene, la risposta sorprendente è: nessuna delle auto convenzionali, come Ferrari, Lamborghini, McLaren o Porsche. A stupire Valsecchi sono state due supercar dure e pure. “Quella che più mi ha colpito - dice Davide - è stata la Pagani Hyuara. Fantastica! La cosa più vicina, per reattività, e potenza, a una vera auto da corsa. Ma mi ha lasciato senza fiato anche il “Mostro” di Zagato (una supercar artigianale motorizzata Maserati, ndr) per la cattiveria che aveva in corpo”.

Ad ospiti di provata fede motoristica, come i cantanti Max Gazzé e Cesare Cremonini (che, nella 6ª puntata, ha realizzato il miglior tempo nella prova in pista con le Seat Ibiza riservata ai vip presso l’aeroporto bielle di Cerrione), si sono avvicendate anche star simpatizzanti per l’auto come gli attori Cristiana Capotondi, Alessandro Roja e Alessandro Borghi e il comico Claudio Bisio.

Alla trentina di auto impiegate nella serie non è stato risparmiato nulla, come ha dimostrato proprio la distruzione di una Porsche GT3 RS da 190 mila euro per un eccesso di confidenza di Guido Meda, che si è guadagnato la definizione di “demolition man” per la sua propensione alle prove traumatiche. L’incidente ha provocato sicuramente il raccapriccio degli amanti delle supercar, ma anche la sorpresa e il coinvolgimento dei più tiepidi, oltre ad avvalorare l’immagine di trasparenza di Top Gear, dal momento che il “fattaccio” non è stato nascosto ma, anzi, sfruttato ai fini dello spettacolo.

La prima puntata di Top gear Italia andata in onda il 22 marzo ha raccolto 723 mila spettatori medi (Auditel), un dato lusinghiero. Nelle puntate successive le cifre si sono assestate tra i 300 e i 400 mila ascoltatori e la cosa positiva è che il programma è riuscito a far breccia anche tra i non fanatici di automobili.