La regina resterà sul trono? La domanda è pertinente, i Suv da qualche anno oramai hanno guadagnato le preferenze degli automobilisti. Golf tiene botta, per ora: anche nell’anno del passaggio dalla settima all’ottava serie, ha difeso il primato. Immatricolando ben 410.330 esemplari nel 2019, al vertice nel Vecchio Continente. Ma l’avversaria più pericolosa, nella sua categoria il Segmento C, ce l’ha in casa: è la Tiguan (224.890 unità). Ben staccata.

Con quali doti perciò l’ottava “meraviglia” del modello creato 45 anni fa da Giorgetto Giugiaro e sulla cresta dell’onda da allora, vuole accattivarsi le preferenze? I gusti sono cambiati, ma quanto? Tutti parlano della transizione elettrica, ma pochissimi esemplari la “guidano”.

Golf è l’archetipo dell’auto compatta, media per gli italiani, di ottima qualità generale. Forse auto da nessun “dieci” in pagella, ma tutte le voci ad alto livello. Non delude quasi  mai, quasi nessunoNon è la perfezione assoluta, ma quella con la media più alta. Senza sbavature.

Caratteristiche dell'ottava serire

La nuova serie è conservativa all’esterno: tre centimetri più lunga (4,28 metri) della precedente ma ben quarantacinque rispetto alla Golf del 1974: in pratica due segmenti. Ma è rivoluzionaria e digitale all’interno, avanzata nei sistemi di assistenza alla guida.

Mette sul piatto un’offerta di motori variegata, dal benzina, all’ibrido leggero, dal metano al plug-in ibrido, senza pari.

E ovviamente anche il Diesel, rimasto però solo col “duemila”, il più tradizionale. Quello della nostra prova nella versione da 150 cavalli (c’è anche la GTD da 200 cv) con il cambio automatico DSG a doppia frizione. L’anima è rimasta, servita in salsa hi-tech che richiede un breve apprendistato, ma si conferma logica, di qualità rassicurante.

Quella che cercano i “gol-fisti”. Anzi, la digitalizzazione ha reso ancora più pulito e razionale il design della plancia. Anche dentro è una Golf, per filosofia applicata al presente, e crediamo anche al futuro prossimo.

Come il piccolo comando shift-by-wire del cambio: il comando elettrico rende più fluido il passaggio da una posizione all’altra. Un dettaglio indicativo, una “polaroid” del passaggio generazionale.

Golf 8 è la prima VW a essere dotata del sistema Car2X per entrare in comunicazione e “dialogare” con altri veicoli o strutture per scambiarsi informazioni.

Su traffico, incidenti, lavori in corso. E adattare navigazione e alert di conseguenza. Lo scenario è completo: la Golf 2.0 Diesel nell’allestimento di vertice Style offre un pacchetto di serie di sostanza. Che con qualche tocco, ovvero l’adozione completa degli ADAS di livello 2, diventa di prestigio. Si avvicinano i 40mila euro per l’esemplare in prova. Ben allestito, non sontuoso.

Digitalizzazione avanzata

La semplicità è la suprema sofisticazione” affermava Leonardo Da Vinci, e questa nuova Golf sembra dar ragione al genio toscano. L’approccio ai sistemi digitali seguito da Volkswagen in questa nuova versione è quello corretto da molti punti di vista. Il cuore digitale non è, e non può essere più considerato, una aggiunta al veicolo bensì il suo “hub” principale pensato per servire il veicolo ed il suo utilizzatore in maniera organica e veloce.

Il ruolo dei sistemi digitali è centrale nell’esperienza di guida di questa Golf ma allo stesso tempo mai invasivo: il sistema è rapido, intuitivo, pratico.

Non si ha, praticamente mai, la sensazione di essersi persi in qualche strano “meandro” delle funzionalità offerte, che pure sono numerose. Imparare a navigare nelle App e nei menu è solo questione di abitudine e di qualche minuto di adattamento. L’interfaccia utente è coerente, dal design elegante, immediato e ben leggibile. Chi sa utilizzare uno smartphone saprà muoversi nel sistema di Volkswagen con la “destrezza” di un adolescente.

I due schermi, cockpit e quadro centrale, “parlano” la stessa lingua dal punto di vista del design e sono trattati dal sistema con pari importanza, trasmettendo così la sensazione di avere a che fare con un sistema unico.

L’interazione è permessa esclusivamente via touch ed anche questa semplificazione è più che benvenuta. I pochi difetti sono davvero questione di lana caprina: ad esempio i tasti fisici del cruscotto non offrono alcun “feedback” reale all’utente.

Sembra un difetto da poco ma può contribuire a distrarre il guidatore che, per sapere se effettivamente ha interagito con un tasto, è costretto a guardare lo schermo.

Tradizione positiva

La nuova golf si presenta complessivamente bene. Il giudizio è positivo, anche se le tecnologie e i materiali utilizzati per l’interno sono di base tradizionale senza novità di rilievo tranne alcuni di stile, necessari per promuoverla. Sedili e padiglione sono rivestiti in TNT (tessu- to non tessuto) e in finta alcantara ben assemblati da una cucitura colorata. Ci sono alcune occasionali ma accettabili imperfezioni sui volumi esterni mentre invece sono criticabili gli irregolari giochi tra le parti mobili.

La vernice è uniforme e soprattutto è presente anche nelle parti nascoste. Non eccessiva la capienza del baule per le vacanze di 5 persone, bene invece il vano per il ruotino di scor- ta, l’illuminazione, l’innesto a 12 Volt e persino gli agganci per le borse della spesa. Criticabile invece la mancanza almeno di un catadiottro a segnalare la porta aperta, un risparmio ingiustificato trattandosi della sicurezza sulla viabilità!

Presa confidenza con il nuovo “mondo digitale” si torna presto a casa. L’accoglienza su nuova Golf è come ci si aspetta: la piattaforma è sempre la MQB, quella per i motori trasversali. Propone posizione di guida, spaziature e riferimenti quasi universali, adatti alla maggioranza degli automobilisti. Conservatrice? Se anche fosse, di sicuro illuminata (non per i led interni ...) perché a ogni generazione regala una confidenza superiore, gratificando con migliorie diffuse.

La nostra prova

Il nuovo Diesel ha un rendimento ottimizzato grazie al sistema twin dosing, ovvero la doppia iniezione di AdBlue nei due catalizzatori SCR (Riduzione Catalitica Selettiva) posizionato uno dietro l’altro, che permette di abbattere le emissioni di ossidi di azoto fino all’80%.

In sintesi con due punti di iniezione dell’AdBlue è possibile gestire meglio la temperatura e quindi far lavorare l’SCR sempre in condizioni termiche migliori nella più ampia fascia di utilizzo del motore.

In sostanza quando la vettura è sotto sforzo e la temperatura dei gas di scarico va oltre i 350° il secondo passaggio diventa fondamentale, perché il secondo SCR riceve i gas già trattati a una temperatura inferiore. Potendo annichilire le emissioni residue.

Messa a verbale la virtù, si passa alla pratica. Il 2.0 TDI è migliorato, più fluido, coadiuvato dal DSG. Non si rimane mai indietro, anzi il passo è quello delle GT di qualche anno fa. Conservando la eccellente elasticità del motore a gasolio. Inesauribile, i nostri rilevamenti pongono Golf sul gradino più alto del podio: eccellente in tutte le voci.

Per prestazioni e consumi: la percorrenza di 20 chilometri con un litro non è un miraggio, anzi. Significa quasi mille chilometri con un pieno, ben sapendo che che lo zero-cento è alla portata in meno di otto secondi. Se questo è un motore da mettere al bando, nonostante la “ripulita” cui è stato sottoposto, traete le vostre conclusioni sulla lucidità e obiettività di alcuni legislatori.

Pur con birra a volontà, anche Golf 8 privilegia una polivalenza di alto livello in tutte le voci. Piacevole sul misto, sempre confortevole: lo sterzo è più votato ad assecondare il guidatore che a contribuire con precisione e rapidità.

Lo scenario è in ogni modo ottimale: l’auto è gratificante, mette a proprio agio. Votata al comfort, buona anche l’insonorizzazione, solo un po’ più rigida per chi siede dietro, ma nulla di trascendentale. Sempre agi- le, anche divertente, comunicando che i margini sono molto ampi. Riassumendo: comoda, ma incollata all’asfalto, veloce e poco assetata. La regina cala quattro assi e fa quadrare ancora una volta il cerchio. Chapeau.