Posteggiata dall’altro lato della strada, con il calore che le fuoriusciva da tutti i pori, la Project 7 sembrava quasi gridare vendetta. E forse lo stava anche facendo. Perché a volte il corso della storia sembra essere proprio ingiusto. Può infatti succedere che la più bella automobile da corsa della storia dell’Inghilterra riesca a vincere per tre anni consecutivi la 24 Ore di Le Mans nonostante l’insidiosa concorrenza, ma poi riesca a tagliare il traguardo alla corsa da tanti riconosciuta come la più bella del Mondo: la Mille Miglia. Stiamo in questo caso parlando della Jaguar D-Type del 1954, a cui la moderna F-Type Project 7 si ispira. Potrebbe essere una considerazione a caso, buttata lì tanto per dire, ma diventa una faccenda dai toni piuttosto seri quando ci ritroviamo nel mezzo della Toscana dopo aver percorso le più belle strade del centro Italia e degli Appennini. In breve: quelle della Mille Miglia.

Posteggiata all’ombra dei borghi più pittoreschi, la Project 7 sembra portarti indietro nel tempo. Volutamente concepita per celebrare il sessantesimo anniversario della D-Type, trae innumerevoli spunti stilistici e alcuni concettuali da quest’ultima. Ne sono un chiaro esempio la carenatura alle spalle del conducente, le decalcomanie tonde e bianche a cui manca solo di applicare il numero di partenza come si faceva una volta, la carrozzeria in British Racing Green e il fatto che per raggiungere la velocità massima bisogna per forza viaggiare in configurazione “barchetta”: oltre le 120 miglia orarie (poco meno di 200 km/h) con la copertura in tela artigianale dedicata - da montare e smontare rigorosamente a mano in modo laborioso – non si può viaggiare.

La consapevolezza che probabilmente questa sarà la prima e unica possibilità di poter guidare uno dei duecentocinquanta esemplari costruiti dalla divisione SVO (Special Vehicles Operations) di Jaguar-Land Rover ti porta automaticamente a passare più tempo in auto di quanto faresti normalmente con una supercar meno esclusiva. Perché sebbene da un punto di vista tecnico la Project 7 non sia poi radicalmente diversa da una F-Type R Convertible, in realtà trasuda un fascino esotico senza pari.

Le modifiche tecniche sono state minime, ma sensibili. Dal “classico” 5 litri V8 sovralimentato mediante compressore volumetrico sono stati estrapolati 25 cavalli in più e 680 Nm di coppia (tanto basta per farne la Jaguar più potente e veloce mai commercializzata, con i suoi 300 km/h di velocità massima limitata elettronicamente), l’assetto è stato rivisto in finissimi dettagli (nuova taratura, nuove barre antirollio, maggiore campanatura negativa all’anteriore), si è riuscito a ridurre la massa di un’ottantina di chili mentre le numerose appendici aerodinamiche (paraurti e splitter anteriori, minigonne laterali, diffusore e alettone regolabile posteriore) generano il 177% in più di deportanza alla velocità massima.

Inizialmente tutta questa estremizzazione avevo il timore che si traducesse in qualcosa di utilizzabile in pista e non su strada, come suggeriva la possibilità di avere a richiesta pneumatici da Track Day e cinture a quattro punti. Ma invece no. Perché sebbene senti un assetto frenato di idraulica, in realtà questo non cerca di sottomettere la strada.

Certo, la Projetct 7 è meno granturismo di qualsiasi altra F-Type – SVR comprese – ma il bello è che preserva quel suo comportamento naturale che ti porta a pennellare le curve con l’acceleratore anziché con lo sterzo. Come già accade con le altre versioni, risalendo le colline più ripide che alternano tornanti da seconda a curve strette da terza le ruote anteriori faticano a trovare la giusta presa (i 1585 kg a vuoto si fanno sentire) sfociando in un leggero sottoterzo, facilmente neutralizzabile con un filo di gas.

Così giochi a trovare il giusto bilanciamento all’ombra di questa fitta vegetazione, riempita dalla brutale colonna sonora che fuoriesce dai quattro terminali di scarico in ceramica: chi l’ha sentita, sa. Poi, non appena il raggio delle curve aumenta e la vegetazione si sfoltisce aprendoti il panorama sull’infinta distesa di colline, è come se anche la Project 7 trovi improvvisamente il suo equilibrio. Il suo ritmo naturale si presenta in tutta la sua godibilità quando selezioni un rapporto in più di quello che i tuoi bollenti spiriti suggeriscano.

Tra i 2.000 e i 4.500 giri al minuto il V8 le consente di tenere un passo comunque veloce ma disteso, durante il quale lo sterzo preciso ed omogeneo restituisce una comunicatività niente male per essere un comando “elettrico”, persino quando con i controlli elettronici parzialmente disattivati viene concesso qualche lieve sovrasterzo.

Con il ritmo incalzante di chi sta inseguendo una preda, uscendo dalle curve con l’acceleratore spalancato la F-Type muta, come se tendesse i muscoli e si intestardisse per non permettere a niente e a nessuno di tenere il suo passo. E sebbene possa mettere soggezione affrontando taluni dossi e le rispettive compressioni, la realtà è che la sua messa punto così elastica le permette di adattarsi sempre bene alla strada su cui poggia.

Il fatto che poi si senta il posteriore più saldo dell’anteriore invoglia costantemente ad esplorarne i suoi limiti in uscita di curva, ai quali si giunge progressivamente. Anche una volta superati, il sovrasterzo ad elettronica disattivata è ben gestibile; è semmai quella fase di passaggio intermedia a non essere sempre così “propedeutica”. Di tracce sull’asfalto la Project 7 ne lascia parecchie, come parecchie sono le tracce che lascia nella vostra mente e nel vostro spirito. Ah, cosa significa il numero sette del nome? Sono le vittorie che Jaguar ha festeggiato a Le Mans.