Dopo 17 crescite a due cifre continua, ma rallenta, la ripresa del mercato italiano dell’automobile. In luglio le autovetture immatricolate sono state 136.275 con un incremento del 2,9%, che è decisamente inferiore al tasso medio di crescita del primo semestre che si è chiuso con 1.041.854 immatricolazioni e con un incremento del 19,15%. Il rallentamento nel secondo semestre dell’anno era atteso dagli operatori ed era stato preannunciato anche dal Centro Studi Promotor nella sua analisi a commento dei dati del primo semestre.

Le ragioni che hanno determinato la frenata della crescita in luglio - sostiene Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor - sono in larga misura fisiologiche in quanto, dopo un lungo periodo in espansione sostenuta, una pausa è nell’ordine delle cose. D’altra parte sul rallentamento di luglio incide certamente il fatto che si è ridotto l’impegno di marketing delle case automobilistiche.

Il primo semestre è stato infatti caratterizzato da campagne promozionali molto aggressive che sono scadute a fine giugno e che in gran parte non sono state rinnovate. Inoltre diverse case automobilistiche hanno aumentato i listini ed altre lo faranno. Dall’inchiesta congiunturale sui concessionari emerge che la quota di operatori che si attende aumenti dei prezzi è salita dal 9% di giugno al 20% di luglio. La notizia non è negativa se si considera che il nostro Paese deve combattere uno scenario deflazionistico, ma certo non è uno stimolo all’acquisto di nuove autovetture soprattutto se si tiene conto  delle preoccupazioni che il pubblico avverte per lo scenario politico interno ed internazionale.

Sul rallentamento della ripresa in atto ha, poi, certamente influito il peggioramento delle prospettive di ripresa del sistema economico italiano, anche se va segnalato che in luglio sono tornati a crescere sia l’indicatore di fiducia delle imprese che l’indicatore di fiducia dei consumatori determinati dall’Istat.

E in luglio è tornato a crescere anche l’indicatore di fiducia degli operatori del settore auto calcolato sintetizzando i risultati delle sue inchieste congiunturali mensili sui concessionari. Questo indicatore che, dopo aver toccato un massimo di periodo in febbraio, aveva visto un andamento in graduale ridimensionamento per attestarsi a quota 33 in giugno, in luglio è risalito a 36,80. L’andamento dell’indicatore riflette ovviamente il sentiment del settore che, partendo da una situazione di euforia all’inizio dell’anno, ha ridotto con il passare dei mesi le sue attese, ma in luglio conferma la fiducia in un secondo semestre positivo, anche se con tassi di crescita non più a due cifre.

Dall’inchiesta congiunturale emerge infatti che la quota di operatori che dichiarano di attendersi a tre/quattro mesi vendite stabili o in aumento, dopo essere stata in calo dall’inizio dell’anno, è passata dal 53% di giugno al 75% di luglio.