Presentazione

Le Mans, 12 giugno 2012: davanti all'opulenta hospitality di un'Audi che si accingeva a vincere la sua undicesima 24 Ore, faceva bella mostra di sé questa SQ5. Era al suo debutto assoluto in pubblico ed era curioso notare come gli appassionati si fermassero ad ammirare, più di ogni altro modello, questo primo esempio di Suv sportivo di casa Audi.

Ignorando, molto probabilmente, che si trattasse di un diesel. Anche perché la versione esposta non recava la scritta “TDI quattro” sul portellone e l'attenzione semmai si spostava sul logo laterale “V6 T”, che solitamente sulle Audi S sta a indicare la presenza del 6 cilindri 3 litri a benzina sovralimentato.

Con questo non vogliamo dire che Audi volesse tener nascosto il fatto che questo sport utility ingerisce gasolio, anche perché con la “nafta” ha vinto appunto svariate edizioni della 24 Ore di Le Mans. Ma senza dubbio hanno fatto di tutto per farlo assomigliare il più possibile a tutte le altre sorelle marchiate “S”, nessuna delle quali si è mai sognata di assumere qualsivoglia carburante che non fosse la benzina verde.

La SQ5 l'hanno dunque caratterizzata secondo la solita ricetta “S”, sia dentro che fuori: guscio specchi in alluminio satinato, quattro terminali di scarico ovali, paraurti anteriori e posteriori più sportivi e calandra sigle frame un po' più cromata del solito, oltre a ruote che di serie sono già da 20” ma a richiesta possono salire sino a 21 pollici. Ma l'aspetto più sorprendente è che sono riusciti a farla assomigliare a una sportiva a benzina anche nel carattere.

Prima di tutto infilandole sotto il cofano il miglior turbodiesel che Audi ha in magazzino, il “biTDI” da 313 cavalli che a nostro avviso è anche il miglior propulsore in assoluto della classe 3 litri.

Non paghi di ciò, i tecnici Audi si sono inventati un gingillo che trasforma la voce di questo V6 a gasolio in una cosa simile a un V8 a benzina: due altoparlanti (sì, avete letto bene) inseriti nei terminali di scarico che modificano ed enfatizzano la voce allo scarico rendendo il sound decisamente appagante; dunque un qualcosa di più raffinato rispetto ai sempre più diffusi — purtroppo... — active sound il cui suono modificato è percepibile soltanto all'interno dell'abitacolo attraverso l'impianto audio. No, la SQ5 suona maledettamente bene anche da fuori e tutti questi ingredienti amalgamati assieme riescono nel miracolo: far digerire anche ai clienti più dinamici quello che forse rappresenta il peggior paradosso automobilistico: un Suv sportivo, per di più a gasolio...

La SQ5 riesce nell'impresa per due motivi: il primo, come accennato, è il propulsore: questo V6 con doppio turbo è straordinariamente elastico, ricco di coppia e ben disposto a raggiungere regimi elevati, con il più il tocco di classe della voce da V8 a “benza”.

Poi c'è il comportamento stradale, tallone d'Achille dei Suv perché la massa elevata e il baricentro alto non fanno rima con agilità. Ebbene, nel caso della SQ5 non ci troviamo certo di fronte a un'Ariel Atom, ma senza dubbio è una sorta di mosca bianca fra gli sport utility. Tanto per darvi una misura, sul nostro tracciato di handling questo esemplare ha staccato un tempo di 3'06”77 distanziando di quattro secondi quello che finora era il Suv medio più veloce di sempre, cioé la BMW X3 3.0sd da 286 cv, e con un “passo gara” in linea con una Mercedes SLK 350...

Il merito di questa maneggevolezza non va certo al peso, che segna 2 tonnellate secche effettive, ma a un comparto telaio-assettotrasmissione di prim'ordine.