Lo scorso anno nell’intera Unione Europea sono state immatricolate 13,7 milioni di vetture, mentre il primo semestre 2016 si è concluso con 7,8 milioni di immatricolazioni e un positivo +9,4% rispetto allo stesso periodo 2015. 

In Cina, nei 12 mesi 2015, sono state vendute 21,1 milioni di auto, mentre nel primo semestre di quest’anno sono stati superati gli 11 milioni di immatricolazioni. Con questo trend il gigante asiatico potrebbe raggiungere nuove vette superando per la prima volta i 22 milioni di veicoli in un solo anno. Entro il 2020, secondo le proiezioni degli analisti McKinsey, si arriverà a quota 24 milioni, per poi raggiungere i 40 milioni nel 2030.

Nonostante la crisi economica il mercato automobilistico del gigante asiatico continua a crescere: dal 2008 ad oggi le vendite di auto e veicoli commerciali sono più che triplicate, passando da 6,7 milioni annui ai già citati 21.

Il gigante dormiente da cui Napoleone metteva in guardia i contemporanei s’è svegliato da un po’ ed è il maggior mercato automobilistico globale, con buona pace degli Stati Uniti, dove nel 2015 sono stati immatricolati 17,2 milioni di veicoli. Ad oggi si contano ben 130 marchi automobilistici presenti sul territorio che commercializzano oltre 950 modelli differenti, varianti di carrozzeria escluse. La sola Volkswagen ha in listino 28 modelli (in Italia sono 10): 13 sono d’importazione, 15 sono prodotti in loco attraverso le joint venture del Gruppo tedesco con i partner cinesi. 

Per le Case i numeri sono da capogiro. Qualche esempio? Honda lo scorso mese di luglio ha venduto in Cina 102.319 vetture; nello stesso periodo, in Italia, il medesimo brand ha immatricolato 732 auto. Oppure Mazda: 21.500 auto in 31 giorni in Cina, 880 in Italia. E per i marchi di lusso le proporzioni sono le stesse. Diventa perciò comprensibile perché Ferrari abbia firmato un accordo con Beijing Automotive per costruire un parco tematico (simile al Ferrari Land di Barcellona) che “sarà situato in una tra le principali città della Cina continentale”. Oppure perché la Casa di Maranello, oltre a organizzare da cinque anni i Racing Days anche in Cina, abbia aperto il primo Store Junior a Shanghai dopo quello già inaugurato a Hong Kong.

Il futuro, dicono gli analisti, è elettrico: nel 2015 quasi 190 mila cinesi hanno scelto un’auto green. Una percentuale irrisoria rispetto al totale del mercato, ma con una crescita del 223% rispetto all’anno precedente. Il governo sta spingendo in questa direzione, anche per ridurre i livelli catastrofici d’inquinamento delle grandi metropoli, dando incentivi economici agli automobilisti e favorendo il moltiplicarsi di modelli elettrici prodotti da marchi locali. 

L’ultima frontiera sarà il car sharing: Daimler ha inaugurato la versione cinese del Car2Go, il Car2Share, a Beijing, Guangzhou, Shanghai e Shenzhen, città talmente congestionate dal traffico da imporre alle autorità un limite alle vendite mensili di auto. Le proiezioni indicano che nei prossimi 15 anni sarà necessario mettere in strada un esercito di 2 milioni di vetture condivise per soddisfare la sempre crescente fame di mobilità del gigante.  

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