Sin da subito dopo il lancio sul mercato, Renault Clio diventa uno dei più grandi trionfi commerciali dell’azienda di Boulogne-Billancourt. Un aggiornamento della prima serie, in questi casi, è d’obbligo. E il progetto, all’inizio identificato come X65, nasce già a metà degli anni Novanta, quando la Clio I è solo all’apice del successo.

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A capo della progettazione, Patrick Le Quément, già dal 1987 numero uno del Centro Stile Renault, e il suo staff, che prova a cambiare totalmente il volto alla Clio della prima generazione. A cominciare dalla struttura: rimane invariata solo la misura del passo, per il resto il telaio viene ammodernato ed evoluto, conferendo maggiore importanza al fattore sicurezza.

UN ASPETTO TOTALMENTE NUOVO

La prima sensazione nell’osservare gli esterni è che la nuova Renault Clio è una macchina tonda. Una svolta estetica, tipica dell’epoca, ricercata e voluta dalla squadra di Le Quément, e ispirata alla Ludo, una concept car Renault finita nel dimenticatoio. La coda è la parte in cui le forme tondeggianti si notano maggiormente, in un’auto che, come dimensioni generali, si presenta un pizzico più lunga e più larga della prima generazione. Una “impressione”, quest’ultima, dovuta anche alla forma bombata del cofano, che dava l’idea di aver aggiunto qualche centimetro in più. E proprio vicino al cofano, ecco questi fari disegnati quasi come se fossero delle falci, elementi di un gruppo ottico più irregolare e diverso rispetto alla Clio I. Ridisegnato anche l’abitacolo, reso ancora più confortevole sia per il guidatore che per i passeggeri. Viene venduta in quattro motorizzazioni (tre benzina e una diesel) per quattro allestimenti. Il Salone di Ginevra del 1998 è la cornice giusta per presentarla al grande pubblico.

AGGIORNAMENTI SPORTIVI

Va da sé che la vettura, nel corso del tempo, riceve numerosissime modifiche e aggiornamenti. Nel 2000 vede la luce la 1.9 dTi, la prima Clio turbodiesel ad iniezione diretta, preludio all’avvento delle due versioni sportive: la 2.0 16V RS, che vanta lo stesso propulsore della Clio Williams ma con potenza aumentata a 172 CV, e la 3.0 V6, che è spinta da un tre litri in posizione posteriore centrale da 230 CV. La Clio di seconda generazione, in quegli anni, è anche la prima Renault di sempre a testare la tecnologia common rail: nello specifico, la versione 1.5 dCi diesel da 65 CV.

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14 ANNI SUL MERCATO

A metà dei primi Duemila, quando già viene commercializzata la terza serie, la spinta della Clio II non si esaurisce, anzi, torna a nuova linfa. La strategia Renault è comune a quella di altri Marchi produttori di citycar: prendere il modello precedente di una nuova vettura, applicare qualche accorgimento tecnico ed estetico senza esagerazioni, e riproporlo sul mercato come una soluzione intermedia alla nuova macchina stessa e a un’altra della stessa categoria: nello specifico, quest’ultima, in casa Renault, è la Twingo. Ed è così che la Clio II diventa Clio Campus: tranne in Italia, dove viene venduta come Clio Storia.

È l’ultimo episodio significativo della storia di questa utilitaria: uno dei tanti, visto che verrà commercializzata addirittura fino al 2012. Ben 14 anni sul mercato: sarà lei la Clio più longeva di sempre.