Presentazione

Correva l'anno 2007 quando la BMW tese caritatevolmente la mano a calciatori professionisti e categorie umane limitrofe che — comprensibilmente — non ne potevano più di girare in Hummer H2, offrendo loro la X6: quasi altrettanto sfacciata e socialmente inaccettabile, però ben più guidabile e, talvolta, perfino parcheggiabile.

Ma quella che sembrava un'iniziativa filantropica a favore di un'élite alla ricerca di nuovi riferimenti, si è tramutata in un successo commerciale di proporzioni inattese e la X6, oltre a incontrare il favore di chi doveva scarrozzare “veline” e “meteorine”, è piaciuta a tantissime altre persone dalle inclinazioni più perbeniste e nel suo primo settennato ha contribuito ai bilanci BMW con circa 260 mila contratti lucrosi sottoscritti in tutto il mondo.

Le conseguenze logiche sono state che l'azzardo del SAC – cioè Sports Activity Coupé – è diventata una certezza, la BMW ha deciso di dare continuità alla sua suggestione con la X6 bis e anche altri hanno cominciato a interessarsi all'argomento: la Mercedes GLE è in rampa di lancio e le voci di una Porsche Cayenne coupé si fanno sempre più insistenti.

Va da sé che, da noi, a far la voce grossa saranno le turbodiesel (nel 2013 è stata venduta in Italia una sola X6 nuova a benzina e nel 2014 neppure quella!) e l'ottimo 3 litri sei cilindri da 258 cv della xDrive30d (da 71 mila euro o giù di lì) è perfetto per chi pensa che il motore di un'auto debba essere omogeneo al tutto il resto. Quelli che — pur senza farne un vanto — assegnano ancora un valore alla razionalità, potranno comunque trarre ampia soddisfazione dalla vigorosissima biturbodiesel da 313 cv della xDrive40d (da poco meno di 75 mila euro).

Ma, diciamocelo, per chi è ormai totalmente immerso nell' “X6 way of life” non ci può essere nulla di più succoso, eccitante e irrinunciabile dell'ineffabile triturbodiesel da 381 cv della M50d da 99 mila euro. Esteticamente la M50d sarebbe difficilmente distinguibile dalle altre X6 diesel se non fosse per i “magici” loghi “M” montati in coda e sui parafanghi anteriori. Per la verità cambia parecchio anche il muso, perché il paraurti, i proiettori ausiliari e le prese d'aria hanno un trattamento estetico differente, ma sono variazioni che si stemperano con le tinte scure. Gli scarichi, poi, sono di forma trapezoidale anziché tonda e il paraurti posteriore ha l'inevitabile profilo estrattore.

Vien da pensare che l'eccezionalità meccanica della M50d avrebbe potuto essere sottolineata con più convinzione all'esterno ma, a parte il fatto che una vettura già appariscente come la X6 non ha certo bisogno di essere sovraccaricata, non sarebbe stato opportuno invadere il campo della “vera” versione M, cioè quella ridondante col V8 biturbobenzina da 575 cv che, invece, è molto meno ritrosa nel mostrare i muscoli. Ma lì anche l'ultimo collegamento col buon senso è da considerare ormai irrimediabilmente perduto