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Peugeot RCZ R, grinta e personalità da vendere, prova su strada

Peugeot RCZ R, grinta e personalità da vendere, prova su strada
In strada come in pista mostra doti eccellenti per un motore di cilindrata così ridotta

di Saverio Villa

27 maggio 2014

Presentazione

Semaforo rosso. “Quanto fa? Quanto costa? Dai facci una partenza!”. Un ragazzotto col berretto al contrario, che fa da portavoce di altri ragazzotti variamente berrettati che stanno sull’auto a fianco della “mia” Peugeot, mi sventaglia questa raffica di richieste accorate attraverso il finestrino abbassato. Oddìo, ma io questa scena l’ho già vissuta o sbaglio? Non sbaglio. Però quella volta ero su una 205 Turbo 16 e la partenza omicida glie l’avevo fatta davvero, peraltro gonfiando le piume come se fosse davvero mia.

Stavolta invece niente. E non solo perché, adesso, per una bravata del genere si rischia la corte marziale. Piuttosto perché, incrociando alcuni riferimenti personali, calcolo che da allora sono passati 28 anni e la faccenda, chissà perché, smette improvvisamente di divertirmi. Alla Peugeot, invece, avrebbero di che baciarsi i gomiti per essere riusciti ad ottenere un’altra volta questo esito. Oltretutto con un’auto che — a differenza della Turbo 16, che era una caricatura spettacolare della 205 normale – esteticamente è solo una rivisitazione di un modello noto e già digerito dalla gente.

Bisogna però riconoscere che già la RCZ standard è un’auto che crea un discreto scompiglio e la versione R non cambia di fatto le regole del gioco, però alza ancora l’asticella e finisce per essere perfino più dirompente. Leggermente più bassa, con i cerchi di maggior diametro, pneumatici ulteriormente ribassati e visibili, due bazooka che escono sotto il paraurti posteriore, stavolta uno per lato, e l’ala fissa sul cofano diventa proprio “the ultimate” RCZ, come dicono gli anglofoni quando devono sentenziare che su un certo tema proprio non si può fare di meglio. Sembrano sfumature, ma non lo sono. O, magari, lo rimarrebbero se non ci fosse anche una colonna sonora di ben altra portata che, quando si avvia il motore, raccorda tutte queste piccole differenze in un risultato finale il cui il totale sembra molto più della somma degli addendi.

Che poi è un modo un po’ aulico per dire che, alla fine, senza dannarsi l’anima per stravolgere il progetto originale, gli stilisti Peugeot — ormai super impegnati a disegnare pianoforti, bici, tavole da surf e, ultimamente, divani — hanno ottenuto “un’altra auto”.

Caso mai sono stati quelli del reparto Peugeot Sport che si sono sobbarcati la fatica di tirar fuori altri 70 cv da questo “millesei” e di rifare assetto, trasmissione (ora con tanto di autobloccante), sterzo e freni per metterli giù tutti – i 70 cv di cui sopra, sommati ai 200 che già c’erano — attraverso le ruote anteriori in un modo sufficientemente civile da evitare cardiopatie a chi la guida.

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Design
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