DETROIT - Il momento più divertente della conferenza stampa di Marchionne accade verso la fine. Quando a sorpresa l’amministratore delegato di FCA riceve un tweet di Donald Trump che recita: “Grazie Fiat!”. Un messaggino e passa la paura. Paura di cosa? Di provvedimenti anti-Fiat da parte del neo-presidente americano. Facciamo un passo indietro per chi non conosce gli antefatti e spieghiamo meglio.

Da un paio di settimane Trump si era messo a criticare via twitter le grandi multinazionali americane che investono denaro per aprire nuove fabbriche all’estero invece che portare lavoro negli USA. Trump è un protezionista convinto e sta cercando anche in maniera decisa, prepotente e pure rozza, di difendere gli interessi americani e i posti di lavoro in America. Già pochi giorni fa aveva bastonato la Ford - sempre via twitter - perché voleva aprire una fabbrica di auto in Messico, dove il costo del lavoro è più basso. Trump via twitter aveva minacciato il colosso di Detroit dicendo più o meno: se aprite la fabbrica là, invece che in USA, vi alzo le tasse sulle auto prodotte in Messico del 35%.

Così nel giorno dell’apertura del salone di Detroit gravava l’ombra dell’attesa di eventuali minacce di Trump anche contro FCA, che costruisce in Messico le Fiat 500 che vende in Usa. Invece Marchionne, con un mossa furba, alla vigilia del salone ha annunciato la conferma del piano di investimento di 1 miliardo di dollari per potenziare le fabbriche Jeep in Ohio e Michigan. Non era una grossa novità: erano investimenti decisi circa due anni fa per potenziare la linea Jeep che ha molto successo. Ma Marchionne lo ha furbamente ricordato alla vigilia del salone togliendo a Trump ogni occasione per polemizzare, come aveva invece fatto con Ford.

Così mentre Marchionne anche un po’ noiosamente parlava in conferenza stampa di strategie, investimenti, bilanci e auto nuove da costruire, a qualcuno ha lampeggiato il telefonino. Era il tweet di Trump che ringraziava Fiat per l’investimento nelle due fabbriche USA, chi l’ha ricevuto si è affrettato a passarlo a Marchionne che ha sgranato gli occhi per la sorpresa. “Che devo dire? Ringrazio Trump. Ma quell’investimento nelle due fabbriche Jeep è un atto dovuto per il paese (intende gli USA, ndr). L’annuncio di ieri dell’investimento faceva parte di programmi stabiliti nel 2014. Specialmente la Wrangler, delle tante Jeep, si farà sempre in America e non altrove perché è un’auto dalle caratteristiche tipicamente americane. Non si può spostarla. Solo che la capacità produttiva delle nostre fabbriche era limitata: pensate che nel 2009 ne facevamo 60mila, e lo scorso anno siamo arrivati a costruirne 260mila. E le fabbriche che avevamo non bastavano più. Bisognava potenziare ed è quello che abbiamo fatto decidendo quell’investimento”.

Come dire che Trump non c’entra nulla nella decisione, ma l’annuncio dell’investimento viene utile per smorzare le polemiche e evitare tasse aggiuntive. Il siparietto e distanza con Trump è stato il più divertente di una conferenza stampa un po’ monotona in cui Marchionne ha affrontato tanti altri temi. Ecco un riassunto argomento per argomento.

 

NUOVE VETTURE - Marchionne ha parlato dei nuovi modelli in arrivo dei vari marchi e ha smentito la fine del progetto della leggendaria Viper, la GT che da quando la FCA ha preso il controllo di Chrysler è stata messa da parte. “La Viper farà parte dei piani dei prossimi due anni. Per quanto riguarda l’Alfa Romeo, invece, il dubbio è se fare o no la Giulia station wagon. Non so ancora se la produrremo. Stiamo aspettando la reazione dei mercati al nuovo SUV Stelvio prima di prendere una decisione. Sapete, la station wagon è un deonomeno esclusivamente europeo, mentre il SUV è un fenomeno mondiale quindi se devo dire come priorità se investire sulla Giulia wagon o sul Suv, sono più orientato alla seconda scelta. Ma dobbiamo vedere come si sviluppano le cose. Quanto alla Chrysler, ho soppresso la 200 e la Dart. Per forza, negli ultimi 5 anni l’80% dell’aumento delle vendite in USA è stato soprattutto di SUV e pick up. Che senso ha investire sulle berline? Abbiamo prefetio puntare sul potenxiamento di Jeep. Ci stiamo impegnando per rendere questo marchio internazionale”.

SPIN OFF ALFA ROMEO - Marchionne ha negato l’ipotesi di una spin off dei marchi di lusso Alfa e Maserati, per farne una società a sé stante com’era successo con Ferrari, come ipotizzato da vari analisti di borsa. “Se a FCA togliamo anche Alfa e Maserati poi cosa rimane? E poi la base della tecnologia Alfa Romeo è stessa di Maserati e sarà la stessa delle Jeep alto di gamma, quindi non ha senso dividere l’azienda”.

ELETTRICO - Marchionne continua a essere scettico sul mondo elettrico. Non sono scettico su elettrificazione per ragioni morali ma economiche. Non credo nemmeno che il mercato americano possa da solo dettare lo sviluppo di questa tecnologia. Certo, impegnarsi sull’elettrico è un atto dovuto per evolvere la propria tecnologia e stare al passo coi tempi. Ma non credo a un mondo che improvvisamente sveglia un giorno e diventa tutto a batteria. Non è una cosa fattibile nemmeno dal punto di vista produttivo. L’accordo con Google? C’è una collaborazione in atto, ma poi quel mondo dell’autonomous driving è complesso. Noi siamo collegati a loro nello sviluppo. Loro hanno bisogno di vetture che usino i loro sistemi e gliele abbiamo date. Poi credo che il loro interesse sia dare un servizio, non credo che Google sia interessata alla manutenzione delle auto e lì interveniamo noi. I nostri concessionari FCA possono gestire un servizio simile”.

IL SUO FUTURO - Marchionne ha anche confermato che il suo piano è lasciare la FCA a fine 2018, come anticipato tanti anni fa. “Ho sempre detto che il mio obiettivo e riportare la FCA a una situazione senza indebitamento (attualmente è circa di 5 miliardi, ndr). Quando ho preso in mano l’azienda nel 2004, Fiat vendeva poco più di un milione di auto ed aveva un indebitamento di 11 miliardi. L’obiettivo è arrivare a fine 2018 con 9 milisrdi di utile operativo, 5 miliardi di utile netto, 5 miliardi di cassa e zero debiti. Siamo sulla strada. A quel punto ho raggiunto l’obiettivo e potrò lasciare. Sto già valutando la mia successione, deciderà il consiglio ma sto esaminando i possibili uomini che potranno predere il mio posto. E comunque sarà una soluzione interna”.

FERRARI - Pur non parlando molto di F1, Marchionne si è concesso una frecciatina a certe aziende come la Faraday Future che ha usato una Ferrari per dimostrare che la loro nuova auto elettrica è più veloce in accelerazione di una 488. “Se vogliamo andare forte sul dritto, basta prendere un missile ed è ancora più veloce. Ma un’auto sportiva si vede in curva. Andiamo al Nurburgring e poi vediamo chi va più forte lì”.