GOODWOOD. L’esercito britannico ha le sue forze speciali, con in cima il leggendario corpo chiamato SAS (Special Air Service). Quanto a reparti d’avanguardia, non è da meno il gruppo formato da Jaguar e Land Rover, che ormai da qualche tempo si affida al suo SVO per la realizzazione di versioni speciali dei modelli di corrente produzione. Il centro tecnico dello Special Vehicle Operations (per l’appunto SVO) ha firmato quattro anni fa la F-Type Project 7, tirata in soli 250 esemplari e passata agli annali per essere la Jaguar più potente e veloce di sempre. Ad essa vanno aggiunte inoltre le varianti SV della F-Face ed SVR della Range Rover Sport, oltre alla Range Rover Coupé vista in anteprima a Ginevra.

Il primato di Jaguar più veloce della storia sta per essere però battuto dalla XE SV Project 8, in consegna a partire dall’estate a 300 clienti che si sono aggiudicati le corrispondenti unità della tiratura limitata prevista. Il prezzo in Gran Bretagna è stato fissato in 149.995 sterline, più o meno 170.000 euro al cambio attuale. Derivata dalla XE, è stata completamente riveduta e corretta in ogni particolare, con uno sviluppo durato solo 10 mesi dal momento del varo del progetto. Grazie alle caratteristiche tecniche e a un V8 sovralimentato da ben 600 cavalli e 700 Nm di coppia massima, la XE SV Project ha battuto il record sul giro al Nürburgring per le auto a quattro porte. Con 7’21”23 ha abbassato di quasi 11” il primato precedente, con margini di ulteriore possibilità di miglioramento, secondo quanto dichiarano i responsabili del progetto. Le prestazioni sono da supercar, anche perché l’obiettivo era quello di avvicinare la Porsche GT3 piuttosto che competere con la BMW M4. La super berlina della Jaguar è in grado di accelerare da 0 a 100 km/h in 3”3 e di toccare le 200 miglia orarie quale velocità massima, ossia quasi 322 km/h.



La Project 8 si riconosce facilmente per le prese d’aria maggiorate, i passaruota allargati, lo spoiler e il diffusore posteriori, oltre che per gli enormi pneumatici Michelin Cup 2 montati su cerchi da 20”. Nelle dimensioni 265/35 anteriori e 305/30 posteriori sono uguali a quelli della Project 7, comportando un allargamento delle carreggiate e, come visto, dei passaruota per essere montati. Davanti, il labbro aerodinamico inferiore, conosciuto anche come splitter, è diviso in due con la parte più bassa che può essere avanzata nell’assetto per la guida in pista. Allo stesso modo si può regolare l’alettone posteriore, che a 300 all’ora garantisce un carico aerodinamico di 122 kg. La carrozzeria è in fibra di carbonio a parte il cofano posteriore e le porte, che sono in alluminio. Escluse le stesse porte ed il tetto, ogni particolare è stato ridisegnato anche per avere la massima efficienza aerodinamica. Le sospensioni sono ad altezza variabile e da bordo il guidatore può scegliere tre modalità di utilizzo della vettura, dalla più confortevole alla più smaccatamente sportiva. In “track mode” l’assetto è ribassato di 15 mm, per la cronaca. I freni sono specifici, con dischi in carboceramica mentre il cambio è automatico a otto marce con comandi al volante per l’utilizzo manuale. Per gli interni è stata studiata una variante a due soli posti invece dei quattro di base, con il montaggio di un robusto roll-bar nella zona posteriore.

Un paio di giri a Goodwood di fianco a David Pook, responsabile della dinamica della vettura, ci ha permesso di scoprire un’auto dalle prestazioni di vertice che sembra comunque ben sfruttabile anche senza essere Hamilton o Alonso. Questo come nelle intenzioni di Pook e dei reggenti del reparto SVO, al comando di un manipolo di veri entusiasti dell’auto e delle prestazioni di vertice.