Perde il tetto, ma non il vizio. Dopo la coupé, è la Spyder a stimolare l'interesse degli appassionati del genere supercar. Una mutazione che non ha solo nella capote in tela la sua naturale evoluzione. La struttura è formata da materiali come magnesio e alluminio (il peso complessivo è di 44 kg), e consente di aprire e chiudere il tetto in 20 secondi, sino ad una velocità di 50 km/h. Rispetto alla Spyder precedente è più leggera, seguendo la cosiddetta spirale del peso, che vuole che le nuove generazioni siano sempre più leggere. Rispetto alla Coupé, diversi elementi sono stati irrigiditi, per sopperire alla mancanza del tetto, come ad esempio i montanti anteriori e la cornice del parabrezza.

 

Sotto il cofano della scoperta firmata Audi Sport, prende posto il 5,2 litri con architettura V10. La sigla FSI cela la presenza sia dell'iniezione diretta sia di quella indiretta. L'aspirato tedesco è contornato di una serie di tecnologie che mirano al contenimento dei consumi e all'abbattimento delle emissioni di CO2. Così, sentir parlare di Cylinder on Demand e “veleggiamento”, diventa una consuetudine pure per un'unità destinata ad una supercar. Il primo sistema esclude una bancata di cilindri ai bassi carichi di lavoro. Il secondo invece, a velocità superiori ai 55 km/h ed in particolari condizioni di marcia, disaccoppia il motore dalla trasmissione.

 

E, come detto poc'anzi, il V10 di Audi R8 Spyder è dotato di un doppio sistema di iniezione, sia di tipo diretto sia indiretto. Anche in questo caso è il carico di lavoro la discriminante da cui dipende il funzionamento dell'uno piuttosto che dell'altro.

 

A bordo è il virtual cockpit a farla da padrone. Scenografia del futuro, ma un funzionamento non sempre in linea con le necessità di chi guida. Perché al di la della disponibilità di informazioni, spesso capita di trovarsi in difficoltà. Dato che quando si manovra il volante risulta inevitabile coprire il quadro strumenti con il braccio. Così capita di non essere sempre sul pezzo quando ad esempio si sta cercando di seguire alla lettera le indicazioni del sistema di navigazione. La volontà hi-tech si evince pure dal numero di tasti e bottoni che corredano il volante sportivo. Belli e funzionali, ma solo dopo un lungo apprendistato. Pulsanti da cui potenzialmente dipende anche l'indole della vettura.

 

A dire il vero i diversi settaggi disponibili non modificano il carattere dell'auto in maniera così lampante. L'Audi Drive Select si correda dei modi “comfort”, “auto”, “dynamic” ed “individual”. Interviene su sterzo, motore, cambio e assetto. Ma la R8 Spyder protagonista della nostra prova si completa pure con la modalità Performance, che a sua volta comprende i programmi “dry”, “wet” e “snow”. Utilissimi in una giornata uggiosa come quella trovata in Spagna durante la nostra prima presa di contatto.

 

Un primo test che ha confermato le sensazioni della variante Coupé. Un'auto facile, sicura, quasi una gran turismo, che perde qualcosa alla voce divertimento puro. E che sull'edizione Spyder ci è sembrata meno incisiva sull'anteriore come la sorella chiusa. Inappuntabile il sound promosso dal V10 FSI, magico e magnifico ad ogni regime, catalizza l'attenzione di chi sta a bordo e non solo. Così come la sua progressione, che tende sino alla soglia dei 7800 giri/min. Numeri e valori perfettamente coadiuvati dal cambio doppia frizione S Tronic a sette rapporti. Ottimo per smanettare da piloti, adatto per passeggiare da narcisisti. Tenendo presente che le prestazioni in essere parlano di 318 km/h di velocità massima e 3,6 secondi per passare da 0 a 100 km/h. Numeri che (non) devono tenere conto del fatto che il consumo dichiarato nel ciclo combinato sia pari a 11,7 l/100 km e il prezzo di partenza di 184.400 euro

 

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