Sollevato, sereno, praticamente felice: Andrea Levy, ideatore, presidente e fondatore di Parco Valentino, è un motorino sempre acceso, con carburante naturale. In cinque anni ha trasformato un evento partito da zero a nuovo, futuro, modello di salone automobilistico. E ora che le polemiche, quasi integralmente strumentalizzate a livello politico, per il passaggio della sua creatura, il Parco Valentino da Torino a Milano, si sono sopite, può respirare e spiegare meglio a chi ha voglia di ascoltare  con orecchie libere da fogliame multistrato.

Come si sente Levy?

"Bene, come un imprenditore che ha fatto la cosa giusta nell’interesse della sua “azienda”. Abbiamo vissuto giorni delicati, una situazione un po’ paradossale, qualche fuoco d’artificio come probabilmente era inevitabile. Ma adesso che sul tavolo c’è la Tav, siamo passati in... seconda fila. Tutto normale". 

L’hanno accusata di aver “tradito” Torino con Milano, di aver iniziato la trattativa per il trasferimento di Parco Valentino con il Comune lombardo e con l’ACI, già l’anno scorso..

"E cosa avrei dovuto fare, stare a guardare? Da tre anni a Torino viaggiavamo con il freno a mano tirato, tanto per usare una frase cara al sindaco Appendino. Abbiamo fatto un gran lavoro, portato tanti costruttori, l’evento era decollato ma nonostante questo non c’era serenità, sintonia, collaborazione con una parte della maggioranza dell’Amministrazione. Così quando ho capito di poter avere interlocutori che avrebbero aiutato l’evento a trovare una dimensione diversa, li ho ascoltati. Si sono create le condizioni per cambiare, per spostarci e lo abbiamo fatto. Trasformando un problema, in una grande opportunità".   

Dica la verità, qual è il suo obiettivo, la reale ambizione per il futuro di Parco Valentino?

"Vorrei riuscire a far diventare questa manifestazione che potrebbe comunque cambiare nome (in realtà il cambio di denominazione è sicuro ndr) l’alternativa internazionale ai grandi saloni, un’alternativa all’aperto e decisamente dinamica, interattiva. A Milano. abbiamo trovato grande entusiasmo, la possibilità di fare un progetto di lungo termine in grado di garantire un’evoluzione straordinaria, senza contare il potenziale sviluppo mediatico, di immagine che può garantire la dimensione decisamente più internazionale di Milano rispetto a Torino, e lo dico con tutto il rispetto. Dimensione, peraltro in grado di restituire anche all’Italia il ruolo che si merita nell’automotive mondiale. La location è quella giusta, vedrete ci sarà da divertirsi".

Questa sua ambizione non può rischiare di snaturare, un evento nato in un parco, vicino ad un fiume, molto easy, gratuito, un’autentica festa per la gente che lo ha visitato?

"Affatto, il modello resta quello di partenza, quello che nel tempo ha convinto tutte le Case a partecipare a Parco Valentino fino a raggiungere il record di 54 brand presenti. Puntiamo invece ad esaltare quell’anima, abbinandola a qualcosa di più, di diverso. Per realizzare qualcosa di rivoluzionario, un autentico motorshow, rigorosamente open air. Questo grazie anche al sostegno di ACI con cui stiamo lavorando inn perfetta sintionia. Ma restiamo fedeli a noi stessi: gli stand saranno sempre tutti uguali nel rispetto del volere delle Case che non hanno più intenzione di spendere cifre folli, mettersi a fare la gara con i concorrenti per l’allestimento più bello. Le pedane saranno però più basse perchè le macchine saranno esposte ma a disposizione dei visitatori, per test che partiranno proprio dallo stand. Sarà una grande vetrina interattiva anche per le anteprime che i costruttori decideranno di lanciare in quel periodo avendo noi scelto una data (17-21 giugno) a metà tra Ginevra e il Salone di autunno (Parigi o Francoforte). E ricordando che Milano è anche la Città della moda, il 17 l’evento sarà aperto da una sfilata cittadina di queste anterime guidate da presidente o ad delle Case. Un parallelo, quello con la moda che ci porterà lontano".  

Nella fedeltà al modello vincente, è compreso anche un focus sulla mobilità sostenibile?

"Non può più mancare in un salone moderno. Lo organizzeremo in centro a Milano per auto elettriche, ibride anche plug-in: cinque giorni di test drive gratuiti aperti a tutti, dal grande significato culturale. Perchè sul tema della sostenibilità bisogna insistere. Le persone non sanno, non hanno consapevolezza di come funzionino le macchine a batteria, dell’autonomia, delle ricariche e noi cercheremo di fare il massimo per mettere a disposizione tutto il know-how di cui disponiamo. Ogni macchina avrà la sua colonnina di ricarica, un grande investimento".

Sia sincero, teme le conseguenze, gli sviluppi di questo poderoso salto in avanti?

"Sicuramente è una grande sfida, ma la vivo anche come uno stimolo potente. L’evento era maturo, ben posizionato, andiamo in location alternative e importanti. Stiamo finalizzando il progetto con il Comune di Milano, ora lo porteremo anche in regione Lombardia e anche negli altri Comuni che coinvolgeremo perchè sarà una cinque giorni di tanti eventi, anche satelliti. Sì, un Motorshow moderno, rivoluzionario, all’aperto, nel quale le persone avranno un quadro chiaro e aggiornato della mobilità e delle sue opportunità in termini di modelli e soluzioni, provando il tutto in prima persona".

Buon divertimento e in bocca al lupo