Interni

Classico l’abitacolo, spostato leggermente un poco più all’indietro, scelta che equilibra ancor meglio i volumi della carrozzeria e dà più importanza scenica al cofano motore e ai passaruota anteriori.

RESTANDO in tema di abitacolo, la plancia più prominente accentua l’effetto di “penetrazione” nella vettura. Ora il design è più scarno e lineare, anche perché molte funzionalità sono integrate nel display centrale e nelle due manopole sul tunnel. La MX-5 non perde quel tocco di classicità evocato dal volante a tre razze e dalla strumentazione circolare. E la spartanità dei rivestimenti che, al tatto, rivelano materiali non eccezionali, e questo vale soprattutto per i rivestimenti in pelle.

L’ALLESTIMENTO Exceed della spider in prova prevede molto già di serie: dai sedili riscaldabili (l’impianto prevede tre livelli) all’impianto stereo Bose, per un prezzo finale non bassissimo visto che si raggiungono 27.700 euro. Ci ha un po’ spiazzato che con l’aggiunta di soli 900 euro sia possibile acquistare la MX-5 2.0 di pari allestimento. Un prezzo giustificabile dalla presenza del differenziale autobloccante e dall’assetto Bilstein (entrambi previsti di serie sulla 2.0 ma assenti nella lista degli accessori sulla MX-5 1.5 del test).

Sedersi al volante della MX-5 richiede sempre un po’ di “presa di coscienza” e di abitudine, ma la sensazione di “infilarsi” quasi in una... monoposto resta impagabile. La posizione di guida è leggermente sdraiata, quel tanto che basta per renderla più sportiva ma non forzata: del resto non può essere variata più di tanto poiché il volante non è regolabile in profondità. Il passeggero alla destra di chi guida guadagna però uno spazio maggiore per le gambe. I sedili risultano confortevoli: forse potrebbero essere più avvolgenti e profilati, ma sorge il dubbio che — in quel caso — entrare e uscire possa diventare più difficoltoso. La plancia prominente accentua la sensazione di essere avvolti dalla piccola Mazda, di “indossarla” e, grazie alla differente disposizione dei pulsanti consentita dal HMI Commander, risulta anche più ordinata.

ALL’INTERNO della nuova MX-5, si respira la piacevole sensazione di una vettura “old style”. Effetto che è accentuato dal volante a tre razze molto classico (seppure integri alcuni comandi multimediali) e dalla 83 strumentazione circolare. Al centro troviamo il contagiri che ingloba l’indicatore/ suggeritore del cambio, mentre lo strumentino più a sinistra non stona seppur sia digitale, mostrando alcune indicazioni come il livello del carburante e l’autonomia, nonché la temperatura motore.

Rispetto alla MX-5 precedente è variata la disposizione dei comandi del climatizzatore, che fa il suo lavoro (l’unico limite, se lo ritenete tale su una spiderina, è quello di non essere bizona). Molte funzionalità sono demandate all’HMI Commander, la manopola sul tunnel: è un po’ arretrata quando si guida, ma si aziona senza troppe difficoltà e senza doverla guardare, una volta presa confidenza. Basta non azionarla inavvertitamente, con il braccio, quando si appoggia la mano sulla leva del cambio. Saliti a bordo, ahimè, ci si accorge subito del limite legato alla mancanza pressoché totale dei vani portaoggetti. I pochi presenti sono minuscoli o posizionati in modo tale che si possono raggiungere soltanto quasi la vettura è ferma.