Presentazione

Avete presente Dani Pedrosa, il pilota spagnolo che corre in Moto GP? Bravo, veloce, combattivo: un campione in senso assoluto, a detta di tutti. Però sfortunato e istituzionalmente secondo a qualcuno. L’anno scorso sembrava che la congiuntura astrale fosse quella giusta per vincere il mondiale, anche perché aveva una moto che pareva un missile, e quelli della Honda cosa fanno? Gli mettono in squadra Marquez, che è un extraterrestre. E lui avanti a fare il secondo..

Perdonateci la divagazione motociclistica, ma il destino della Golf R sembra quasi lo stesso di Dani. È arrivata nelle concessionarie a gennaio di quest’anno, con credenziali che sembravano sufficienti per spaccare il mondo e la VW che ti combina? Solo tre mesi dopo - ad aprile 2014 - porta al Salone di Pechino la pazzesca R400 con 100 cv in più, per rispondere a tono al “celodurismo” della Mercedes A45 AMG, che ormai ha innescato una corsa folle a chi ha la potenza specifica più alta. Ufficialmente si è trattato di una concept, è vero.

Ma, si sa, le Case automobilistiche ormai sono diventate più aride e tirchie di Mr. Scrooge e non stanziano più neanche mezzo euro a fondo perduto, solo per il gusto di far sognare o per divertirsi, quindi c’è da aspettarsi che la R400 si infili da un momento all’altro nei listini sportivi dell’universo VW. Dunque è il caso che la Golf R si prenda più in fretta possibile tutte le soddisfazioni alla sua portata, che potrebbero essere tantissime se non fosse per lo stramaledetto superbollo che tarpa le ali agli appassionati (parliamo, nel caso specifico, di 720 euro, da aggiungere ai 686 della tassa di possesso standard).

Dopotutto il sovrapprezzo rispetto a una “normalissima” Golf GTI è inferiore ai 10 mila euro, che si dimezzano a parità di allestimento, visto che la R ha una dotazione molto più completa, e quel che resta non è poi così tanto rispetto all’escalation prestazionale e ai maggiori contenuti tecnici, 4x4 in primo luogo. E poi, diciamocelo, dalla R400 non possiamo che aspettarci un look di quelli che fanno accapponare la pelle anche da chi non distingue un’auto da un boiler, mentre la R mantiene quella linea stilizzata, equilibrata, inconfondibile e senza nulla di superfluo, che fanno della Golf l’auto più elegante della categoria.

Almeno secondo i gusti di chi scrive e di alcuni milioni di golfisti e non. Perfino i paraurti incattiviti, l’estrattore posteriore con i quattro scarichi e l’assetto abbassato di 20 mm rispetto alle altre Golf sembrano far parte del concetto stilistico originale e non di un post trattamento estetico per comunicare, come si usa abitualmente, che sotto il cofano non c’è il solito millesei a gasolio.

Stesso motore, gomme più larghe e ribassate (Bridgestone Potenza RE 050 235/35 R19 invece delle Continental ContiSport- Contact 225/40 R18) e circa 50 kg in meno: sono queste le ragioni tecniche della differenza tra il tempo della Golf R e quello ottenuto a suo tempo dall’Audi S3, superiore di quasi 4 secondi. Aggiungiamoci pure che la misurazione della S3 è avvenuta con una temperatura esterna di 13°C, che forse ha rallentato il raggiungimento della temperatura ideale delle gomme, contro i 20 segnati dal termometro nel test della Golf, comunque la differenza rimane grande.

Probabilmente su un tracciato meno ricco di curve la differenza sarebbe stata più contenuta, ma a Balocco la VW è risultata molto avvantaggiata nelle staccate per la frenata più efficace e anche nella percorrenza di curva per la maggiore accelerazione laterale. In circuito, comunque, anche la Golf va guidata in modo pulito per sfruttare la 4x4 e non è stato neppure necessario disattivare il controllo di stabilità. Come è logico, con queste regolazioni c’è un po’ di sottosterzo, ma basta alleggerire l’acceleratore e lasciar scivolare l’auto sulle quattro ruote per uscire dalla curva in modo proficuo. Quanto al DSG: occorre scalare con leggero anticipo, specialmente nella fascia bassa dei rapporti, per compensare le leggere latenze imposte dalla logica di protezione della centralina.