Se volessimo riassumerla con una battuta paradossale, alla Paolo Villaggio, dovremmo dire che Volvo ha deciso di... staccare la spina all’automobile tradizionale. E di puntare soltanto sull’elettrico. In una conferenza stampa a sorpresa, il 6 luglio, il capo dell’azienda, Hakan Samuelsson, ha dato un annuncio mozzafiato: dal 2019 Volvo produrrà e metterà in vendita soltanto automobili elettrificate. Cioé con motore elettrico oppure ibrido.

PERCIÒ il 2019 passerà alla storia come l’anno della elettrificazione per le automobili. Pioniera fu Toyota che nel 1999 lanciò la Prius, prima auto ibrida al mondo. Poi c’è il gruppo Renault/Nissan che per primo, anni fa, ha investito pesantemente nell’auto elettrica. La vera svolta è arrivata due anni fa, dopo il dieselgate, quando tutti i costruttori tedeschi, hanno annunciato strategie di allargamento della gamma verso l’elettrico e l’ibrido per compensare il calo dei diesel.

VOLVO PERÒ ha fatto molto di più. Un taglio netto col passato che ha sorpreso i rivali. Si tratta di una rivoluzione epocale, perché nessuno aveva mai saltato completamente il fosso. Persino Audi, che pure crede nella elettrificazione, andava avanti a piccoli passi. Come leggete nell’intervista a pagina 12, il responsabile dello sviluppo tecnico del brand tedesco ci racconta che nel 2025 il 30% della gamma Audi sarà costituita da modelli elettrificati. Ma non parla di totale abbandono del diesel e dei motori tradizionali come fa invece Volvo. Dal 2019 il costruttore svedese venderà soltanto vetture ibride plug-in (benzina o diesel) e cinque nuove modelli full electric che saranno lanciati fra il 2019 e il 2021. Non ci sarà più una Volvo con il solo motore a scoppio. Una rivoluzione paragonabile, con le dovute proporzioni, a quello che fece Steve Jobs in Apple quando, per disabituare la gente all’uso dei floppy disk, decise di sopprimerlo nell’iMac e vendere computer senza floppy.

MA LA GENTE è pronta a un cambiamento del genere? Volvo ha piani ambiziosi, ma ragiona con il metro di giudizio dei paesi nordici, dove le auto elettriche (full electric o ibride plug-in) sono molto diffuse. In Norvegia rappresentano il 30% delle vendite nel 2016. Ma già in Olanda e Svezia, altri paesi all’avanguardia, le quote di vendita scendono al 6% e al 3,6% rispettivamente. L’Italia è fra gli ultimi, con percentuali molto basse. Da noi si parla tanto di auto elettrica nei dibattiti per darsi delle arie ed apparire all’avanguardia, ma in realtà c’è un’ignoranza totale sull’argomento. Persino l’agenzia di stampa nazionale che ha dato la notizia della Volvo ha preso fischi per fiaschi perché ha fatto credere che gli svedesi avrebbero venduto dal 2019 soltanto auto elettriche. Mentre invece parliamo di auto “elettrificate”, cosa ben diversa. Con questo termine si riassumono sia quelle full electric, sia i moderni ibridi plug-in. Ovvero auto con propulsore a benzina e elettrico assieme, ma dotate di batteria ad elevato amperaggio, ricaricabili con la spina della corrente e capaci di discrete autonomie (fino a 50 km) in modalità solo elettrica. Da non confondersi con gli ibridi tradizionali le cui batterie vengono rigenerate solo durante la marcia mediante l’energia recuperata in frenata (come le F1 ibride, per capirsi). La conclusione è che dopo 143 anni dall’invenzione del motore a scoppio a ciclo otto, si compirà la svolta. Ma in chiave di elettrico, a quanto pare abbiamo ancora tante cose da imparare.